Al carcere di Rebibbia
Attentato a Ranucci, oggi gli interrogatori. I legali degli arrestati: “Non c’è l’aggravante mafiosa”. Intanto Zampolli porta il “metodo Report” in Procura
“Ci aspettiamo tante domande, le risposte vedremo. Certamente risponderanno in merito alle accuse. È un interrogatorio che abbiamo chiesto noi, il pubblico ministero farà le domande e noi ovviamente daremo la nostra versione difensiva”. Così gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, difensori di tre dei quattro arrestati lo scorso 30 giugno con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’attentato davanti all’abitazione del conduttore di Report Sigfrido Ranucci, entrando nel carcere di Rebibbia per l’interrogatorio davanti al pm. Oggi verranno sentiti due dei quattro arrestati, Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello.
“Riteniamo che non ci sia l’aggravante mafiosa, ma che già da tempo sia caduta. L’interrogatorio darà un contributo decisivo alla valutazione dei magistrati” ha spiegato il legale Generoso Pagliarulo, entrando nel carcere di Rebibbia prima dell’interrogatorio dei suoi assistiti “La contestazione attualmente li vede indagati per strage, detenzione di materiale esplosivo e danneggiamenti. I nostri assistiti forniranno la loro versione dei fatti per chiarire quale era la loro posizione e i confini del mandato” ha detto.
Istanza del legale di Zampolli a pm: contro noi ‘metodo Report’
Intanto altri fori vengono chiamati in causa affinché tengano un occhio puntato sull’inchiesta dell’attentato dinamitardo che vede come mandanti Valter Lavitola e Clesio Tavares e vittima Ranucci. Secondo l’agenzia di stampa Agi una istanza di quattro pagine è stata inoltrata dall’avvocato Maurizio Miculan, del foro di Udine dal difensore di Paolo Zampolli, al pm di Roma Giulia Guccione, nella quale si chiede di acquisire nel fascicolo di indagine ‘ogni elemento di indagine utile” emerso nell’inchiesta. Nel documento in possesso dell’agenzia di stampa, si legge che “L’operazione mediatica presenta una struttura narrativa univoca e lineare, perfettamente riconducibile a quello che molti autorevoli commentatori televisivi e notisti politici hanno definito ‘metodo Report’. Si introduce l’universo Epstein (uno dei più noti scandali internazionali degli ultimi anni, al cui centro si colloca il finanziere statunitense, condannato per aver gestito una rete di sfruttamento e traffico sessuale di ragazze minorenni) e si assume che lo stesso avrebbe raccolto segreti inconfessabili sul Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Si evocano presunti ‘segreti’ collegati ad Epstein della first lady Melania Trump, insinuandone un passato opaco e compromettente. Si inserisce in tale contesto Paolo Zampolli quale soggetto che quei segreti conoscerebbe e coprirebbe. Si costruisce un suo presunto ‘patto’ con la coppia presidenziale attraverso la valorizzazione di una telefonata riservata. Si riversa sul querelante una sequenza di accuse gravissime ed eterogenee – abusi, violenze, pressioni, truffe, cinismo familiare – tutte però emotivamente convergenti, così da rendere “immediata” nello spettatore una sola domanda: come mai Paolo Zampolli, nonostante tutto questo, è ancora dov’è e riveste il ruolo di Rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali? La risposta è incorporata nel racconto: perché sarebbe protetto da quel ‘patto’ con la coppia presidenziale. Il tutto sulla base di fonti anonime, dichiarazioni di soggetti portatori di interessi contrapposti, materiali non verificati e omissioni
sistematiche degli elementi di segno contrario”.
Legale Zampolli: campagna per colpire Trump-Meloni
L’avvocato Maurizio Miculan, del foro di Udine, difensore di Paolo Zampolli scrive nell’istanza al pm di Roma Giulia Guccione: “Ma, a ben guardare, la progressione narrativa pare rivelare un disegno più ampio: attraverso la persona di Paolo Zampolli si sarebbe costruito un varco narrativo per colpire, di riflesso, la credibilità della coppia presidenziale statunitense, i rapporti istituzionali tra Italia e Stati Uniti e ogni soggetto a questi collegato, utilizzando la figura del querelante come tramite per veicolare accusa ben più ampie di quelle strettamente riferibili alla sua persona. Non si sarebbe, dunque, in presenza di mera cronaca, ma di una presunta operazione seriale di aggressione reputazionale, condotta con il linguaggio dell’inchiesta e attraverso gli strumenti della massima diffusione televisiva e digitale. Da quanto documentato, appare ipotizzabile un “disegno criminoso” di natura ‘politica’: colpire Paolo Zampolli per i suoi rapporti di vicinanza con il presidente Trump e, di fatto, colpire lo stesso Trump, mettendo a pentimento i suoi rapporti con l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni”.
Secondo il legale: “In buona sostanza, si tratterebbe di un disegno volto a colpire quell’area di destra e centrodestra di cui Ranucci sarebbe antagonista, al punto da accettare o partecipare a un sondaggio avente a oggetto una sua possibile discesa in campo nell’area di centrosinistra – si legge ancora -. Risultato, pertanto, evidente la necessità di acquisire al presente fascicolo di indagine ogni opportuno elemento investigativo, già acquisito o in corso di acquisizione – chat, intercettazioni e testimonianze -, nel procedimento a carico di Lavitola e altri, al fine di verificare l’esistenza di elementi in grado di suffragare l’ipotesi investigativa qui rappresentata, come appare plausibile, la violenta campagna diffamatoria posta in essere nei confronti di Paolo Zampolli , oggetto di querela, fosse motivata da finalità di natura politica, si configurerebbe un momento volitivo (dolo) particolarmente intenso, tale da rendere ancor più grave la condotta complessivamente tenuta dagli indagati in danno del querelante”.