Una riforma necessaria
Medicina, Bernini: “L’obiettivo è aumentare il numero fino a 30mila posti”
In una intervista al Sole 24 ore il ministro dell'Università ha affermato di volere che una delle sessioni d'esame si tenesse a gennaio, ma c'è bisogno del coinvolgimento degli atenei, a cui chiederà di creare strutture per l'orientamento. Poi ha ricordato che il test d'ingresso «mortificava le aspirazioni, il semestre aperto valorizza i talenti»
«L’aumento dei posti è una scelta che rivendico per il passato e rinnovo per il futuro. Abbiamo intrapreso un percorso di allargamento sostenibile e condiviso per rispondere alle esigenze del Paese e del Servizio sanitario nazionale di formare più medici ma anche del sistema di cura e assistenza alla persona nel suo complesso. L’obiettivo di aumentare di 30mila i posti rimane, anzi lo rilancio con l’intenzione di arrivarci il prima possibile». Queste le parole di Annamaria Bernini, che a Il Sole 24 ore ha chiarito gli obiettivi del governo sul versante accademico e rivendicato la riforma di Medicina.
Grazie a Tar e Consiglio di stato finita una narrazione distorta
«Tar e Consiglio di Stato hanno posto fine a una narrazione distorta» – ha spiegato la ministra dell’Università «Ci siamo sentiti dire che le procedure erano contorte, che c’erano aule dove tutti copiavano e che gli esami contenevano domande strampalate – ha proseguito il ministro dell’Università -. E invece l’impianto normativo e il nuovo meccanismo sono stati considerati pienamente validi dai giudici e le prove regolari». Poi ha aggiunto: «Le ordinanze sono la sconfitta di chi, anche a livello politico, ha tentato di speculare sull’ansia degli studenti e ha spinto migliaia di famiglie a spendere soldi, tempo ed energie inseguendo scorciatoie giudiziarie». Insomma, «a chi è convenuto alimentare questo clima? Non certo agli studenti. Per loro investire nello studio conviene più che spendere in ricorsi».
Le volontà della titolare del Mim sono ben chiare a questo punto: «Dal semestre aperto non si torna indietro. Esami e non più test, graduatorie chiuse a febbraio e stop a scorrimenti continui sono elementi positivi. È da qui che ripartiamo per rendere il sistema ancora più efficace. Abbiamo iniziato un percorso di ascolto partendo dagli studenti. Al ministero è attivo un tavolo istituzionale che sta raccogliendo e valutando le proposte nate dall’esperienza concreta di questo primo anno».
«Semestre aperto fotografia di una realtà positiva»
Come ha spiegato il ministro, la prima applicazione del semestre aperto «è la fotografia di una realtà positiva, la certificazione di un cambio di paradigma: non più selezione fuori dall’università, ma formazione dentro». Poi ha ricordato che «tra il 2010 e il 2020 oltre un milione di ragazze e ragazzi ha fatto richiesta di ingresso a Medicina. I posti a disposizione, nello stesso periodo, sono stati poco più di 110mila. I conti sono presto fatti: abbiamo impedito a 900mila ragazzi di entrare all’università. Che fine hanno fatto? La risposta è semplice: non lo sappiamo». E invece oggi «conosciamo il destino di coloro che entrano a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, ma anche quello di tutti gli altri. Non più respinti, non più “non idonei”, non più rifiutati, ma parte integrante del sistema universitario».
Strutture di orientamento, slittamento degli esami e aumento dei posti
Tra le altre cose, Annamaria Bernini ha affermato che chiederà «agli atenei di creare strutture per l’orientamento, coinvolgendo se possibile gli studenti degli anni precedenti. È un’azione necessaria soprattutto dentro le università e nel passaggio tra primo e secondo semestre. Mentre il test d’ingresso mortificava le aspirazioni, il semestre aperto valorizza i talenti». Ma le novità non finiscono qui, perché «le forze parlamentari di maggioranza hanno presentato una proposta di legge in base alla quale gli atenei non statali si devono conformare alle linee nazionali. È giusto che il Parlamento discuta la proposta e indichi al Governo la linea da seguire». E ancora, dal primo settembre 2026 «puntiamo a far slittare gli esami, così che gli studenti possano avere più tempo da dedicare allo studio. Vorrei che una delle sessioni d’esame si tenesse a gennaio. Ma per questo è necessario il coinvolgimento degli atenei».
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