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L’ultima promessa di Trump alla vigilia del viaggio in Cina: “La guerra in Ucraina finirà presto”
Donald Trump torna al centro della scena internazionale con una raffica di dichiarazioni che riaccendono i riflettori su Ucraina, Cina, Iran e Cuba. Alla vigilia della sua partenza per Pechino per l’atteso vertice con Xi Jinping, il presidente americano ha sostenuto di essere vicino a un’intesa tra Mosca e Kiev e ha rilanciato il ruolo degli Stati Uniti come prima potenza globale.
“Ci stiamo avvicinando. Ho risolto otto guerre”, ha dichiarato Trump parlando con i giornalisti fuori dalla Casa Bianca. Secondo il tycoon, il conflitto tra Russia e Ucraina potrebbe concludersi “molto presto”, anche se non ha fornito dettagli concreti su eventuali negoziati in corso.
Vertice Trump-Xi: sul tavolo Iran, commercio e tensioni globali
Il viaggio di Trump in Cina arriva in un momento delicatissimo per gli equilibri internazionali. Il presidente Usa ha definito Washington e Pechino “le due superpotenze del mondo”, sottolineando la superiorità militare americana: “Noi siamo i più forti militarmente, la Cina è considerata seconda”.
Trump ha anche annunciato che Xi Jinping visiterà gli Stati Uniti entro la fine dell’anno: “Sarà entusiasmante”, ha detto, scherzando sulla nuova sala da ballo della Casa Bianca ancora in costruzione.
Tra i temi più delicati del summit c’è il dossier Iran. Trump ha ribadito la sua linea dura: “L’Iran non può avere l’arma nucleare. È una certezza al 100%”. Pur minimizzando la necessità di un intervento cinese, il presidente americano ha lasciato intendere che Washington è pronta ad agire: “Vinceremo in un modo o nell’altro. Pacificamente o in altro modo”.
Teheran alza la tensione: “Uranio al 90% se attaccati”
Le parole di Trump arrivano mentre l’Iran minaccia un’escalation senza precedenti. Teheran ha fatto sapere che potrebbe arricchire l’uranio fino al 90% — livello vicino a quello necessario per un’arma nucleare — in caso di nuovi attacchi da parte di Stati Uniti e Israele.
“Ne discuteremo in Parlamento”, ha dichiarato Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale iraniana.
Secondo fonti vicine ai colloqui diplomatici, la Casa Bianca starebbe ancora valutando se riprendere operazioni militari dopo il rifiuto iraniano dell’ultima proposta americana. Intanto il Pentagono ha inviato nell’area un bombardiere strategico B-1B Lancer, mentre i costi dell’operazione Usa nel Golfo sarebbero saliti a quasi 29 miliardi di dollari.
Il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha confermato che il cessate il fuoco “resta in vigore”, ma ha avvertito che esiste un “piano B” in caso di escalation.
Stretto di Hormuz sotto pressione
La tensione resta altissima anche nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale di petrolio. Le navi continuano a transitare con estrema cautela. Nelle ultime ore una petroliera del Qatar avrebbe attraversato il tratto marittimo, mentre una nave battente bandiera maltese sarebbe stata fermata dalle forze americane per presunta violazione del blocco imposto da Washington.
Trump, parlando del ruolo della Cina nella crisi, ha definito Xi Jinping “un amico” e ha sottolineato come Pechino dipenda fortemente dal petrolio proveniente dalla regione: “Penso possano accadere molte cose positive”.
Prima del viaggio in Cina nuove minacce di Trump a Cuba
Nel corso delle dichiarazioni ai cronisti, Trump è tornato anche ad attaccare Cuba, definendola “un paese fallito” e lasciando aperta la porta a possibili nuove iniziative contro l’isola caraibica: “Ne parleremo al momento opportuno”.
Le prossime ore potrebbero quindi essere decisive non solo per il rapporto tra Stati Uniti e Cina, ma anche per gli equilibri in Medio Oriente e per il futuro della crisi ucraina.