Lo scoop del Giornale
Le mail horror di Salim El Koudri: “Bastardi cristiani di m…Voi e il vostro Gesù Cristo, ve lo brucio”
Un dettaglio emerso in queste ore getta una luce ancora più inquetante nel tragico investimento di sabato pomeriggio in centro a Modena: il 27 aprile 2021, Salim El Koudri, l’uomo che al volante della sua auto ha falciato decine di passanti, riducendone alcuni in fin di vita, ha scritto all’Università di Modena alcune mail che mostravano tutti i suoi problemi psicologici.
Le quattro mail, anticipate da Il Giornale, e ora all’attenzione degli inquirenti recitano: “Dovete farmi lavorare come impiegato non magazziniere capito e qua a Modena e non in culo al mondo dove ti rimangono in tasca 500 euro al mese se ti va bene”; “Fatemi lavorare”; “Bastardi cristiani di merda voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio”.
L’ipotesi di radicalizzazione di Salim El Koudri
Il tutto, salvo poi scusarsi pochi minuti più tardi con una laconico: “Mi dispiace per la maleducazione”. Raggiunto dall’AGI, l’Ateneo modenese ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione. “Vivo in un paese di razzisti” ha detto Salim El Koudri agli inquirenti, dopo la cattura.
Il Giornale ha individuato anche altre tracce digitali altrettanto inquietanti. «Non esitare a tagliare qualsiasi mano che ti disturba». E ancora: «Inshallah, amore mio». Frasi in arabo pubblicate su un profilo social con lo stesso nome dell’attentatore di Modena, Salim El Koudri. Coincidenza o pista reale? Gli inquirenti frenano: sono in corso tutti gli accertamenti e, allo stato attuale, quel profilo non dovrebbe appartenere alla stessa persona fermata dopo la strage, ma le verifiche continuano. Intanto resta il giallo delle foto: sui giornali circolano due immagini diverse, quella segnaletica in bianco e nero e uno scatto a colori identico al profilo legato all’islam radicale.
La testimonianza da Modena: “Personaggio inquietante”
La cronista de La Stampa ha girato i locali frequentati dal trentenne di origine marocchina. A cominciare dall’American bar di via Roma a Modena: «Prendeva caffè e non diceva una parola. Era chiuso, schivo». E così al tabaccaio all’angolo. «Veniva qui tutti i pomeriggi, sempre da solo – racconta Roberto Veronesi, dipendente dell’attività commerciale – Comprava dei sigari e a volte anche dei gratta e vinci». Com’era? «Inquietante» risponde, senza girarci attorno, Veronesi. E spiega: «Nei video l’ho riconosciuto dall’auto, parcheggiava sempre chiudendo il passaggio alle persone. Era incurante di tutti. Le mie collaboratrici avevano paura di lui perché era strano, capitava che si fermasse a guardarti per qualche minuti senza dire niente. Si vedeva che era una persona senza equilibrio».
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