Crans-Montana
Nuova udienza in Svizzera per i coniugi Moretti. La mamma di una vittima: “Distrutti? Potete abbracciare i vostri figli tutte le mattine”
La coppia Moretti, proprietaria del locale Le Constellation di Crans-Montana andato a fuoco la notte di Capodanno causando una strage, è stata ascoltata per la terza volta dai giudici della procura di Sion. All’udienza, che si è svolta alla presenza degli avvocati delle parti, hanno preso parte anche alcuni dei familiari delle vittime e dei sopravvissuti. Tra questi anche Laetitia Brodard-Sitre, che nel maledetto rogo di quella notte ha perso il figlio sedicenne. “Ho perso mio figlio Arthur. Ecco perché oggi sono vestita di bianco e ho la sua foto sul cuore a sinistra. Sono spariti altri 40 angeli. Ci sono 115 feriti, inclusi ancora alcuni che sono in ospedale in terapia intensiva, con gravi ustioni, ancora in shock settico, alcuni non più riconoscibili”, ha detto visibilmente commossa prima della deposizione degli imputati a confronto. “Ho bisogno di risposte. Abbiamo bisogno di risposte”. Arthur era una promessa del calcio giovanile della squadra FC Lutry, paese del Cantone di Vaud, sul lago Lemano. Al suo fianco, l’avvocato Romain Jordan sottolinea che “questa è l’ultima occasione che la coppia Moretti avrà di dimostrare di voler partecipare attivamente all’indagine. E di dare risposte alle vittime su tutti i punti che restano oscuri o nebulosi”. Romain Jordan è anche il legale incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile.
Crans-Montana, la coppia Moretti in udienza a Sion
Ascoltati separatamente a febbraio, i Moretti compaiono oggi per la prima volta da allora. La successiva udienza, prevista per il 7 aprile, è stata posticipata dopo che i suoi avvocati hanno depositato certificati medici. “Cinque mesi dopo la tragedia, non sono sicuro che questo sarà il luogo della spontaneità,” ha commentato Gilles-Antoine Hofstetter, uno dei tanti avvocati delle parti civili. “È una coppia che vive insieme, siamo all’Everest della collusione. Ma è perfettamente legittimo partire dall’idea che le due parti coinvolte siano in contatto, date le loro relazioni personali. Ora, ovviamente, c’è una buona probabilità che la narrazione venga concordata”. I coniugi sono già stati ascoltati due volte dall’apertura dell’indagine penale contro di loro. Jacques Moretti è stato posto in custodia preventiva il 9 gennaio, poi rilasciato il 23 gennaio dopo aver pagato una cauzione di 200mila franchi svizzeri. Nell’indagine sono coinvolte a vario titolo 14 persone per “omicidio colposo, lesioni personali negligenti e incendio doloso colposo”.
La mamma di una vittima: voi potete riabbracciare i vostri figli
“Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti”. Così Jessica Moretti (alla quale la procura svizzera ha contestato anche il reato di falso documentale) rendendo una dichiarazione spontanea in apertura dell’interrogatorio. L’imprenditrice ha assicurato di voler collaborare con gli inquirenti e si è detta “dispiaciuta” dell’aggressione subita il 12 febbraio scorso con il marito Jacques da parte di un gruppo di genitori della vittime. “Siamo disposti a incontrare le famiglie, se lo vorranno”, ha assicurato. “Essere distrutti, devastati significa non poter abbracciare i propri figli o doverli assistere in ospedale, questo significa essere distrutti! Non credo che essere indagati in una tragedia significhi vivere una distruzione. Quando si può rientrare a casa, lavorare al fianco del proprio marito e poter abbracciare i propri figli tutte le mattine, non è questo essere devastati”. Così la mamma di Arthur dopo le dichiarazioni spontanee di Jessica Moretti. “È la prima volta che li sentiamo, dopo aver visionato le telecamere interne al locale e dopo aver sentito i funzionari pubblici e gli amministratori del Comune. Sono numerosi gli aspetti da chiarire, a partire dalla gestione di quella serata. Dal tema della formazione dei dipendenti, che non c’è stata. Da quello delle direttive date in quella serata. Dal perché sono state chiuse le porte di sicurezza, al perché c’era un solo ingresso per fare accedere e defluire le persone. E poi i temi economici legati ai profili di anti riciclaggio”, ha detto l’avvocato Fabrizio Ventimiglia, legale di una ragazza ferita a Capodanno.