Roma vince e convince
I mercati premiano l’Italia e scaricano la Francia: boom di acquisti stranieri sui Btp mentre Parigi affonda nei debiti
Secondo il Fondo monetario internazionale, nel 2025 il debito italiano resterà stabile, mentre quello francese dovrà gestire oltre 846 miliardi di rifinanziamenti. Così, gli investitori internazionali non ci pensano due volte e tornano a comprare titoli di Stato italiani
I compratori stranieri sono tornati sui Btp. E questa volta i volumi vengono osservati con attenzione non soltanto nelle trading room delle banche, ma anche ai piani alti del Tesoro e nelle cancellerie europee. Perché il segnale che arriva dal mercato è chiaro: mentre Francia, Stati Uniti e Regno Unito vedono aumentare deficit, costo del debito e fabbisogni di finanziamento, l’Italia sta progressivamente uscendo dalla categoria dei sorvegliati speciali. Per il governo Meloni si tratta di un ulteriore successo: la credibilità riconquistata sui mercati si è trasformata in capitale politico strategico da preservare.
Il cambio di paradigma
Secondo gli ultimi dati del Fondo monetario internazionale, nel 2025 il debito pubblico nostrano si attesta al 137,1% del Pil. Un livello ancora alto, ma sostanzialmente stabile. Washington al 123,9% e continuano a salire, Parigi al 116%, Londra oltre il 102%. Berlino resta sotto controllo, ma rappresenta ormai un’eccezione all’interno del G7. Nel dibattito economico internazionale sta emergendo un punto sempre più condiviso anche tra istituzioni europee e investitori: il semplice rapporto debito/Pil non basta più a misurare la solidità di un Paese, come ha ben spiegato oggi Marco Fortis sul Messaggero. Conta la traiettoria del debito, conta il costo degli interessi, conta soprattutto chi detiene quei titoli.
Ed è qui che Roma rivendica il proprio vantaggio competitivo. L’Italia, pur con un debito elevato, è tornata in avanzo primario e vede crescere la spesa per interessi molto meno di altri partner occidentali. Tra il 2014 e il 2027 il costo annuale degli interessi salirà del 29,8%, fino a 96,6 miliardi. Negli Stati Uniti di Trump l’incremento previsto supera il 145%, nel Regno Unito di Starmer l’87,5%, nella Francia macroniana l’85%. Numeri che nelle ultime settimane hanno alimentato anche discussioni riservate dentro le istituzioni Ue. Perché il tema non riguarda più soltanto i Paesi mediterranei tradizionalmente messi sotto scacco da Bruxelles. Oggi la pressione si sta spostando verso economie considerate fino a pochi anni fa intoccabili.
Il fattore Btp
A fare la differenza, secondo il Tesoro, è soprattutto la struttura del debito italiano. Circa un terzo dei titoli di Stato è detenuto all’estero, contro oltre la metà nel caso francese. La quota resta tra le più basse dell’Eurozona. In pratica, “non siamo poi così ricattabili”. In parallelo, le famiglie e imprese italiane continuano a sostenere direttamente il mercato dei titoli di Stato, detenendo circa il 14,5% del debito nazionale. È un elemento che alle agenzie di rating piace. Non a caso S&P, confermando il giudizio BBB+ con outlook positivo, ha indicato due fattori centrali: l’elevata ricchezza privata e la posizione patrimoniale netta verso l’estero. L’Italia, infatti, a fine 2025 risulta creditrice netta verso il resto del mondo per 348 miliardi di euro. La République française è invece debitrice per oltre 846 miliardi.
La partita politica
Per l’esecutivo “il dossier debito” resta la vera prova dei prossimi mesi. La maggioranza di centrodestra difende la linea del rigore selettivo, mentre da sinistra chiedono margini più ampi per spesa sociale e investimenti— come al solito: assistenzialismo e soldi a pioggia… Dentro il Parlamento il confronto si sta infatti già spostando sulla prossima legge di bilancio. Il punto politico, però, è agli occhi di tutti: i mercati premiano la linea Meloni. E qualsiasi ritorno alla stagione dei sussidi indiscriminati rischierebbe di riportare il Paese da capo a dodici.
Ultima notizia
Debutto a Milano
Nasce i-broS™, la tecnologia che protegge l’identità delle aziende per governare l’AI
Cronaca - di Redazione