Compagni di scandali
Il modello Sánchez fa acqua da tutte le parti: nel cerchio magico del premier socialista ci sono 126 indagati
Il premier socialista resta aggrappato alla poltrona della Moncloa, ma l'era sanchista è ormai al tramonto
Esteri - di Alice Carrazza - 6 Luglio 2026 alle 13:00
C’era una volta il modello Sánchez. Quello esibito dalla sinistra italiana come prova vivente che il progressismo europeo potesse ancora vincere, governare, dettare la linea. Oggi, però, quel laboratorio tanto amato dal campo largo somiglia meno a un esperimento politico riuscito e molto più a un enorme collezione di scandali di corruzione. Pedro Sánchez, premier socialista da otto anni, affronta infatti la fase più nera del suo mandato.
Secondo un conteggio del quotidiano El Mundo, sarebbero 126 le persone indagate o coinvolte a vario titolo in procedimenti che ruotano attorno all’universo del Psoe: dagli ex bracci destri fino a sua moglie. Una cifra che, scrive il giornale, supera perfino quella dei deputati socialisti al Congresso.
Il governo campione in corruzione
Sánchez non risulta formalmente indagato. E il garantismo, quando è serio, vale sempre, anche per gli avversari politici. Ma qui il punto non è solo penale. È politico. Perché il leader che nel 2018 arrivò al potere promettendo la “rigenerazione democratica”, dopo aver scalzato Mariano Rajoy con una mozione di sfiducia, oggi si ritrova circondato da inchieste che investono partito, entourage, ex fedelissimi, aziende pubbliche e famiglia.
Gli ultimi nomi finiti nella bufera sono quelli di Belén Gualda e Bartolomé Lora, presidente e vicepresidente della Sepi, la holding statale che gestisce partecipazioni pubbliche strategiche. Accanto a loro compaiono Mercedes González, direttrice generale della Guardia Civil, e Manuel Llamas, direttore operativo aggiunto dello stesso corpo, accusati di ostruzione alla giustizia per presunti tentativi di condizionare subordinati impegnati nelle indagini sul cosiddetto “circolo magico” del premier.
Tutti gli scandali nel Psoe
Nella lista compaiono almeno 26 alte cariche pubbliche, ancora in servizio o già dimissionate. C’è José Luis Ábalos, ex ministro dei Trasporti ed ex braccio destro di Sánchez, travolto dal caso mascherine insieme all’ex assistente Koldo García. C’è Santos Cerdán, ex segretario organizzativo del Psoe, figura chiave del partito, diventato per il premier un amico da cui prendere rapidamente le distanze. C’è anche José Luis Rodríguez Zapatero, mentore socialista di Sánchez, evocato nello scandalo Plus Ultra, la compagnia aerea salvata con fondi pubblici durante la pandemia e finita al centro di accuse su favori, riciclaggio e legami venezuelani.
Il fronte più delicato resta però quello familiare. La moglie del premier, Begoña Gómez, è stata rinviata a giudizio per quattro reati, tra cui corruzione, appropriazione indebita e traffico di influenze. Le è stato ritirato il passaporto e deve presentarsi periodicamente in tribunale. Anche il fratello David Sánchez è sotto processo per traffico di influenze e presunte irregolarità legate a un incarico pubblico presso la Diputación di Badajoz.
Il mito della sinistra a pezzi
Sul piano parlamentare, il socialista resta in piedi. Lo sostengono Sumar, i nazionalisti catalani e quelli baschi, che per ora non hanno interesse ad aprire una crisi. Il Partito popolare e Vox chiedono elezioni anticipate, ma non hanno i numeri per far cadere l’esecutivo. È la perfetta geometria del sanchismo: debolezza politica, sopravvivenza parlamentare, alleanze tenute insieme più dall’antidestra che da una visione nazionale.
Intanto il Psoe cala nei consensi e il governo viene incalzato anche sull’immigrazione. Sánchez ha annunciato una maxi regolarizzazione di oltre un milione di immigrati irregolari presenti in Spagna, ben oltre il mezzo milione inizialmente promesso. Quando non si riesce a governare i flussi, li si ribattezza “regolarizzazione”. A Madrid lo chiamano pragmatismo. Nel Pd, probabilmente, ancora modello.
Ed è qui che cade l’asino. Elly Schlein, nell’aprile 2026, diceva a Repubblica: «Con Sánchez per dire che un altro mondo è possibile, il tempo delle destre è finito». Oggi quella frase, riportata da Il Tempo è fuori dalla realtà. Il tempo delle destre, almeno in Italia come in Europa, non sembra affatto finito. Semmai è il mito della sinistra invincibile ad aver perso parecchio smalto.