La testimonianza
«A Ceuta migranti padroni delle spiagge: c’è disprezzo per le nostre regole». Parla il giornalista spagnolo Rubén Pulido
Il giornalista e analista racconta la situazione nell'exclave e avverte: «La crisi è estremamente pericolosa. L’Italia ha fatto bene a ripristinare i controlli»
Politica - di Alice Carrazza - 10 Agosto 2026 alle 16:14
«Ospiti modello». Le due parole lette questa mattina sul Corriere della Sera hanno subito sollevato più di una domanda. Nel reportage dalla Spagna, i migranti subsahariani vengono descritti accampati tra boscaglie e spiagge, intenti a costruire capanne, accendere fuochi sulla sabbia e organizzarsi per mantenere pulito l’arenile. Da qui la definizione. Ma è davvero così? Il Secolo d’Italia ha parlato con Rubén Pulido, firma de La Gaceta, analista politico ed esperto di immigrazione. Da anni segue le rotte irregolari verso la Spagna e documenta quotidianamente ciò che accade lungo la frontiera tra Ceuta e il Marocco.
Pulido, partiamo da quelle due parole: sono davvero «ospiti modello»?
«Non si può parlare di “ospiti modello” né, così facendo, tentare di manipolare l’opinione pubblica, quando ogni giorno in città si registrano gravi episodi criminali: dalle occupazioni abusive alle aggressioni sessuali fino alle rapine violente. La definizione non può essere applicata neppure a quanti hanno riempito la spiaggia di baracche improvvisate. Un’ordinanza municipale del Comune di Ceuta vieta espressamente queste condotte e prevede sanzioni economiche che possono arrivare fino a 900 euro. In passato, i cittadini spagnoli di Ceuta sono stati multati proprio per fatti di questo tipo. Loro, invece, hanno deciso di colonizzare la spiaggia, impedendo ai residenti di poterne usufruire. È forse questo un comportamento esemplare? Questa situazione è ben lontana da qualsiasi forma di esemplarità: rappresenta un disprezzo per le nostre regole e un danno per gli abitanti di Ceuta, che ogni giorno rispettano la legge mentre migliaia di immigrati portano la città al collasso, violando quotidianamente tutte le norme della convivenza civile».
Eppure Madrid era stata avvertita dai servizi d’intelligence. Perché non si è mossa?
«Il governo spagnolo agisce in una condizione di costante sudditanza nei confronti del regime marocchino. Perché accade? È ciò che la popolazione vorrebbe sapere, mentre continuano a circolare voci su possibili informazioni personali riguardanti Sánchez e il suo entourage che sarebbero in possesso del Marocco. Pedro Sánchez fa sempre il possibile per non irritare il regime di Mohammed VI: ai suoi occhi, un dispiegamento militare preventivo alle nostre frontiere potrebbe rappresentare un’offesa per il vicino meridionale. Il suo approccio è sempre stato preventivo, ma volto a non infastidire il leader maghrebino. Ha impedito la visita ufficiale del re di Spagna e cerca di calibrare attentamente qualsiasi visita di alti esponenti militari ai nostri isolotti situati di fronte alle coste africane. Credo che Sánchez abbia dato priorità a non irritare il Marocco, anziché alla protezione della propria popolazione».
Il rischio jihadista è concreto?
«Questa situazione costituisce una minaccia. È una minaccia costante per l’effetto richiamo prodotto dalla permanenza a tempo indeterminato degli immigrati illegali a Ceuta. È una minaccia perché la polizia spagnola ha già segnalato l’arresto di jihadisti: almeno una decina, per quanto ci risulta. Ed è una minaccia perché continuano a esserci migliaia di immigrati marocchini e subsahariani non identificati: non sappiamo chi siano, da dove provengano realmente né quali siano le loro intenzioni».
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto bene a ripristinare i controlli?
«La crisi di Ceuta è estremamente pericolosa. La grande massa di cittadini marocchini è servita a molteplici scopi, già affrontati. È stata utilizzata anche come scudo per consentire l’infiltrazione nel territorio spagnolo di soggetti che rappresentano un rischio elevato per la nostra sicurezza nazionale. Più si tarderà ad agire contro questa minaccia, più essa si consoliderà. L’Italia ha valutato questi pericoli e ha concluso che la minaccia è elevata e reale. Per rispondere alla tua domanda, l’Italia ha fatto bene: è un Paese di rifugio per molti cittadini maghrebini e una situazione come quella di Ceuta può favorire la creazione di collegamenti tra determinati soggetti. Questi collegamenti richiedono barriere di contenimento e l’Italia ha compreso che è necessario predisporle per proteggere i propri cittadini».
E può succedere di nuovo?
«Dall’altra parte del confine tutto questo viene percepito come un momento di enorme vulnerabilità delle frontiere, come l’immagine di confini ormai dissolti. Una percezione che ci espone concretamente al rischio che episodi simili possano ripetersi. La situazione è difficile e noi, che indaghiamo quotidianamente su quanto sta accadendo, siamo sopraffatti, allarmati e profondamente stanchi di fronte a uno scenario del genere».