Immagini inequivocabili
Val di Susa, agguato choc ai Carabinieri: nascosto dietro un pilastro accende e lancia contro di loro un ordigno (VIDEO)
Per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il bersaglio dei violenti di Bologna e Val di Susa sono gli uomini e le donne in divisa, che lavorano per garantire la sicurezza dei cittadini e per evitare che intere città vengano devastate da facinorosi incappucciati. E le sue parole sembrano trovare conferma in un video che nelle ultime ore è stato rilanciato da importanti organi di stampa e siti di informazione.
Scontri intensi sabato 25 luglio nel cantiere Tav di Chiomonte: alcuni manifestanti hanno lanciato bombe carta e razzi verso i carabinieri. Nelle immagini un manifestante si apposta dietro un muretto e lancia una bomba carta verso le camionette delle forze dell’ordine
Il video è… pic.twitter.com/QT8YC5TxqL
— La Stampa (@LaStampa) July 26, 2026
L’agguato
Siamo in Val di Susa. Nelle immagini si vede una camionetta dei Carabinieri arrivare e fermarsi all’interno del cantiere di Chiomonte. I militari iniziano a scendere dal mezzo. Alle loro spalle, a pochi centimetri, c’è un antagonista No Tav appostato, nascosto, rigorosamente con il volto coperto e non riconoscibile, che, nascosto dietro un pilastro di cemento, attende che tutti i Carabinieri siano fuori dalla vettura di servizio. Una volta che i militari sono a terra, accende e lancia contro di loro un ordigno incendiario, per poi scappare a gambe levate nella radura della Val di Susa.
Molotov o bomba carta l’obiettivo è fare male
Non è ancora chiaro se si tratti di una molotov o di una bomba carta, ma poco cambia: si tratta di un ordigno potenzialmente letale che ha l’obiettivo di esplodere, di deflagrare, di fare del male. Entrambe possono uccidere, a conferma anche di quanto sostenuto nelle scorse ore dal segretario generale del Sap, Sindacato autonomo di polizia, Stefano Paoloni: «Il morto è stato ricercato con coscienza e volontà, si tratta di un tentato omicidio e tutti i presenti hanno concorso».
Immagini senza se e senza ma
Di fronte a immagini come queste, continuare a distinguere tra violenza “accettabile” e violenza da condannare o accompagnare ogni presa di distanza con un “ma” appare sempre più difficile da sostenere.