L'ultima pista battuta
Pietracatella, svolta da brividi: i sospetti degli inquirenti su una donna “diabolica” vicina alla famiglia dietro l’avvelenamento
Il giallo di Pietracatella sarebbe a una svolta choc: con al vaglio una di quelle iperboliche inversioni di tendenza che lasciano senza parole su una vicenda già di per sconvolgente. Sì, perché il mistero ad oggi si tinge di tinte ancora più fosche. Dietro la tragica fine di Antonella Di Ielsi (50 anni) e della figlia Sara Di Vita (15), morte lo scorso dicembre nel piccolo borgo molisano, non ci sarebbe un’intossicazione accidentale, ma la mano spietata di una misteriosa donna «dalla mente diabolica», riferisce tra gli altri il Tgcom24 sul caso, dando conto dell’ultima, inquietante ipotesi al vaglio degli inquirenti, che ha spinto la Procura di Larino ad aprire un fascicolo per duplice omicidio volontario aggravato.
Giallo di Pietracatella, mamma e figlia avvelenate con la ricina: sospetti su una donna vicina alla famiglia
Dunque, se fino a ieri i sospetti si erano concentrati sulla strettissima cerchia familiare, oggi l’attenzione degli investigatori si allarga a una figura esterna. Una donna lucida e spietata che conoscerebbe alla perfezione le abitudini della famiglia, nonché dosi, effetti, e tempi d’azione della ricina. Il sospetto, infatti, è che la donna possa aver contaminato il cibo approfittando della confusione durante l’affollata tavolata della vigilia di Natale. Così, mentre i tecnici passano al setaccio chat e social network sui dispositivi sequestrati nella casa divenuta scena del crimine, per ricostruire gli ultimi contatti delle vittime, oggi pomeriggio verrà nuovamente interrogato il padre, l’unico a cui non è stato ancora sottratto il cellulare. «Noi lo abbiamo messo a disposizione», ha precisato però il suo avvocato.
Giallo di Pietracatella, la Procura nomina Locatelli consulente
Parallelamente, l’inchiesta accelera sul fronte scientifico. La procuratrice Elvira Antonelli ha blindato l’indagine disponendo un nuovo accertamento tecnico non ripetibile e ampliando il collegio dei consulenti. L’incarico ufficiale verrà conferito giovedì in Questura al professor Carlo Locatelli, direttore del Centro Nazionale Antiveleni di Pavia (che per primo isolò la ricina nel sangue delle vittime). Al suo fianco opererà il professor Daniele Merli, esperto chimico forense, chiamato ad approfondire gli aspetti scientifici e tossicologici dell’indagine. Saranno loro a dover fornire le prove scientifiche definitive per incastrare l’assassino, in un rompicapo che sta sconvolgendo il Molise. E non solo.
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