Una giornata difficile
Il martedì nero della sinistra italiana: in poche ore affossata su economia, stabilità del governo e migranti
I dati Istat, le dichiarazioni di Marina Berlusconi, i fischi per fischi presi sul Protocollo Italia-Albania: Pd, M5S e Avs ha preso tre brutti colpi, uno dietro l'altro
Giornata da dimenticare per la sinistra italiana, che nel giro di poche ore ha dovuto incassare tre colpi – inferti da Istat, Marina Berlusconi e governo albanese – che hanno smontato propaganda, speranze e illusioni su tre temi di primo piano: politiche economiche, stabilità del governo, migranti.
La propaganda avversa sull’economia smontata dai dati Istat
All’inizio sono stati i dati Istat, che hanno certificato la crescita della produzione industriale dell’1,5% e delle retribuzioni del 2,4% su base annua e l’efficacia delle riforme fiscali del governo per contrastare l’inflazione e favorire la redistribuzione della ricchezza a vantaggio dei ceti medio-bassi. Proprio le tesi su produzione industriale inchiodata, stipendi bassi e abbandono delle fasce più deboli a vantaggio dei più abbienti sono state tra i temi preferiti dalla sinistra per sostenere la narrazione del presunto fallimento delle politiche economiche e fiscali del governo. Narrazione ampiamente smentita dai numeri.
Marina Berlusconi azzera i sogni “inciucisti”
Crolla poi miseramente la speranza di una spaccatura interna alla maggioranza, alimentata dai rumors su presunte manovre di Marina Berlusconi per impedire una vittoria netta di Giorgia Meloni alle prossime politiche. È stata la diretta interessata, stufa di «retroscena del tutto campati in aria», a smentire «con estrema chiarezza» la tesi inciucista che vorrebbe la figlia del Cav impegnata, per il tramite di Gianni Letta, a ordine macchinazioni con il Pd per arrestare il centrodestra e favorire il “partito del pareggio” anche in vista dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica. «Non sono né artefice, né ispiratrice di manovre volte a ridefinire alleanze e schieramenti, o addirittura a influenzare l’elezione del futuro presidente della Repubblica», ha chiarito la presidente di Fininvest, aggiungendo di guardare «con attenzione e affetto» a Forza Italia e di provare «lo stesso legame ideale con l’intero centrodestra», che come gli azzurri «è parte integrante – e imprescindibile – dell’eredità politica di Silvio Berlusconi».
La figuraccia epocale di Pd, M5S e Avs sul Protocollo Italia-Albania
Infine, il colpo di grazia sul Protocollo Italia-Albania, frutto di uno di quegli atti di surreale autolesionismo politico di cui solo la sinistra italiana sembra capace. I fatti sono questi: il ministro degli Esteri albanese, Ferit Hoxha, rispondendo a una domanda di un giornalista a Bruxelles, ha detto che non sapeva se nel 2030 il Protocollo sarebbe stato rinnovato perché in quella data, scadenza naturale dell’accordo, l’Albania dovrebbe diventare Stato membro dell’Ue e dunque verrebbe meno il presupposto del Paese terzo; Pd, M5S, Avs e tutta l’opposizione, tranne Azione, hanno capito o voluto capire che si trattava di un disconoscimento politico dell’intesa e hanno iniziato a parlare di «fallimento del governo», «disfatta», «danno erariale», oltre a chiedere come di consueto una «informativa urgente» della premier in Parlamento. Senonché Hoxha sui social ha chiarito l’ovvio, ovvero che la sua era una riflessione sul fatto che nel 2030 «la situazione sarà diversa», rammaricandosi per il fatto che «il rumore spesso viaggia più veloce dell’argomentazione, della logica e del contesto».
Rama dà in colpo di grazia: «Accordo in vigore finché l’Italia vorrà»
Sarebbe bastato questo a ricoprire di vergogna la sinistra italiana. Ma poi è arrivato anche il carico più pesante, complice certa stampa che ha ritenuto di correre a cavalcare il presunto caso: è intervenuto direttamente il premier albanese Edi Rama, che per inciso è un socialista. «A tutti i giornalisti italiani e non solo, che mi contattano in merito a una citazione fuorviante riportata da un organo di stampa dopo un’intervista al ministro degli Esteri albanese: vorrei ribadire, in modo chiaro e spero definitivo, che il nostro Protocollo con l’Italia è destinato a rimanere in vigore finché l’Italia lo desidererà», ha scritto Rama.
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