Sotto minaccia e sotto tutela
Sechi sotto scorta sfida gli anarchici: “Eccomi qua, cannibali”. Poi la nota intima: “La mia vita cambiata in mezza giornata”
Al netto di Giuseppe Conte, che dopo le stilettate di martedì sera in diretta tv indirizzate al direttore Sechi, oggi fa un passo (da coccodrillo?) indietro, minacce e intimidazioni al direttore di Libero tornano al centro della cronaca nera e di quella politica.
Dopo le stilettate tv, Conte telefona a Sechi e gli esprime solidarietà sulle minacce anarchiche
Secondo quanto si apprende, il presidente M5s Giuseppe Conte, ha telefonato al giornalista nel mirino intimidatorio degli anarchici per esprimergli la solidarietà sua e della comunità pentastellata, condannando con fermezza le derive violente che in nessun caso possono minare la libertà di espressione e il diritto di parola di un cittadino. E, viene aggiungere, la libertà di stampa di un giornalista che, come ribadito ieri dal governo, è presidio imprescindibile di una società che voglia dirsi democratica.
Sechi sotto scorta: «In mezza giornata la mia vita è cambiata»
A scatenare la reazione della galassia legata ad Alfredo Cospito è stato il commento di Sechi sull’esplosione nel Casale del Sellaretto, a Roma, costata la vita a due anarchici intenti a fabbricare una bomba. E allora, in un potente editoriale, Sechi ha ricostruito il momento in cui il prefetto e il questore gli hanno comunicato la necessità della scorta: «Protesto: “Non voglio la scorta, non l’ho mai chiesta…” Replica secca: “Non puoi decidere tu… È una minaccia diretta, sulla tua persona”. E nel giro di una mezza giornata la mia vita è cambiata. Sono diventato un bersaglio del terrorismo anarchico perché penso e scrivo».
Di più. Il direttore descrive la perdita della propria quotidianità e la vicinanza ai servitori dello Stato: «È sparita del tutto l’invenzione dell’agenda all’ultimo momento… I miei spostamenti sono monitorati. Gli agenti di polizia stanno sempre con me. Il “loro lavoro” si chiama spirito repubblicano».
L’editoriale di Sechi in pillole
E, come è inevitabile che sia, il pensiero di Sechi corre ai fantasmi del passato e alla propria famiglia. «Ho studiato il caso di Marco Biagi, ucciso dalle Nuove Brigate Rosse… So bene che chi scrive è una preda potenziale del terrorismo. Un trofeo da esibire nella lotta ideologica. La violenza verbale è uno tsunami… Ma lo spartiacque tra la minaccia degli esagitati dei social e l’essere diventato un bersaglio degli anarchici legati al “gruppo Cospito” è nella polvere da sparo».
«So bene che chi scrive è un trofeo da esibire nella lotta ideologica»
E alla fine di recriminazioni e pensieri, dolore, rabbia e preoccupazione, indignazione e voglia di rivalsa, il direttore lancia una sfida aperta ai suoi persecutori, rivendicando la propria totale libertà intellettuale: «Eccomi qua, cannibali. Avete cambiato la mia vita. Ma io continuo a scrivere. Per non perderla».
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