Traffico da un milione di euro
Turni h24 e droga a domicilio: smantellata a Ostia la “multinazionale dello spaccio”
La Guardia di finanza ha eseguito 26 misure cautelari a seguito di un’ordinanza del Tribunale di Roma, su richiesta della direzione distrettuale antimafia della procura. a seguito di un inchiesta sul narcotraffico.
In tutto, gli indagati sono 29 a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, produzione, traffico e detenzione illeciti di tali sostanze, violazione di sigilli e autoriciclaggio. Al momento sono state condotte in carcere 24 persone, mentre altre due si trovano ai domiciliari.
Le indagini hanno consentito di annientare un sodalizio criminale con base a Lido di Ostia, che era dedito all’acquisto, alla detenzione e alla cessione sistematica di cocaina ed eroina in una delle più rilevanti e strutturate piazze di spaccio della zona, denominata Case Rosse.
Roma, 26 arresti nella maxi-operazione della Guardia di finanza al Lido di Ostia
Secondo quanto emerso, gli indagati hanno gestito un traffico remunerativo di droga, organizzato su una logistica di livello professionale che garantiva la cessione quotidiana di un volume tra le cento e le centocinquanta dosi, assicurando introiti stimabili per oltre un milione di euro maturati nei nove mesi di indagine.
Le attività di spaccio si svolgevano 365 giorni all’anno, grazie a pusher coordinati su turni continui per la copertura dell’intero arco della giornata e sostenuti da una rete capillare di vedette appostate nei luoghi di vendita illegale, oltre che nelle immediate adiacenze per intercettare e indicare velocemente l’avvicinamento di veicoli o individui riconducibili alle forze dell’ordine.
Il sistema di vendita, la sua organizzazione e il riciclaggio dei proventi illeciti
Per ottimizzare i profitti e fidelizzare la rete di acquirenti, il gruppo provvedeva anche a un efficiente servizio di recapito della droga a domicilio, utilizzando corrieri dotati sia di mezzi propri che di veicoli espressamente messi a disposizione dall’associazione criminale. I proventi dell’attività venivano conseguentemente introdotti nei circuiti di autoriciclaggio, sottolineando una capacità di gestione finanziaria volta a nascondere le origini illecite dei flussi di denaro e a reinvestire i capitali accumulati.
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