La catastrofe
Venezuela, scene di devastazione e di salvataggi miracolosi dopo il terremoto (video). Tajani: “Ci sono 3 morti e 35 dispersi italiani”
A La Guaira si scava a mani nude tra le macerie. È una corsa contro il tempo. «Mia moglie non ce l’ha fatta», il racconto straziante di un sopravvissuto
Esteri - di Alice Carrazza - 26 Giugno 2026 alle 18:05
A Catia La Mar il cemento viene spostato a mani nude. Quaranta ore dopo le due scosse che nella notte tra mercoledì e giovedì hanno colpito il nord del Venezuela, La Guaira resta la zona più colpita della catastrofe: edifici crollati, strade interrotte, ambulanze insufficienti, pochi soccorritori e senza i macchinari adatti.
Il bilancio provvisorio è salito a 589 morti, secondo quanto annunciato dalla presidente ad interim Delcy Rodriguez. «Ci sono alcuni italo-venezuelani che sono deceduti certamente, io credo tre», dichiara il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando anche di cinque feriti e 35 dispersi accertati. Tuttavia, precisa: «Abbiamo ancora dati molto approssimativi». Il numero totale delle persone di cui non si ha ancora notizia è saluto a 50mila. Tra i palazzi venuti giù, i familiari restano accanto alle macerie. Alcuni hanno parlato per ore con i parenti intrappolati, cercando di tenerli svegli. Poi le voci, raccontano ai cronisti sul posto, sono cadute nel silenzio. «Mia moglie non ce l’ha fatta. Si stava facendo il bagno quando ci sono state le scosse. Abbiamo tentato di scappare. Io sono riuscito a lasciare il palazzo, lei invece è caduta, ha battuto la testa ed è rimasta bloccata. So che è rimasta nuda, vorrei raggiungerla, almeno per coprire il suo corpo», ha detto un uomo in lacrime.
A dramatic rescue as a woman is pulled alive from the rubble after a devastating 7.5 magnitude earthquake struck Venezuela pic.twitter.com/SbxcNUDZxw
— Surajit (@surajit_ghosh2) June 25, 2026
Ospedali al limite
Il ministro dell’Interno ha riferito che oltre 70mila famiglie sono rimaste senza casa. Insieme a loro, anche gli animali domestici, alcuni più fortunati di altri sono infatti riuscire ad uscire dalle macerie come si vede dai video. Nello Stato di La Guaira sarebbero crollati cento edifici, soprattutto tra Caraballeda e Catia La Mar. I feriti sono almeno 4.300. Le Nazioni Unite stimano che fino a 6,8 milioni di persone possano essere state colpite dal terremoto, mentre l’Oim segnala danni alle infrastrutture essenziali e agli ospedali d’emergenza in diversi Stati, compreso il distretto di Caracas.
🇻🇪 Imágenes que nos llegan tras el terremoto en Venezuela: pic.twitter.com/sTL3MjpTqT
— Alerta Mundial (@AlertaMundoNews) June 25, 2026
La crisi sanitaria precedeva il sisma e ora si è aperta del tutto. Mancano ambulanze, farmaci, materiale chirurgico. I reparti d’urgenza vengono allestiti anche all’esterno degli edifici lesionati. «Il sistema si sta deteriorando significativamente da molti anni. Una situazione come questa lo trova nelle peggiori condizioni possibili. In generale, le condizioni sono preoccupanti», ha spiegato alla Cnn Marino González, specialista in politiche di sanità pubblica.
Horrific images coming out of Venezuela tonight pic.twitter.com/4137VO8XAj
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L’Italia segue i connazionali
La Farnesina monitora la comunità italiana. Nell’area attorno all’epicentro vivono circa 3mila connazionali, che diventano 65mila considerando l’intera zona colpita. Maria Teresa Del Re, consigliera dell’Unità di crisi, ha confermato il decesso di un italovenezuelano e non ha escluso altre vittime. Stando a indiscrezioni riportate dai media, Giuseppe Colaianni, 55 anni, originario di Calascibetta, sarebbe morto dopo aver tratto in salvo la moglie. Poche ore prima del sisma aveva videochiamato la figlia Antonella, che festeggiava il compleanno, poi la comunicazione si è interrotta improvvisamente. Il Giornale, riporta anche i nomi di due dispersi Vitito Giorgini e il padre Alberto. «C’è una situazione complicata», ha detto Del Re, spiegando che consolato e Unità di crisi ricevono da ore telefonate di famiglie in cerca di notizie.
Da Roma è partita una missione italiana da Pratica di Mare. «Stanno arrivando: in tutto tra oggi e domani un centinaio di esperti in soccorso in caso di calamita’ naturali», annuncia Tajani. E assicura: «Continueremo a fare tutto in nostro potere per aiutare la popolazione civile e cercheremo di portare tutti gli aiuti possibili». Intanto, il governo venezuelano ha chiesto anche all’Onu squadre mediche con capacità chirurgiche, medicinali e forniture sanitarie. Intanto gli Stati Uniti hanno inviato a Caracas un primo distaccamento militare guidato da un generale dei Marines per coordinare gli aiuti americani. Si sono mossi anche gli Stati amici, come Cuba ed El Salvador, nonché altri Stati europei.
La paura delle nuove scosse
Il quadro geologico resta preoccupante. Dopo le due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) non esclude nuovi eventi. «Non possiamo prevedere con certezza cosa accadrà», ha detto Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti, «ma i nostri modelli probabilistici ci dicono che nuove scosse almeno di magnitudo 6.0 sono molto probabili».
Tra le macerie di La Guaira una donna è stata estratta viva dopo quasi 36 ore. «Quando è iniziato il terremoto, mi sono aggrappata con tutte le mie forze allo stipite della porta così forte che mi sono rotta un dito», ha raccontato su una barella. È l’immagine che tiene ancora aperta la corsa contro il tempo. Ma ogni ora che passa riduce lo spazio della speranza. La prossima verifica sarà sui dispersi: quanti sono ancora sotto i palazzi crollati, quanti sono isolati senza comunicazioni, quanti non torneranno negli elenchi dei vivi.
Imágenes aéreas de La Guaira. Terremoto en #Venezuela. No para de sorprender tanta tragedia. 🚨🆘‼️ pic.twitter.com/8tV85HNrle
— Cristian Crespo F. 🇨🇺 (@cristiancrespoj) June 25, 2026