La presentazione
Pino Romualdi, l’anima futurista e innovativa del Msi: un libro traccia la storia dell’icona identitaria della destra
Nella sala convegni della Fondazione An si è svolta la presentazione del libro "Pino Romualdi - una vita per la destra, una vita per l'Italia" di Luca Bonanno, alla presenza dei figli e dei parlamentari dell'ex presidente missino
Cultura - di Gabriele Caramelli - 17 Giugno 2026 alle 18:51
Pino Romualdi è stato un punto di riferimento per i giovani del Msi e per la destra italiana, un avanguardista che guardava al futuro e non era impantanato nei dogmi del passato. La presentazione del libro di Luca Bonanno, “Pino Romualdi – Una vita per la destra, una vita per l’Italia” (Eclettica edizioni, pp 692, E.26,50), è stata un’occasione importante per ripercorrere i momenti salienti della vita e della carriera politica dell’uomo che ha dato i natali alla destra del dopoguerra. La conferenza si è svolta nella sala convegni della Fondazione An, dove peraltro venne adibita la camera ardente di Giorgio Almirante e dello stesso Romualdi, un incontro moderato da Federica Giovannucci de La Voce del patriota. Secondo Antonio Giordano, deputato e presidente della Fondazione An, Romualdi è stato «una delle figure più rappresentative della politica del Novecento, e ha lasciato il segno nella storia della destra italiana e nella politica della Nazione».
Giordano ha poi introdotto la riproduzione di un video che raffigura Romualdi nei convegni significativi per l’universo politico della destra: in Spagna con Blas Pinar e al Parlamento europeo con Jean Marie Le Pen. Successivamente, il deputato e segretario dell’Ecr Party ha chiamato sul palco una delle figlie dell’ex presidente missino, Marina Romualdi, che ha raccontato un aneddoto sul padre: «Quando mio padre era deputato, assieme a mio fratello Adriano, gli chiedevo se non si sentisse a disagio a parlare di certi argomenti politici perfino quando erano a pranzo insieme. Lui rispose di no, poi aggiunse che ero la più intelligente: dovevo solo impegnarmi di più. Ho sempre cercato di seguirlo perché condividevo le sue idee. Ho un ricordo bellissimo della mia famiglia».
Pino Romualdi nei ricordi dell’autore, Luca Bonanno: «Era lungimirante e proiettato al futuro»
Luca Bonanno ha descritto approfonditamente il ruolo di Pino Romualdi nell’evoluzione della società italiana, definendolo «un uomo lungimirante e proiettato al futuro». «Lo dimostra innanzitutto la sua scelta di Msi, nato per raccogliere l’adesione di tutti coloro che amavano l’Italia e non solo dei reduci repubblichini. Non aveva intenzione di creare un partito chiuso, perché il suo obiettivo era quello di proporre le istanze moderne. Voleva un partito capace di trarre forza anche dalle pagine tristi della nostra storia».
L’autore del volume – edito dalla Eclettica Edizioni del deputato di FdI Alessandro Amorese – ha poi parlato della carriera politica dell’esponente missino, intrecciata spesso con il giornalismo, visto che fu anche direttore del Secolo d’Italia: «Ero affascinato dalla sua rivista L’Italiano, su cui faceva scrivere tanti giovani dell’epoca, tra cui Alfredo Mantica, Riccardo Migliori, Marco Tarchi, Gennaro Malgieri, Stenio Solinas, e anche suo figlio, Adriano Romualdi». Poi Bonanno ha tracciato un parallelismo con la politica contemporanea, affermando che nel 2026 «la differenza è tra chi ama l’Italia e chi no». «Romualdi ci insegna a guardare avanti senza abbandonare le radici del passato. Per lui contavano il coraggio, la capacità e la bravura prima di ogni cosa».
Amorese: «Un personaggio interessante, portato in giubilo dai giovani»
Anche per Alessandro Amorese la personalità di Romualdi era «molto interessante», anche se la sua corrente «non riuscì a prendere piede interamente perché quella di Almirante era molto più forte». «C’è una foto del 1956 nel libro di Bonanno, in cui lui viene portato in giubilo dai militanti della Giovane Italia e del Fuan, che all’epoca avevano l’egemonia nelle piazze durante la Rivoluzione ungherese. Tengo a precisare che all’epoca, invece, il Pci applaudiva ai carri sovietici che entravano a Budapest». L’editore-parlamentare non ha mancato di sottolineare che «spesso in Parlamento sentiamo nelle bocche dell’opposizione, soprattutto dai 5 stelle, riferimenti al Msi di cui non conoscono nulla». «Questa sinistra ha fatto dei passi indietro devastanti e il dibattito pubblico ne risente. Eppure, molti anni fa, sindaci romani come Walter Veltroni e Francesco Rutelli hanno inaugurato delle targhe per i ragazzi di destra uccisi negli anni di piombo, mentre oggi c’è chi non va neppure a ricordare Sergio Ramelli», ha aggiunto Amorese.
Quanto alla polemica esplosa sul “patentino antifascista” per la partecipazione alla fiera “Più libri, più liberi”, che si terrà a dicembre nella capitale, il deputato ha risposto in modo inequivocabile: «Io la patente l’ho presa a 18 anni e di esami non ne darò più. Da 20 anni vado lì e porto tutti i libri che mi pare. Cedere all’adesione vuol dire dargliela vinta: a me non interessa cosa pubblicano gli altri. Non sono come Zerocalcare, che non ci va e lascia comunque i suoi libri in vendita».
Foti: «È stato un punto fermo della destra, senza mai cambiare partito»
A descrivere il profilo di Romualdi dal punto di vista istituzionale è stato Tommaso Foti: «Oggi cambiare partito è quasi una moda, ma lui questa domanda non se l’è mai posta, neanche nel 1968 quando non riuscì a farsi eleggere alla Camera. A chi gli chiedeva perché continuasse a fare politica rispose che quella era casa sua. È stato quello che nel Msi ha unito più anime possibili, girando tutta l’Italia mettendo assieme quei nuclei di persone che avevano creduto e condiviso quei valori da lui definiti eterni». «Non voleva che il Msi si inserisse nello scenario solo per andare al governo – ha proseguito il ministro degli Affari esteri -, ma per rompere l’asse tra una certa sinistra e i comunisti». Foti si è concentrato sulla visione del futuro che aveva Romualdi per affermare l’impegno portato avanti dal governo Meloni per gli italiani: «Quando preparavamo la campagna elettorale del 2022 non ci aspettavamo la situazione geopolitica di oggi: governare vuol dire anche guardare con realismo ciò che ci circonda, cercando di anticipare alcuni scenari».
Menia e il sogno rinascimentale di Romualdi
Roberto Menia, senatore di FdI, ha spiegato di avere una certa «nostalgia di quella casa che ho frequentato da ragazzo e che portava il nome di “Movimento sociale italiano». «Romualdi ha cercato di definire l’Italia come un Paese orgogliosamente fiero del suo rinascimento. Anche grazie a lui eravamo figli della libertà di pensiero e di espressione. A noi spetta imparare il suo messaggio antico». Poi Menia ha citato una delle sue frasi storiche: «Noi siamo Europa e siamo Occidente», rivolta a quello che nel suo tempo era l’uomo moderno, semplicemente desideroso di morire in pace e quindi con la vigliaccheria di non essersi battuto per le proprie idee.
Migliori: «Romualdi voleva rendere grande l’Italia»
Alla presentazione è intervenuto anche l’ex deputato di Alleanza nazionale, Riccardo Migliori, sottolineando che «Romualdi viveva per trasmettere un messaggio, attraverso un partito, per tutti coloro che erano disponibili a rendere grande l’Italia e con gli strumenti che allora avevamo a disposizione». Anche lui si è concentrato sulla rivista L’Italiano, che aveva l’obiettivo di «crescere una nuova classe dirigente». «Altri erano legati all’occasione elettorale per tenere in piedi il partito, lui si chiedeva cosa avremo fatto una volta arrivato al governo. È stato sempre favorevole al dibattito tra posizioni diverse e interne. Le sue posizioni favorevoli al divorzio e vicine alle relazioni col mondo arabo erano talvolta scomode per l’area, ma anche per questo l’abbiamo amato moltissimo».