Fermezza del governo
Migranti, Piantedosi difende la linea del governo Meloni e zittisce i gufi: “L’Europa ora segue l’Italia”
Il ministro dell’Interno difende l’accordo con Tirana e apre alla trasformazione delle strutture in hub di frontiera europei. “Modello innovativo” e “più rimpatri” restano la linea del governo sulla gestione dei flussi migratori
Politica - di Alice Carrazza - 13 Maggio 2026 alle 15:42
Il progetto in Albania non solo non è in discussione, ma rappresenta ormai un modello osservato anche in Europa. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi chiude senza esitazioni le polemiche nate attorno alle dichiarazioni del ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha, interpretate da una certa stampa sinistra come il segnale di una possibile frenata sull’accordo siglato da Giorgia Meloni ed Edi Rama per il controllo dei flussi migratori. Per il titolare del Viminale si tratta di una lettura completamente distorta: “Niente di più falso”, taglia corto nell’intervista rilasciata al Messaggero.
Il modello Albania resta centrale
Piantedosi racconta di aver trovato in Albania “strutture operative e personale che sta lavorando con professionalità”, sottolineando come la fase iniziale sia stata complicata soprattutto dai contenziosi giudiziari. Ora, però, il sistema sarebbe destinato a entrare “progressivamente a pieno regime”, anche alla luce dei nuovi regolamenti europei sui Paesi sicuri.
Il titolare del dicastero insiste soprattutto sul ruolo svolto dai Cpr come strumento per accelerare i rimpatri di soggetti considerati pericolosi. “Da lì abbiamo rimpatriato personaggi pericolosi per la sicurezza”, spiega, attaccando apertamente quella che definisce “certa retorica che parla di povera gente trattenuta solamente per la scadenza del permesso di soggiorno”.
Piantedosi, neanche a dirlo, entra anche nel dettaglio dei profili espulsi da Gjader: “Solo per citare i casi più gravi, tra coloro che abbiamo rimandato a casa da Gjader segnaliamo 1 omicida pluripregiudicato, 5 condannati per violenza sessuale anche su minori, una quarantina tra spacciatori, rapinatori e violenti”.
La smentita sulle tensioni con Tirana
Insomma, i centri svolgono il loro dovere e Piantedosi tira dritto: “Abbiamo deciso di implementare l’accordo in essere, che rappresenta un fiore all’occhiello per l’Italia, un modello innovativo, apprezzato anche in Europa”, afferma, dopo l’incontro con il ministro dell’Interno albanese Besfort Lamallari.
Dietro la difesa dell’accordo c’è anche una rivendicazione politica più ampia. Secondo il ministro, il governo Meloni avrebbe anticipato un orientamento oggi condiviso a Bruxelles. “Quando siamo partiti venivamo criticati e isolati, oggi quelle idee sono entrate nell’agenda europea”, osserva, indicando negli hub nei Paesi terzi e nell’esternalizzazione delle procedure due direttrici ormai consolidate nel confronto europeo.
Il costo dell’immigrazione fuori controllo
Il ministro respinge poi le accuse di aver sprecato risorse pubbliche per una “misura bandiera”. Piuttosto ribalta la prospettiva e punta il dito contro le politiche migratorie del passato. “La vera domanda è: quanto costa non governare l’immigrazione irregolare?”, sostiene, evocando gli anni dell’operazione Mare Nostrum e gli oltre 500mila sbarchi registrati tra il 2014 e il 2016. Numeri che, secondo il Viminale, avrebbero comportato costi superiori agli 8 miliardi di euro per un’accoglienza “indiscriminata”.
Intanto il governo valuta una possibile evoluzione dei centri in veri e propri hub di frontiera. “Stiamo valutando tutte le soluzioni utili a rendere quelle strutture sempre più funzionali”, conferma Piantedosi, spiegando che l’obiettivo resta quello di “accelerare le procedure” e aumentare l’efficacia dei rimpatri. “Non è una questione ideologica, ma di aderenza alla realtà”.
Sicurezza e controllo del territorio
Nel ragionamento del ministro, immigrazione e sicurezza restano poi strettamente legate. Piantedosi rivendica il calo dei reati registrato nel 2025, con una diminuzione del 2% rispetto all’anno precedente, e indica le priorità da qui al 2027: “Meno sbarchi, più rimpatri, più assunzioni delle forze dell’ordine, più controllo del territorio”.
“Il tema della sicurezza urbana è per noi fondamentale. Abbiamo investito molte risorse per progetti di videosorveglianza, per affermare un principio: tolleranza zero verso chi pensa che nelle nostre città possano esistere zone franche”. Non solo: “Abbiamo in cantiere ulteriori iniziative per destinare a questi progetti altre decine di milioni. Abbiamo stabilizzato le “zone rosse” e messo in campo le operazioni “ad alto impatto””. Tutto questo per restituire “ai cittadini onesti intere aree e parchi della città”.
La linea resta quella indicata dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni: sicurezza, controllo dei confini e cooperazione con i Paesi terzi. Una strategia che il governo considera ormai irreversibile e che, secondo Piantedosi, ha già spostato l’asse del dibattito europeo.
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