Arcobaleno stinto
Contrordine grillini: Conte boccia la cultura woke. Ma il M5S si baciava in aula e sfilava ai Pride
Contrordine grillini. Dopo anni di baci gay in Parlamento, cartelli «Più diritti», Pride e battaglie arcobaleno, Giuseppe Conte scopre che forse il woke è diventato troppo woke persino per il Movimento 5 Stelle.
In un intervento su Repubblica, il leader pentastellato si domanda se la cultura woke possa costituire «l’ossatura ideologica» di una forza progressista. Risposta: «Ne dubito». Per Conte sarebbe ormai una sorta di «religione morale autoreferenziale» e la sinistra commetterebbe un grave errore affidandosi ad essa anziché occuparsi delle «oppressioni materiali».
E così nel vocabolario contiano irrompono operai, piccoli imprenditori, ceto medio, salari, casa, sanità, industria e tasse. Quasi una chiamata alle armi contro quella sinistra dei diritti identitari alla quale proprio i Cinque Stelle hanno fornito per anni uomini, slogan e scenografie.
Conte sconfessa il woke: quando i grillini si baciavano a Montecitorio
La fotografia più clamorosa risale al 19 settembre 2013. Alla Camera si discute la legge contro l’omofobia e il M5S la considera troppo poco garantista. Silvia Giordano annuncia l’astensione e i parlamentari pentastellati trasformano l’Aula in una manifestazione: cartelli «Più diritti», abbracci e baci tra deputati dello stesso sesso.
Il presidente Roberto Giachetti tenta di ristabilire l’ordine. I grillini fotografano tutto e rilanciano sui social. «Un bacio e un abbraccio non hanno e non faranno mai del male a nessuno», dice Giordano.
Il dettaglio da ricordare è questo: il M5S non si asteneva perché la legge sull’omofobia fosse troppo avanzata, ma perché la giudicava troppo timida. Il giorno precedente erano comparsi persino i garofani rosa, richiamo alle battaglie per i matrimoni omosessuali.
Appendino, Luxuria e i Pride a Cinque Stelle
Poi arrivò la stagione dei Pride. Nel 2016 la neosindaca grillina Chiara Appendino aprì il Torino Pride, dichiarandosi «onorata» di rappresentare la città e promettendo di stare al fianco di chi combatteva per i diritti civili.
Non fu un’eccezione. Nel 2019 Appendino era ancora in prima fila, accanto a Vladimir Luxuria: «Sul tema delle famiglie non si possono fare passi indietro, non abbiamo mai perso un Pride e siamo qui anche quest’anno». Nel 2021 sfilò nuovamente dietro lo striscione di apertura del corteo, sempre accanto a Luxuria, rivendicando anche la sua battaglia da sindaca per la trascrizione dei figli delle coppie omogenitoriali. La tradizione è continuata. Al Roma Pride 2023 comparvero le bandiere Cinque Stelle, con un curioso contrappasso: furono alcuni manifestanti a contestarle gridando ai grillini di abbassarle perché al Pride non si portano simboli di partito.
E ancora nel 2024 la senatrice M5S Alessandra Maiorino rivendicava la presenza pentastellata al Roma Pride «come abbiamo sempre fatto», definendo la partecipazione alla manifestazione «un atto politico».
Dai «Più diritti» alle «oppressioni materiali»
Naturalmente diritti gay e cultura woke non sono sinonimi. Conte non ha annunciato alcuna abiura delle battaglie Lgbt. Ma la giravolta politica resta difficile da non vedere. Il Movimento che nel 2013 si baciava in Parlamento per chiedere più tutele e che negli anni successivi marciava ai Pride oggi ha bisogno di spiegare che la sinistra non può trasformare il woke nella propria religione.
La ragione è soprattutto elettorale. Conte vuole tornare a parlare a operai, periferie, piccoli imprenditori e ceto medio: quel mondo che difficilmente si riconquista a colpi di identità, asterischi e dispute linguistiche.
Dopo il «né destra né sinistra», il governo con Salvini, quello con il Pd e l’approdo nel campo progressista, arriva dunque un’altra metamorfosi. Ieri i baci gay a Montecitorio e le sfilate al Pride. Oggi Conte invita la sinistra a liberarsi dalla «religione» woke e a riscoprire salari e fabbriche. Contrordine, grillini: la rivoluzione arcobaleno può attendere.