Più glamour che Pro-Pal
Il diavolo veste Albanese: la relatrice Onu celebrata da Vogue (per la gioia dei radical chic)
Da relatrice Onu a icona pop globale: Francesca Albanese approda perfino su British Vogue. Un salto che dice molto su certi circuiti mediatici internazionali e sulle nuove “eroine” care al mondo radical chic.
Albanese, da tempo al centro delle polemiche per le sue posizioni sul conflitto israelo-palestinese — giudicate da molti osservatori più che indulgenti verso Hamas — viene raccontata dal magazine di moda come una vera star. Non una giurista, ma quasi una celebrità.
Vogue incorona Albanese ed esagera: “Ai suoi libri folle da rockstar”
Intervistata dalla direttrice digitale Kerry McDermott, la relatrice Onu promuove il suo libro, descritto come un caso editoriale: un anno in classifica in Italia, tradotto in 11 lingue e, a detta sua, capace di richiamare “migliaia di persone” alle presentazioni.
British Vogue parla apertamente di “folle da rockstar”, citando eventi affollati a Catania e Genova. Un racconto entusiasta, quasi agiografico, che trasforma Albanese in un’icona globale, tra lettere di fan e sostegno internazionale.
La narrazione vittimista: “Mi vogliono screditare”
Non manca il consueto copione: quello della vittima degli attacchi. «Seguono sempre lo stesso schema: screditare, rovinare la reputazione, farmi sentire minacciata», sentenzia Albanese.
Una linea difensiva già sentita, che evita però di entrare nel merito delle critiche mosse alle sue posizioni.
Nuovo libro in arrivo (e altra visibilità)
E mentre Vogue le dedica spazio che raramente riserva persino alle star della moda, Albanese annuncia anche un nuovo libro: «Fare la cosa giusta è un incredibile antidepressivo».
Un messaggio che suona come uno slogan, perfetto per alimentare un consenso sempre più ideologico.
Quando l’attivismo diventa moda
Il punto politico, però, resta. La consacrazione su Vogue non è solo curiosità mediatica: è il segnale di come una certa narrativa trovi spazio e amplificazione nei circuiti culturali globali.
Dal diritto internazionale alle copertine patinate, il passo è breve. E il rischio è che il dibattito venga sostituito dal tifo.
Insomma, il diavolo veste Prada. E, a quanto pare, oggi anche Albanese.
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