Il saluto dalla scalinata
Papa Leone alla Sapienza accolto come una star: standing ovation e selfie. “Siamo costruttori di pace. Non chiamate difesa il riarmo”
Standing ovation, strette di mano, selfie ma anche momenti di meditazione per la visita di papa Leone alla Sapienza di Roma. Rispettate le attesa della vigilia per la prima volta di Prevost nell’ateneo più grande d’Europa, a 18 anni dalla visita pastorale di Benedetto XVI, naufragata per le contestazioni di fanatici dello scientismo e collettivi studenteschi. Applausi, boati e telefoni puntati verso i maxischermi hanno salutato l’arrivo del Pontefice nella città universitaria e il suo ingresso nella Cappella dell’ateneo “Divina Sapienza”. Il silenzio è poi calato non appena il Papa ha osservato un momento di preghiera prima di iniziare il suo discorso agli studenti. Ad accoglierlo la rettrice Antonella Polimeni e il cappellano, don Gabriele Vecchione. Di grande impatto il saluto davanti alla scalinata monumentale. Bagno di folla tra gli studenti che lo hanno acclamato con “W il Papa. Poi l’intervento nell’Aula Magna. “Penso che sia un’opportunità importante esserci sia se guardiamo l’evento come un fatto spirituale sia che lo guardiamo come a un incontro con un Capo di Stato”, dice una studentessa di Medicina in fila per entrare in Aula Magna.
Papa Leone XIV accolto come una star alla Sapienza
Tante le suggestioni rivolte ai giovani con l’appello conclusivo alla pace. “Collaboriamo insieme, siamo tutti costruttori di pace nel mondo. Lavoriamo, studiamo, facciamo tutto, dai rapporti fra amici, le nostre parole, il nostro modo di pensare, per costruire la pace nel mondo, abbiate sempre speranza nella possibilità di costruire un mondo nuovo. Grazie per essere qui . E arrivederci”, ha detto Leone parlando a braccio prima di lasciare l’ateneo. Nel corso dell’intervento il pontefice si è pronunciato contro la crescita della spesa militare. Ha ricordato l’importanza della formazione come forma di “carità” e incoraggiato lo sviluppo di legami e relazioni, tipici della stagione universitaria. Non senza un passaggio severo sull’intelligenza artificiale.
“Non si chiami difesa un riarmo che aumenta l’insicurezza”
“Non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile affinché non de-responsabilizzino le scelte umane”. “Che mondo stiamo lasciando? – ha detto ancora – un mondo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra”. Poi un’iniezione di fiducia agli studenti. “ Vi immagino a volte spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro è ancora da scrivere e che nessuno ve lo può rubare. Gli studi che fate, le amicizie che sorgono in questi anni e l’incontro con diversi maestri del pensiero – ha sottolineato Leone XIV – sono promessa di ciò che può cambiare in meglio noi stessi. Prima ancora che la realtà attorno a noi. Quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo”.
“Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male”
Prevost ha messo in guardia dall’ansia da prestazione. “Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili. qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia”. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani – ha aggiunto – ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo! Proprio questa nostra speciale dignità mi porta a condividere con voi due domande. A voi giovani questo malessere chiede: “Chi sei?” Essere noi stessi, infatti, è l’impegno caratteristico della vita di ogni uomo e di ogni donna. “Chi sei?”. Noi siamo i nostri legami, il nostro linguaggio, la nostra cultura: a maggior ragione, è vitale che gli anni dell’università siano il tempo dei grandi incontri”. I passaggi più forti del pontefice sono stati scanditi da molti applausi prima del tributo finale quando gli studenti si sono alzati in piedi. Nel corso della visita pastorale all’ateneo il papa accoglie con un applauso la notizia dell’arrivo di alcuni studenti da Gaza grazie all’apertura di corridoi umanitari in collaborazione con la diocesi di Roma.
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