Facciamo chiarezza
Giuli si leva due sassolini dalla scarpa: punge Salvini sulla Biennale (“pensavo facesse autocritica”) e svolta sul caso Regeni
Il ministro detta la linea e invoca un "cambio di paradigma”. Stoccata ironica al leader leghista e nuove regole sui finanziamenti: «Abbiamo ereditato un sistema opaco. Ora nuove regole»
Il ministro Giuli non rifugge certo dal confronto, anzi. Se solo due giorni fa, alla vigilia della premiazione dei David di Donatello al Cinema, in occasione del rituale appuntamento al Quirinale per la celebrazione dell’evento, il titolare del dicastero della Cultura ha rotto il silenzio e il fronte dell’assedio ideologico, annunciando fondi a pioggia al settore e asserendo con nettezza nel suo discorso istituzionale: «Più qualità e meno amichettismo. È finita l’era degli sprechi», oggi, cone le dichiarazioni rilasciate a SkyTg24, delinea un profilo istituzionale che rivendica autonomia intellettuale e una visione di sistema che va oltre il contingente.
Il ministro Giuli si leva qualche sassolino dalla scarpa
Del resto, non è un mistero che Alessandro Giuli prediliga la precisione chirurgica del linguaggio alla clava della polemica istintiva. Tuttavia, quando il confronto si sposta sul terreno dell’autorevolezza istituzionale e della qualità dei contenuti, il Ministro della Cultura non arretra. E allora, tra il “caso Regeni” e un post del collega Salvini, il ministro prova a togliersi qualche sassolino dalla scarpa…
Giuli replica al post di Salvini: assenteismo? Pensavo facesse autocritica…
Il primo sassolino, allora, ha delle spigolature politiche. Alessandro Giuli, commentando nel corso della diretta Live In Roma su Sky, il post di Matteo Salvini che ieri ha pubblicato un commento sull’assenza del ministro alla vernice della Biennale Arte («gli assenti hanno sempre torto, viva l’arte libera e coraggiosa!», aveva scritto il vicepremier), ribalta la narrativa dell’assenteismo con una sferzata d’ironia. E replica: «Quando ho visto quel post l’ho frainteso e ho pensato “è Salvini che fa autocritica, per scusarsi del fatto che frequenta poco il suo ministero”. Invece non era un’autocritica sul suo assenteismo”», ha commentato il ministro della Cultura in diretta su Sky, rispondendo al post di Matteo Salvini che ieri ha pubblicato il commento sull’assenza del ministro alla vernice della Biennale Arte.
Quindi ha anche aggiunto in calce e chiuso il file del botta e risposta a distanza: «Rispetto la sua posizione, che è una posizione condivisa da tante altre persone – ha aggiunto Giuli –. Non mi pare un caso importante il fatto che Salvini prediliga la Biennale non del dissenso, ma della “disinformatia”.»… Lasciando emergere dal tutto un dato politico rilevante: la sua missione istituzionale, e la materia culturale che la investe, per Giuli non sono e non rappresentano un palcoscenico o un trampolino. Bensì un presidio di serietà su cui non occorre ironizzare. E a cui certo non giova polemizzare…
Biennale Arte, Giuli: «Un’occasione mancata. Ci andrò presto a rendere onore all’arte italiana»
Quindi, chiosando sull’intero punto, il ministro Giuli afferma anche: la vicenda della Biennale Arte di Venezia «ritengo che sia stata una grande occasione mancata. Se fin dal principio avessimo potuto conoscere i termini della questione avremmo potuto perfino metterla al tavolo del negoziato per un cessate il fuoco. E, ottimisticamente, forse avremmo anche ottenuto qualcosa: come la liberazione di qualche centinaio di bambini rapiti dai russi in Ucraina. Ora spero che tutto venga lasciato alle nostre spalle il prima possibile, e che si torni a parlare di arte nella splendida città di Venezia e nella splendida Biennale, a cui continuiamo a voler bene».
Chiosando infine: «Io ci andrò. E visiterò con grande piacere il padiglione Italia, che è il padiglione del ministero della Cultura, avendo scelto io personalmente la curatrice e l’artista, Chiara Camoni, che hanno fatto un allestimento meraviglioso. Ci andrò il prima possibile, entro maggio. E andrò a rendere onore all’arte italiana».
Doc Regeni, Giuli: «Un caso unico. Faremo nuove regole per finanziare prodotti di alto rilievo»
E veniamo al secondo sassolino che ingombra spazi polemici e spazi social: la vexata quaestio sul documentario dedicato a Giulio Regeni. Qui Giuli non si limita a rispondere sulla vicenda, ma rilancia in chiave propositiva: definendo il caso Regeni una questione di «coscienza morale di ognuno di noi», il ministro ha annunciato un cambio di paradigma: il superamento di una legge ereditata che ha mostrato tutti i suoi limiti burocratici. Pertanto rileva: il “caso Regeni”? «Il ministero della Cultura non ha potestà di intervenire: né a mont,e né a valle, rispetto alle decisioni delle commissioni» relative ai finanziamenti. «Però – aggiunge anche Giuli – può cercare di intervenire a posteriori e cercare di sanare un sistema che ha ereditato da una legge che non abbiamo scritto noi. E io lo farò».
Non solo. Sviscerando la questione dei mancati finanziamenti al documentario che riguarda il caso di Giulio Regeni, il ministro ha anche evidenziato: «Come la correggiamo? Ho la potestà di proporre nuovamente che il doc su Regeni usufruisca di un’altra linea di finanziamenti, perché è un caso unico», ha scandito Giuli. E ancora: «In secondo luogo, poi, riallacciandomi all’unicità del caso, nelle nuove regole introdurremo una clausola che riguarda prodotti cinematografici di alto rilievo istituzionale. Il caso Regeni è un caso che riguarda la coscienza morale di ognuno di noi. Scandaloso che non sia stato riconosciuto degno di finanziamento, ho già fatto autocritica».
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