Fede che diventa cultura
Papa Leone XIV alla Sapienza, nel solco del “martirio bianco” di Benedetto XVI
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Diciotto anni fa, il fondamentalismo laicista di alcuni docenti dell’Università Sapienza di Roma e il pericolo di violenze e scontri da parte di gruppi studenteschi dei collettivi di sinistra misero il bavaglio a uno degli uomini di cultura più eruditi dell’età contemporanea, facendogli declinare l’invito a visitare quell’Ateneo, che pur era stato fondato da un papa, Bonifacio VIII, nel 1303. Davanti alla censura scientista ed ideologica, il mite Benedetto XVI rinunciò, sopportando quel “martirio bianco” della derisione e della discriminazione dei cristiani presente in Occidente e di cui un tristissimo capitolo fu quel del rifiuto al dialogo aperto, squisitamente culturale e sanamente scientifico tra fede e ragione.
Leone XIV alla Sapienza, 18 anni il bavaglio a papa Benedetto XVI
Grazie al martirio di Benedetto XVI, oggi un suo successore, Papa Leone XIV, ha varcato quelle porte, riannodando quel filo bruscamente interrotto e mostrando la proposta di una fede che diventa cultura. In tal senso, la ragione è spinta fino al mistero, dilatando l’immanenza, ed evitando il ripiegamento su se stessa e la fede non scade in sentimentalismo fideista e disincarnato. La sintesi tra la fede e la ragione ha permesso lo sviluppo anche scientifico e tecnologico dell’Occidente, nonché il consolidamento di una visione antropologica che ritiene l’uomo prioritario rispetto ad ogni potere dello Stato, delle ideologie e financo delle religioni.
La proposta di una fede che diventa cultura
Si riparte così sulle fondamenta della testimonianza solida e sofferta di Benedetto XVI e in attento ascolto di Leone XIV. Entrambi uniti dal riferimento ad uno dei grandi “fondatori” della cultura occidentale: Sant’Agostino d’Ippona. La verità nella sua oggettività messa oggi fortemente in dubbio mina sia l’approccio scientifico, sia la fede in Dio. Chi veramente ama il sapere non esclude Dio, chi veramente ama Dio non può che continuamente ricercare le sue tracce a partire dalle meraviglie del creato. Contro ogni curvatio in seipsum.
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