La classifica Bloomberg News
Usa, le elezioni di midterm potrebbero essere le più costose della storia: la Sylicon Valley si è spostata a destra
Al primo posto tra i finanziatori continua a esserci George Soros, che ha donato 102,6 milioni di dollari a candidati del partito democratico. Ma la vera notizia è la crescita del gruppo dei miliardari Maga, secondo i dati del Brennan Center for Justice
Se ne parla da tempo: la Silicon Valley si è spostata a destra. Ora ci sono i numeri a dimostrarlo. Ma i grandi donatori chiedono anche qualcosa in cambio alla Casa Bianca. Le elezioni di midterm di novembre potrebbero essere le più costose della storia, vista la partecipazione di decine di finanziatori miliardari sia per i repubblicani che per i democratici. Nelle elezioni di metà mandato del 2022 avevano contribuito solo al 15% del totale dei fondi per i candidati. Quattro anni dopo, nonostante il ciclo elettorale sia ancora all’inizio, questo dato potrebbe essere già raddoppiato. Basta guardare i numeri dei soldi spesi in pubblicità: hanno già raggiunto i 10,8 miliardi di dollari, in rialzo del 20% rispetto alle elezioni del 2022, secondo i dati di AdImpact.
Per capire meglio l’impatto dei ‘megadonor’, Bloomberg News ha compilato una classifica: al primo posto continua a esserci George Soros, che da solo ha donato 102,6 milioni di dollari a candidati liberal del partito democratico. Ma la vera notizia è la crescita del gruppo dei miliardari Maga: secondo i dati del Brennan Center for Justice, una non profit che si occupa di politica pubblica, il Maga Inc., un super Pac pro Trump, ha già raccolto 305 milioni di dollari da quando il presidente è stato rieletto: il 62% di quella somma proviene da donatori che hanno dato almeno 5 milioni.
E infatti guardando i numeri di ‘Bloomberg News’ – come fa per l’Adnkronos Angelo Paura – dopo Soros i tre singoli donatori che hanno messo più denaro sono di area repubblicana: Jeff Yass, miliardario molto vicino a Trump e fondatore della hedge fund Susquehanna International Group, ha speso più di 81 milioni di dollari, secondo solo a Soros e a Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, che nonostante si sia allontanato dal governo ha continuato a contribuire finanziando candidati allineati con i principi Maga con quasi 85 milioni. Seguono Richard Uihlein (45 milioni), Marc Andreessen (44,75 milioni) e il suo partner commerciale Ben Horowitz (44,38 milioni).
Andreessen in particolare, il fondatore del primo browser Netscape, è sin dall’inizio uno dei principali sostenitori di Donald Trump all’interno della Silicon Valley e insieme a Peter Thiel ha diffuso gli ideali Maga all’interno dell’élite tecnologica americana. Senza dimenticare Greg e Anna Brockman, il cofondatore di OpenAI e la moglie, che insieme hanno sostenuto la causa di Trump con 50 milioni di dollari. Non tutti i fondi però vanno ai candidati federali: il cofondatore di Google Sergey Brin ha speso più di 60 milioni negli ultimi quattro mesi in California per opporsi a una proposta di tassa sui miliardari nello Stato, mentre il cofondatore di Ripple Chris Larsen ha investito milioni nella stessa battaglia. Sono soldi che non servono a eleggere un presidente o un senatore, ma a proteggere gli interessi diretti di chi li versa. Le diverse analisi sui grandi donatori mostrano anche come per ora siano stati i Pac e i comitati vicini a Trump a raccogliere la maggior parte dei fondi per le elezioni di Midterm: 917 milioni nei primi tre mesi dell’anno contro i 262 milioni dei democratici. Questo nonostante i dem abbiano raccolto più fondi per le elezioni del 2026 in totale.
La settimana scorsa il podcast del New Yorker ‘The Political Scene’ si chiedeva se i miliardari si fossero spinti troppo in là nei rapporti con la politica e con il presidente. “Li abbiamo visti spingersi troppo oltre”, dice la sociologa Brooke Harrington. In effetti da quando Trump è tornato alla Casa Bianca i magnati, molti dei quali per anni sono stati vicini al partito democratico e ai progressisti, si sono spostati a destra: nel corso della cerimonia di insediamento di Trump c’erano tutti: Elon Musk, Jeff Bezos, Sundar Pichai, Mark Zuckerberg e Tim Cook, i fondatori o i Ceo delle aziende più ricche al mondo.
Ma i magnati americani sanno anche che queste elezioni daranno forma agli ultimi due anni dell’amministrazione Trump: il rischio è che l’impopolarità del presidente causata dal rallentamento dell’economia e dalla guerra in Iran possa consegnare il Congresso ai democratici, anche se il cambiamento dei distretti potrebbe garantire la maggioranza ai repubblicani almeno alla Camera. Sanno anche che i loro finanziamenti possono portare avanti progetti di lungo termine che vanno oltre Trump e la sua presidenza. Per esempio Elon Musk sta continuando a finanziare candidati che si discostano dall’attuale presidente e che possono sostenere J.D. Vance nella sua corsa per la Casa Bianca del 2028. Vance è molto vicino a Musk e più in generale a tutti i tecno-utopisti della Silicon Valley: ha infatti lavorato per Peter Thiel ed è stato proprio quest’ultimo a introdurlo nel mondo Maga come possibile vice di Trump.
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