Contropiede
L’Europa e la vera lezione di Ceuta
La gente vi ha visto l’anticipazione del domani dell’Europa. A torto o a ragione, ma così è. Magari futuro non immediato, ma possibile nei prossimi anni.
Ormai lo sappiamo tutti: Ceuta è una città spagnola, dotata di speciale autonomia, situata sulla punta nord dell’Africa e affacciata sullo Stretto di Gibilterra. Dante Alighieri la cita al Cantico XXVI dell’Inferno, a proposito del viaggio di Ulisse, che cita Setta, Ceuta:
(L’un lito e l’latro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna.
Io e ‘ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’Ercule segnò li suoi riguardi
acciò che l’uom più oltre non si metta;
da la man destra mi lascia Sibilia,
da l’altra già m’avea lasciata Setta).
E vabbè mi scuso, in tempi così odisseici la citazione ci sta (e resta per i cercatori del futuro). La città ha quindi da sempre una connessione culturale con l’Italia. Ma chi lo ricordava ? Oggi, la vicenda contemporanea di Ceuta è importante, per il futuro. Per due essenziali ragioni. La prima: la gente vi ha visto l’anticipazione del domani dell’Europa. A torto o a ragione, ma così è. Magari futuro non immediato, ma possibile nei prossimi anni. L’ assalto dell’Africa al Vecchio Continente: il timore diffuso è una sorta di vendetta contro il colonialismo europeo di cui la penisola iberica – Spagna e Portogallo – fu protagonista di prima grandezza nei secoli scorsi. Le immagini sono più forti di ogni parola: riflettono la realtà e ogni didascalia sarebbe fatua rispetto a quanto le telecamere dei media di tutto il mondo ci hanno gettato nel tinello di casa, fabbricando nella nostra testa pensieri e anche paure. Diciamo la verità: inedite.
Non sono masse di disperati, sono masse di arrembatori che vogliono essere come noi: vivere le nostre esistenze, il nostro benessere, le nostre comodità, il nostro stile di vita; di europei ricchi diventati tali a loro spese: con le loro ricchezze e con le loro risorse naturali ed energetiche. Così pensano i ragazzi – in stragrande maggioranza giovani maschi – che si sono lanciati in mare, in alcuni casi perdendo la vita, all’assalto dell’enclave del Regno di Spagna nel Regno del Marocco; e che non si sono fatti scrupolo di assalire e saccheggiare case e negozi, di dare vita a risse e violenze per le strade. Come si affronta un’onda anomala come questa che in realtà è effetto di un moto migratorio continuo ? Il governo di sinistra di Pedro Sanchez che critica la decisione dell’Italia di sospendere gli accordi di Schengen con la Spagna, ha reagito alla crisi con gli strumenti che tutti gli esecutivi, comunque “colorati”, affrontano: chiusure, militari in campo, inclusi autoblindo, rimpatri forzati; il governo di sinistra ha utilizzato gli strumenti biechi della destra. Inevitabilmente. Infatti la gran parte degli immigrati venuti anche a nuoto – incoraggiati da una sentenza aperturista della Corte suprema spagnola: ma nessuno ne ha calcolato gli effetti ? – ora se n’è tornata in Marocco. Ma sono rimaste a Ceuta migliaia di immigrati, molti dei quali minori non accompagnati che non possono subire, per la normativa nazionale ed europea, il rimpatrio forzato. Rifletto sulle ironie che la Storia si diverte a mettere in campo.
Questo avvenimento costituisce un monito, oltre che un modellino di “invasione” che ha terrorizzato le opinioni pubbliche, le persone normali. Quel prototipo di arrivo irregolare di massa, ha preoccupato 21 governi su 27 dell’Ue, mobilitati dal governo italiano guidato da Giorgia Meloni che ha preteso un vertice dell’Ue per affrontare questo precedente. Decisione saggia, la polemica anti-italiana di Sanchez è apparsa fuori luogo. Secondo: ma non sono anacronistici questi pezzettini di Stati europei ancor oggi dislocati in Africa ? Quale utilità possono avere ? E se volontariamente il governo spagnolo cedesse i suoi territori – c’è pure Melilla – al Marocco, aprendo la strada alla piccola decolonizzazione dei residui della presenza extra moenia che fa parte, storicamente e psicologicamente di un altro tempo ? Se convivenza pacifica c’è oggi tra le diverse componenti religiose – cristiani, islamici, ebrei, indù – perché non dovrebbe esserci domani, se cambiasse l’appartenenza nazionale della città ? La pace religiosa deve essere per forza garantita dagli ex colonizzatori di Madrid e dalla loro Guardia Civil ?
Anche questa, rispetto al premier più progressista del Continente, rappresenta un vero propria nemesi storica e politica. La Francia ha teoricamente un problema simile con i suoi territori d’Oltremare, anche se molto più distanti fisicamente dalla terraferma. Mi chiedo: l’Europa non si tutela meglio rinunciando alle sue antistoriche presenze nel Continente Africano ? La Cina imperversa senza avere bisogno di insediamenti fisici: l’influenza si costruisce con investimenti e con beni immateriali quali sono la reciprocità e la fiducia. Il Piano Mattei è un modello. Intanto, la vicenda di Ceuta, costata 84 morti che quasi nessuno piange, è una lezione da apprendere.