L’incontro
Meloni-Dbeibeh, Roma punta sulla Libia per blindare energia e sicurezza nel Mediterraneo
Roma rafforza l’asse con Tripoli mentre il Mediterraneo torna snodo critico tra crisi energetica, migrazioni e competizione geopolitica. Sul tavolo investimenti, stabilizzazione libica e il rischio di nuove tensioni sulle rotte del petrolio Con l’incognita Hormuz ancora aperta e la pressione migratoria al centro dell’agenda europea, l’Italia rafforza il canale con Tripoli tra investimenti energetici, sicurezza delle infrastrutture e stabilizzazione del quadrante nordafricano
Il governo accelera sul dossier libico in una fase in cui il Mediterraneo centrale è tornato a essere uno spazio strategico per la sicurezza energetica europea e di frontiera per l’Italia. L’incontro a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro del Governo di Unità Nazionale Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh si inserisce in questo quadro: mentre l’incertezza nello Stretto di Hormuz continua infatti a condizionare mercati e rotte del petrolio, le capitali europee cercano proprio nel Nord Africa nuovi margini di stabilità. In questo clima, tra sorrisi misurati e strette di mano, Roma e Tripoli consolidano un’intesa che va oltre la semplice cooperazione bilaterale.
Intesa storica con Tripoli
Secondo quanto riportato direttamente da Palazzo Chigi, i due leader hanno discusso di come “rafforzare ulteriormente” i già solidi rapporti, con particolare attenzione agli investimenti sul piano dell’energia e alle relazioni economiche. Sul tavolo anche il coordinamento sui flussi migratori e la cooperazione con attori regionali come Turchia e Qatar, sempre più presenti negli equilibri libici.
Il nodo energetico
La Libia, non a caso, resta un attore chiave nel gioco mediterraneo. Nonostante la frammentazione politica e istituzionale, il Paese continua a essere decisivo per l’approvvigionamento dell’Unione europea grazie alle sue riserve di greggio leggero e alla vicinanza geografica con il mercato continentale. E di fronte a questo scenario, l’Italia non può far altro che essere centrale.
Eni, in particolare, mantiene una posizione privilegiata nelle attività estrattive e di esplorazione, mentre Tripoli punta a riaprire definitivamente il settore agli investimenti internazionali dopo anni di paralisi. Le principali compagnie energetiche globali stanno osservando con attenzione la nuova fase libica, incoraggiate dall’aumento della produzione e dall’impennata dei ricavi petroliferi registrata negli ultimi mesi dalla National Oil Corporation.
Migranti e sicurezza
Accanto all’energia resta aperto il tema migratorio. Italia e Libia hanno riaffermato il “comune impegno nella gestione dei fenomeni migratori”, in un momento in cui le partenze dalla costa libica restano uno dei principali fronti di pressione per l’Europa meridionale. “Abbiamo esaminato la cooperazione nel contrasto all’immigrazione irregolare e il rafforzamento della partnership, a beneficio della stabilità e degli interessi di entrambi i Paesi e dei rispettivi popoli”, ha scritto il premier libico su X al termine dell’incontro.
Nel colloquio è emersa anche una questione sensibile: quella riguardante i “cittadini libici detenuti in Italia e le modalità per accelerare le procedure relative all’attuazione dell’accordo sullo scambio di prigionieri”, ha riferito il premier.
Uno scenario frammentato
Resta però una fragilità. La Libia vive ancora una divisione politica e militare irrisolta: il governo guidato da Dbeibeh mantiene il riconoscimento internazionale, mentre la Cirenaica resta nell’orbita del maresciallo Khalifa Haftar. Il processo elettorale è fermo da anni e le Nazioni Unite continuano a segnalare la presenza di traffici illeciti e reti armate che attraversano il Paese.
In questo contesto Meloni ha riaffermato “il pieno sostegno italiano a un processo politico, a guida libica e facilitato dalle Nazioni Unite”, ribadendo la scelta di Roma di mantenere aperto il canale con Tripoli e di preservare un ruolo di equilibrio nel Mediterraneo.
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