Lo sport nel pallone
Il 1994: l’anno in cui nacque il calcio moderno e i tifosi divennero “clienti”
La "sentenza Bosman", i tre punti a vittoria, i Mondali Usa: ecco come e perché quell'anno rappresenta il momento in cui cambiò tutto
Posto che ogni processo è quasi sempre graduale, a voler individuare un anno da cui far partire quello che conosciamo come calcio moderno, questo è il 1994. In quel periodo, del resto, accadono almeno due episodi che determinano una svolta nella storia di questo sport: anzitutto, si inizia insistentemente a discutere della liberalizzazione dei calciatori stranieri. Il dibattito, propedeutico alla “sentenza Bosman”, che arriverà l’anno dopo, è accompagnato da un impulso esterofilo che, almeno in Italia, porta proprietà, allenatori e tifosi ad agognare più che in passato l’acquisto del calciatore forestiero, finanche quando le qualità tecniche non giustificano tale predilezione. Si iniziano quindi a preferire i calciatori dai nomi esotici a quelli italiani, a tutto detrimento dei nostri vivai.
I tre punti a vittoria
C’è poi un secondo episodio culmine: l’assegnazione, nei campionati nazionali, di tre punti a vittoria anziché due. È una svolta che cambia radicalmente l’approccio alle partite. La vittoria assume un peso ancor maggiore rispetto al pareggio, così da favorire il gioco d’attacco a quello difensivo. Conquistare tre punti piuttosto che uno fa la differenza. La spettacolarizzazione dell’evento diventa allora centrale. Il catenaccio, la zona mista, la marcatura a uomo conoscono così un lento ma inesorabile declino. È anche una mutazione filosofica: il calcio comincia in tal guisa ad assomigliare a sport più veloci, compulsivi, abituando così lo spettatore a un numero sempre minore di pause. È lo stile Nba, è una sorta di americanizzazione della pratica calcistica, dove prevale l’equazione per cui tanti gol corrispondono a maggior divertimento.
Il Mondiale Usa ’94
Non a caso il 1994 è anche l’anno dei Mondiali negli Stati Uniti, laboratorio di sperimentazioni nuove, come i numeri di maglia personalizzati (altra analogia con la Nba), le panchine più lunghe, gli arbitraggi più severi verso le perdite di tempo. L’innovazione travalica il rettangolo verde e finisce per investire anche le proprietà delle squadre, con presidenze più attente al marketing, ai diritti tv e poi agli aspetti finanziari. Si gettano dunque le basi per una sostituzione radicale: la vecchia imprenditoria familiare, tipicamente italiana, progressivamente cede il passo (anche) nel mondo del calcio ai gruppi internazionali e ai fondi d’investimento.
Cambia il calcio, ma anche la politica
Il 1994, quindi, è un anno spartiacque per il calcio mondiale, soprattutto per il calcio italiano. Ma la svolta, forse, per uno sport così popolare non può che essere la conseguenza di drastici cambiamenti nell’ambito politico ed economico. Va ricordato allora che il 1994 è pure l’anno embrionale del Wto, che nascerà ufficialmente il 1° gennaio 1995. Il World Trade Organization, ossia l’Organizzazione Mondiale del Commercio sdogana la globalizzazione. I confini rischiano così di essere simbolicamente abbattuti dal nuovo che avanza e il calcio non è alieno a questo processo. La dimensione sociale del tifo, con le sue liturgie e le sue tradizioni incompatibili rispetto alle leggi del mercato, diventa quasi un intralcio alle esigenze economiche. Ecco dunque che il calcio moderno diviene inviso ai tifosi, che i nuovi proprietari definiscono clienti. Il 1994, pertanto, non sarà stato distopico come il 1984 di George Orwell, ma è un punto di rottura decisivo. È l’anno che segna il discrimine tra un prima e un dopo, nel calcio e forse non solo nel calcio.
Ultima notizia
Fantapolitica
Tajani mette in riga Conte: “Forza Italia alternativa alla sinistra. Sono i 5Stelle a non avere le idee chiare…”
Politica - di Eugenio Battisti