I conti a posto
La Ue apre sul deficit: se il “buco” del superbonus grillino scende, in autunno l’Italia sarà promossa
Da Bruxelles arrivano buone notizie sul leggero sforamento del deficit che ha impedito all’Italia di mettere fine alle procedure punitive che limitano gli investimenti. E’ ancora possibile che l’Italia esca dalla procedura per deficit eccessivo nel 2026. Il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis (nella foto in alto con Giorgetti) ha dichiarato al quotidiano La Stampa che nella conversazione che ha avuto con il ministro italiano dell’Economia, a margine dell’Eurogruppo, quest’ ultimo gli ha detto che “potrebbero esserci alcune rivalutazioni dei dati in autunno, alla luce dei numeri definitivi del Superbonus. E quindi potrebbero esserci degli sviluppi”.
L’Italia fuori dalla procedura di deficit eccesssivo in autunno?
Pertanto, se Eurostat confermasse una revisione del deficit 2025 dal 3,1% al 2,9% nel prossimo ottobre, la Commissione potrebbe decidere di chiudere la procedura subito. “Teoricamente è possibile”, ha detto ancora Dombrovskis, confermando che la decisione sarebbe presa “in autunno sulla base dell’eventuale rivalutazione di Eurostat”. Ma, ha sottolineato, per chiudere la procedura il deficit deve “stabilizzarsi sotto la soglia”. Le regole stabiliscono che il deficit/Pil deve essere sotto il 3%.
Il vicepresidente della Commissione Ue, dunque, conferma che la decisione verrebbe presa “in autunno sulla base dell’eventuale rivalutazione di Eurostat”, pur ribadendo che per chiudere la procedura il disavanzo deve “stabilizzarsi sotto la soglia”. Rispetto alla gestione della crisi energetica, Dombrovskis dichiara che “il nostro consiglio è di adottare misure temporanee, limitate e che non portino a un aumento della domanda di combustibili fossili”, ma soprattutto “di farlo rispettando le traiettorie di bilancio concordate”.
I margini concessi da Dombrovskis
Spiegando i margini di manovra concessi agli Stati, il commissario chiarisce che “nel nostro quadro di bilancio ci sono stabilizzatori automatici che garantiscono già alcune flessibilità prima ancora delle misure discrezionali adottate dagli Stati, come il calo delle entrate legato al rallentamento economico, la componente ciclica delle spese per i sussidi di disoccupazione e anche l’aumento dei costi per i tassi d’interesse che non devono essere compensati nella traiettoria di bilancio dei singoli Stati. Questi parametri agiscono da stabilizzatori automatici per gli Stati, creando margini di manovra prima ancora di discutere delle misure. Questo è il nostro consiglio ed è il motivo per cui non stiamo proponendo una flessibilità di bilancio aggiuntiva”.
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