Il sondaggio del Secolo
Ceuta affonda la linea Sánchez, l’Europa impara la lezione di Meloni: quasi il 90% boccia la sinistra “open borders”
Tra i 1.551 partecipanti, appena lo 0,5% continua a indicare l’accoglienza come priorità. E da Rabat arriva l’affondo più scomodo per Madrid: «Dall’altra parte stendono loro il tappeto rosso»
L'analisi - di Alice Carrazza - 9 Agosto 2026 alle 07:30
Cinquantamila persone in ventiquattr’ore, fino a sessantamila in due giorni, oltre settantamila nell’arco della crisi, morti in mare e lungo il confine, Ceuta travolta e Madrid costretta a schierare l’esercito. Poi i controlli ripristinati dentro l’area Schengen e lo scontro tra Italia e Spagna. Dopo una settimana così, ai lettori del Secolo d’Italia abbiamo posto una domanda molto semplice: l’Europa ha imparato la lezione? La risposta lascia poco spazio alle interpretazioni: quasi il 90% indica nella linea della premier Giorgia Meloni la strada da seguire fino in fondo.

Non è più, del resto, soltanto una discussione italiana. Mentre per anni Roma veniva ammonita quando parlava di frontiere esterne, accordi con i Paesi terzi e rimpatri, l’Unione europea ha progressivamente spostato proprio lì il baricentro della propria politica migratoria. Il nuovo sistema europeo concordato sui rimpatri punta su procedure più rapide, riconoscimento reciproco delle decisioni, norme più stringenti sul rimpatrio forzato e persino sulla possibilità di istituire return hubs in Paesi terzi. Entrato pienamente in applicazione lo scorso 12 giugno. In altre parole, Bruxelles ha finito per fare propri molti dei capisaldi del “modello Meloni”.
Ceuta ha fatto saltare il banco
Poi Ceuta ha rimesso tutti davanti ai fatti. L’enclave spagnola si è trovata davanti a un afflusso senza precedenti. La grande maggioranza di chi era entrato è successivamente rientrata in Marocco, ma la crisi ha lasciato dietro di sé vittime, strutture di accoglienza saturate e circa 1.100 minori non accompagnati ancora presenti sul territorio, molti dei quali sistemati in alloggi di fortuna o rimasti per strada.
E mentre Madrid cercava di contenere l’emergenza, è cominciata la battaglia sulle responsabilità. Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha accusato Rabat di avere «incoraggiato e permesso» l’afflusso; Ursula von der Leyen ha ammonito contro qualsiasi tentativo di utilizzare l’immigrazione irregolare come strumento di pressione nei confronti di uno Stato membro. Il Marocco ha respinto le accuse e ha indicato altrove il problema.
È qui che la vicenda diventa politicamente molto più interessante.
Il “tappeto rosso” che mette in imbarazzo Madrid
Un alto funzionario marocchino, parlando con Reuters, ha sostenuto che la Spagna avrebbe dovuto prevedere le conseguenze della sentenza dell’8 luglio che ha limitato il rimpatrio immediato di chi raggiunge via mare le enclave spagnole. Secondo Rabat, la decisione avrebbe disattivato un elemento essenziale di deterrenza e le reti dei trafficanti avrebbero impiegato pochissimo a capirlo.
La sintesi del funzionario è stata assai meno diplomatica: «L’Europa ci chiede di impedire ai migranti di attraversare, ma dall’altra parte stendono loro il tappeto rosso». E la conclusione affidata alla Spagna è altrettanto chiara: spetta a Pedro Sánchez trovare il modo di ripristinare la deterrenza.
Mentre gran parte d’Europa stringeva sull’immigrazione irregolare, infatti, il premier socialista rivendicava la sua eccezione iberica: una maxi-regolarizzazione che ha raccolto circa 1,2 milioni di domande, più del doppio delle attese iniziali. Eccolo qui il “tappeto rosso”.
Promossa la linea Meloni
È in questo contesto che acquistano significato le 1.551 risposte raccolte dal nostro sondaggio. Alla domanda su quale sia oggi la strada giusta per difendere i confini dell’Unione, l’86,7% risponde che l’Europa dovrebbe seguire fino in fondo l’indirizzo impresso dal governo italiano: controllo delle frontiere, accordi con i Paesi terzi e contrasto all’immigrazione irregolare. Il 12,8% preferisce invece una politica comune europea «senza muri ideologici», fondata sulla condivisione delle responsabilità e sulla cooperazione internazionale.
Poi c’è il dato forse più eloquente di tutti: lo 0,5%. È la quota di chi, anche dopo Ceuta, continua a indicare nell’accoglienza la priorità. Mezzo punto percentuale. Naturalmente il sondaggio del Secolo racconta l’orientamento dei suoi partecipanti e non pretende di sostituirsi a un’indagine demoscopica nazionale. Ma intercetta una trasformazione politica che va ben oltre il nostro pubblico.