Condannato per spionaggio
Iran, giustiziato uno dei più giovani e talentuosi ingegneri: aveva ammesso le accuse sotto tortura
Non si fermano le applicazioni della pena capitale in Iran. Stavolta a perdere la vita è stato Erfan Shakourzadeh, ingegnere aerospaziale ventinovenne accusato e condannato per aver collaborato con l’intelligence americana e il Mossad israeliano. A riferirlo è stata l’agenzia di stampa Mizan, legata alla magistratura della Repubblica islamica. Shakourzadeh era laureato all’Università di Scienza e Tecnologia dell’Iran ed è stato arrestato nel 2025 dal corpo di spionaggio dei Pasdaran. Secondo quanto riporta Iran International, che cita alcuni gruppi attivi per i diritti umani, il giovane ha trascorso nove mesi in isolamento prima di essere condannato a morte. Secondo Euronews, Erfan era considerato come uno dei giovani più talentuosi del Paese nel suo campo e infatti lavorava per un’azienda specializzata nei sistemi satellitari.
Iran, giustiziato uno dei migliori ingegneri per aver collaborato con Cia e Mossad
Nessun dettaglio sulle prove contro Shakourzadeh e tantomeno alcun procedimento legale è stato pubblicato prima della sua esecuzione. In una nota che è uscita di nascosto dal carcere, l’ingegnere ha negato tutte le accuse mosse contro di lui, affermando di aver ammesso le colpe sotto costrizione: «Pochi mesi prima del conflitto dei 12 giorni, sono stato detenuto dall’intelligence delle Guardie rivoluzionarie con l’accusa inventata di spionaggio e collaborazione con i Paesi nemici e sono stato costretto a fare una confessione durante otto mesi e mezzo di torture e isolamento».
La scia di sangue prosegue a Teheran: Shakourdazeh non è l’unico ad aver subito la pena capitale
Secondo il Centro Abdorrahman Boroumand per i diritti umani, la Repubblica islamica ha effettuato almeno 612 esecuzioni nei primi quattro mesi del 2026, con una media di almeno cinque esecuzioni al giorno per un periodo di 117 giorni. Tra questi anche l’influencer iraniana Diana Bahadour, che viaggiava in moto per il Paese, cercando di diffondere un messaggio di libertà contro le stringenti leggi teocratiche degli ayatollah.
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