Il caos
Ceuta, migranti “ospiti modello” scrive il “Corriere”. I sindaci spagnoli non condividono e si ribellano a Sanchez
Il quotidiano italiano descrive i subsahariani accampati sulla spiaggia come un esempio di ordine e collaborazione. Ma tra insediamenti abusivi, scuole danneggiate e agenti allo stremo, dalla Spagna emerge un quadro assai meno rassicurante
Esteri - di Alice Carrazza - 10 Agosto 2026 alle 10:24
«Ospiti modello». Li definisce così Andrea Nicastro, inviato del Corriere della Sera. Un’immagine che cozza con i video che da giorni arrivano da Ceuta e, soprattutto, con ciò che dichiarano autorità locali e forze dell’ordine spagnole. Proprio mentre il reportage descrive capanne, fuochi accesi sulla sabbia e squadre organizzate per pulire l’arenile, i governi regionali contestano al premier Pedro Sánchez il progetto di trasferire nella penisola i minori rimasti nell’exclave.
Lungi dall’attaccare un giornalista sul campo, le domande sorgono spontanee. Si può trasformare il comportamento ordinato di alcuni migranti in un’assoluzione collettiva? E che cosa ne pensano gli spagnoli costretti a convivere con una crisi che Madrid continua a raccontare come ormai superata?
I territori presentano il conto a Madrid
Dopo l’ingresso di circa 72mila persone tra il 30 e il 31 luglio, la quasi totalità dei marocchini è tornata indietro. Restano, però, migliaia di migranti, numerosi subsahariani e almeno 1.342 minori già registrati dal governo. Centinaia dormono in strutture di fortuna o per strada, mentre il sistema di accoglienza locale è completamente saturo.
La Moncloa vorrebbe distribuirli tra le comunità autonome, trasferendo sulla penisola il peso dell’emergenza. Ma il fronte territoriale si è sollevato. I governi regionali sostenuti da Partito Popolare e Vox hanno contestato l’operazione, sebbene con posizioni differenti. Il PP assicura che rispetterà la legge, ma il responsabile delle politiche autonomiche Elías Bendodo ha avvertito che Madrid non può «scaricare la palla sulle comunità»: il problema, sostiene, è stato provocato dalla «debolezza» dell’esecutivo e spetta al governo spiegare come intenda risolverlo. Vox annuncia invece battaglia contro qualsiasi trasferimento imposto. Anche l’opinione pubblica invita il primo ministro socialista alla prudenza: secondo lo stesso sondaggio citato dal Corriere, il 46 per cento degli intervistati è contrario alla redistribuzione, mentre soltanto il 30 per cento si dichiara molto o abbastanza favorevole.
«Non c’è alcuna normalità»
A demolire la narrazione rassicurante è innanzitutto Juan Jesús Vivas, sindaco-presidente di Ceuta. La sua ultima stima parla di un numero compreso tra 8mila e 11mila migranti ancora presenti. «Non si può dire che ci sia normalità quando non c’è», ha dichiarato, definendo la situazione «insostenibile» e chiedendo il ritorno in Marocco di quanti hanno attraversato irregolarmente la frontiera.
La stessa valutazione arriva dal Sindicato Unificado de Policía. La portavoce Ana Alarcón ha scandito che «la situazione non è normalizzata» e che i rinforzi inviati da Madrid non bastano. La Guardia Civil, intanto, ha documentato una nuova mobilitazione digitale per il 15 agosto: «Il rischio che si concretizzi è reale, ma la sua portata è incerta». Gli appelli circolano in gruppi social frequentati complessivamente da centinaia di migliaia di utenti.
Nonostante le sinistre dichiarazioni il governo socialista spagnolo sembra prendere sul serio l’avvertimento: il ministero della Difesa ha cancellato i permessi dei militari schierati nell’exclave per aumentarne l’operatività. Una precauzione difficilmente conciliabile con l’immagine di una frontiera ormai pacificata.
La risposta degli spagnoli
Domenica, tra 5mila persone secondo la Policía Nacional e oltre 10mila per gli organizzatori hanno riempito la piazza della Costituzione al grido di «Ceuta non si vende» e «Sánchez dimisión». La manifestazione, convocata dalle comunità cristiana, musulmana, ebraica e indù, ha chiesto sicurezza, risorse e una risposta immediata dello Stato e dell’Europa come riportato da El País.
Nessuno può giudicare migliaia di persone come un blocco indistinto, né negare il dramma umano di chi dorme su una spiaggia. Ma proprio per questo «ospiti modello» è una formula stonata. La civiltà non si misura soltanto da una squadra che raccoglie rifiuti: significa anche rispetto delle regole, degli spazi pubblici, dei confini e di una comunità lasciata sola a sopportare le conseguenze di una frontiera collassata.
Ceuta non ha bisogno di cartoline edificanti. Ha bisogno di controllo, rimpatri, protezione dei minori e responsabilità politica. È questo che stanno chiedendo gli spagnoli. Ed è esattamente ciò che il governo Sánchez, finora, non è riuscito a garantire.