Governare gli eventi
Trump, la Nato e l’Europa: il “ritorno della storia” impone il coraggio della politica
A differenza di quello che profetizzava Fukuyama la storia non è affatto finita con il crollo del regime sovietico: si è invece rimessa in moto con vigore e l'Europa non può più girarsi dall'altra parte
L’avvenire sta sulle ginocchia di Zeus, dicevano i Greci; ed è davvero arduo tentare l’arte della profezia; profezie che, del resto, non si verificano quasi mai, sia quelle metafisiche, sia quelle intellettuali e scientifiche, sia infine e soprattutto quelle politiche. Queste solitamente falliscono perché non tengono conto di due fattori: il caso, e la sorprendente capacità della mente umana di sbagliare i ragionamenti e commettere sciocchezze. E capita spesso che le umane menti confondano le profezia con le loro utopie e speranze: esempio insigne, il comunismo; ma si veda, tra qualche riga, Fukuyama.
L’antipatia di Trump per la Nato e per l’Europa
È però un fatto certissimo che Trump non prova alcuna simpatia per la Nato e per l’Europa, sia detto in generale sia intesa come istituzione, l’Europa (poco)Unita. Prima ha chiesto l’aumento delle spese militari ai singoli alleati; ora, in guerra contro l’Iran, e guerra più difficile delle aspettative, chiede e non ottiene l’aiuto e dell’Ue e della Nato.
L’Italia, la “Legio I Parthica” e Aspìdes
Se non che abbiamo dovuto apprendere che l’Italia ha una base in Kuwait e una ad Ebril, orgogliosamente denominata “Legio I Parthica”; e sappiamo che le nostre navi fanno parte di Aspìdes (mi arrendo, accentate pure come vi pare: ma Àspides vuol dire serpenti) e sono in funzione antipirateria nell’Oceano Indiano. Le facevano compagnia navi di Grecia (ecco perché Aspìdes, scudi) eccetera; ora pare che siamo rimasti soli.
Il nostro interesse a Hormuz
Tra una presa di posizione e l’altra, si scopre che anche l’Italia ha i suoi interessi nello Stretto di Hormuz, e non solo per il petrolio, ma anche per ogni genere di commercio. E qui la memoria va a tutti gli stretti del mondo creati dalla geografia, più quelli artificiali: la Manica; l’Øresund tra Danimarca e Svezia; il canale tra Finlandia e Russia; Gibilterra; Reggio e Messina; i Dardanelli; Suez; il Mar Rosso… Perché sono tanto importanti, gli Stretti? Ma perché le ipotenuse sono molto più corte dei cateti, e tutte le navi cercano la rotta più breve. Tanto più ciò è vero se, come Hormuz, non c’è un’altra rotta nemmeno volendo allungarla.
L’impegno internazionale per lo Stretto
E fin quando la cosa riguarda solo Usa e Iran, gli altri possiamo anche fingere che non riguardi anche noi… noi Europa, noi tutti gli altri; quindi anche noi Italia. E se davvero Italia, Francia, Gran Bretagna, Giappone eccetera assumeranno delle posizioni in Hormuz… e invieranno delle navi da guerra… e se sopra una nave da guerra piomba un missile, non è che il comandante, prima di replicare, terrà una dotta e pacata conferenza di diritto internazionale, o chiederà di chi è il missile; bensì avranno il preciso dovere di tutelare la nave e l’equipaggio, e non a parole.
La storia delle truppe Usa in Europa
Dopo questa disamina generica, veniamo a un argomento di attualità: ci sono in Europa delle truppe americane. Ove mai qualcuno si sforzi di cadere dal pero, e insinui che siano arrivate ieri, conviene precisare che in Italia sono presenti dal luglio 1943 con l’invasione della Sicilia; culminata con la conquista della Penisola entro aprile-maggio del 1945. In tale data, le truppe sovietiche, accordi di Yalta in mano, si spinsero fino all’Elba, e quelle Usa con ormai al seguito Gran Bretagna e persino Francia, nel resto della Germania. Nel 1949 Italia e Germania Ovest entrarono nella Nato; in entrambi i casi, le forze Usa sono presenti e come Nato e come Usa, quindi ai sensi, per l’Italia, del trattato di resa del 1947, con gli articoli palesi: e, si crede, certi articoli segreti. La Spagna ospita basi Usa da prima dell’adesione alla Nato, avvenuta poi con la morte di Franco nel 1975. Le truppe statunitensi, dunque, non le ha portare Trump, anzi è Trump che minaccia di riportarsele oltre Oceano.
Dal mondo di Yalta al mondo di oggi
A titolo strettamente personale e di qualche superstite del nostro Sessantotto, dovrei essere ben lieto, non fosse che la faccenda mi appare ormai alquanto anacronistica. Quando mi battevo (nei limiti del possibile!!!) a proposito di basi Usa, eravamo in pienissima Yalta, quegli accordi Urss-Usa di cui oggi credo pochissimi abbiano qualche idea. Oggi dire “Urss” è roba da cartine storiche. E nemmeno è vero quello che profetizzò (vedi sopra!) un tal Fukuyama, che, caduti il comunismo e il regime sovietico, succedeva la “fine della storia”, quindi un idilliaco e grasso dominio mondiale del liberalcapitalismo americano, con pace perpetua. Al contrario, dal 1990 il pianeta si è messo in moto… beh, in agitazione; e mentre prima a tenerlo a bada erano in due, oggi c’è solo Washington, e non solo non ci riesce (vedi Afghanistan), quanto ha sempre meno voglia di riuscirci, e di pagare ancora un prezzo di sangue e di denaro.
L’ipotesi di un ritorno al passato
E se davvero gli Americani se ne vanno via, e tanti saluti? Tecnicamente, sarebbe semplice: meno, o niente militari Usa, più militari italiani e tedeschi e francesi e spagnoli; e più armi moderne… Tecnicamente, sarebbe un passato europeo che ritorna… e nemmeno un passato tanto remoto, se c’è ancora in vita chi ha combattuto non pensate le antichissime Guerre puniche, bensì la recente Seconda mondiale, che è stata iniziata e combattuta in Europa. Tecnicamente, è facile; politicamente è un altro discorso, e altro discorso ideale, e ideologico, politico, e anche, e non poco, economico e finanziario.
Un tema per la politica non per i burocrati
A mio modesto avviso, dovrebbe essere un argomento da affrontare subito; e non solo i governi e l’Ue, bensì l’opinione pubblica. Meglio essere preparati ad eventuali eventi, prima che gli eventi non siano più eventuali e ci piombino effettualmente addosso. Per ora, chiudendo in modo politicamente molto scorretto, suggeriamo che una questione del genere non è cosa per l’attuale Europa dei burocrati dei tappi; e della cultura piccolo borghese spacciata per pace.
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