David di Donatello
Cinema, Giuli traccia la rotta: “Più qualità, meno amichettismo. È finita l’era degli sprechi». E dichiara 626mln di fondi stanziati
In occasione del rituale appuntamento al Quirinale per la celebrazione dei David di Donatello al cinema, il ministro Giuli rompe il silenzio e il fronte dell’assedio ideologico, annunciando fondi a pioggia e asserendo con nettezza nel suo discorso istituzionale: «Più qualità e meno amichettismo. È finita l’era degli sprechi»…
Per il resto, poi, tutto come da tradizione: l’immancabile mobilitazione lanciata stavolta dal movimento #SiamoAiTitoliDiCoda, che ha chiesto ai candidati di boicottare la cerimonia dei David di Donatello – in programma domani a Cinecittà – per protestare contro la crisi del cinema italiano e i tagli al settore. E l’appello unanime delle Associazioni di categoria indirizzato al presidente Mattarella, di cui Piera Detassis – presidente e direttrice artistica della fondazione Accademia del Cinema Italiano – ha letto in diretta su Rai Uno un estratto.
Un estratto che, in un suo passaggio significativo, tra l’altro recita: «Chiediamo ancora una volta, e con una voce sola, che il confronto con le istituzioni sia reale, aperto e costruttivo. Un confronto che eviti che ogni segnale di allarme si trasformi in uno scontro ideologico. E si concentri sul trovare insieme al più presto regole condivise per garantire la stabilità e l’equilibrio dei sostegni pubblici al settore, e soprattutto la dignità di tutti i lavoratori e le lavoratrici che ne fanno parte. Perché non c’è Italia senza Cinema».
Cinema, il ministro Giuli al Quirinale per i David di Donatello
Ma al Quirinale, durante la presentazione dei candidati ai Premi David di Donatello, come anticipato c’era anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Il quale a sua volta ha tracciato una linea di demarcazione netta tra il passato dell’opacità e un futuro fondato sul merito. Sì, perché quello del titolare del dicastero della Cultura non è stato solo un discorso istituzionale. Ma un vero e proprio manifesto politico per una cultura – quella cinematografica compresa – che non vuole più essere “feudo” di pochi, ma patrimonio di tutti.
Il suo discorso tra rilancio culturale, sostegno imprenditoriale, risorse certe e lotta agli abusi
Pertanto, Giuli non si è presentato a mani vuote. E davanti al Presidente Sergio Mattarella ha annunciato lo stanziamento di altri 20 milioni di euro per il Fondo Cinema e Audiovisivo, portando la dote complessiva per il 2026 alla cifra record di 626 milioni. Ma il punto, è chiaro sin dall’incipit del suo discorso, non è solo “quanto” si spende. Bensì “come”…
Un messaggio chiaro: «Tutelare il cinema italiano come lavoro, industria, arte e presidio culturale»
«La nostra volontà è chiara, quanto la nostra azione è perfettibile: tutelare il cinema italiano come lavoro, industria, arte e presidio culturale. Significa garantire la tutela dei diritti rivendicati dagli invisibili del cinema: le maestranze precarie, i disoccupati, le donne e gli uomini privati della prospettiva pensionistica e del riconoscimento dello status di malati o di genitori», ha detto il ministro della Cultura intervenendo oggi alla cerimonia di presentazione dei candidati ai premi David di Donatello al Quirinale.
Cinema, Giuli annuncia una dotazione complessiva per 626 milioni di euro
«Con grande sforzo – ha quindi sottolineato Giuli – abbiamo appena stanziato altri 20 milioni di euro per il Fondo Cinema e Audiovisivo, che si aggiungono alle risorse già ripartite per il 2026 e portano la dotazione complessiva a 626 milioni di euro». Tanto che lo stesso Mattarella ha a sua volta ribadito il sostegno al cinema definito «ricchezza culturale e sociale, com’è noto. Ma anche economica. Che può essere conservata e accrescersi – ha scandito il Capo dello Stato – soltanto se saremo capaci di tenere alta la qualità delle ideazioni. La competitività delle produzioni. Il legame con il pubblico».
Trasparenza e finanziamenti pubblici, Giuli: «Mai più errori» o distorsioni. Il “caso Regeni”
Così, proprio agganciandosi a questi annunci e alle riflessioni che ne sono seguite, Giuli ha denunciato senza giri di parole le distorsioni del passato. Puntando il dito contro un sistema di tax credit che ha prodotto squilibri per oltre un miliardo di euro. «Mai più errori», ha scandito non a caso il ministro, riferendosi a quei paradossi per cui film immeritati ottenevano fondi pubblici mentre opere necessarie restavano al palo. Emblematico, allora, il caso del film su Giulio Regeni, Tutto il male del mondo, inizialmente escluso: una ferita che il ministro ha promesso di rimarginare con un «sovrappiù di coscienza morale» contro l’imprecisione burocratica dei tempi che furono.
Liberare il cinema dal giogo dei conflitti ideologici che per decenni hanno premiato l’appartenenza piuttosto che il talento
Non solo. Perché la parola d’ordine evocata dal ministro nel suo discorso sulla nuova stagione è terzietà. «Più qualità, meno spazio all’ombra della politicizzazione», ha affermato Giuli. Rivendicando la necessità di criteri trasparenti e responsabilità nelle scelte. L’obiettivo è chiaro: liberare il cinema italiano dal giogo dei conflitti ideologici infruttuosi che per decenni hanno premiato l’appartenenza piuttosto che il talento.
In questo percorso, allora, il Ministero ha già intensificato la collaborazione con la Guardia di Finanza per garantire che ogni euro pubblico sia speso per creare bellezza e lavoro, non per alimentare rendite di posizione. Un impegno che guarda soprattutto agli “invisibili”: maestranze, precari e lavoratori che sono il cuore pulsante di un’industria da centomila occupati.
L’appello alla coesione, il punto di contatto tra il ministro e il Presidente
Anche il Presidente Mattarella ha sottolineato l’importanza di un “punto di equilibrio”, invitando a un dialogo senza pregiudizi per proteggere una ricchezza che è sì economica, ma soprattutto sociale. Giuli ha raccolto la sfida, lanciando un appello al Parlamento per una riforma condivisa che metta al centro la qualità delle storie. «Voi resterete, noi siamo di passaggio», ha concluso il ministro rivolgendosi agli artisti. Un bagno di umiltà che però nasconde una determinazione d’acciaio: quella di lasciare, al termine del mandato, un sistema finalmente più giusto, trasparente e orgogliosamente italiano. La stagione dei “finanziamenti agli amici” è ufficialmente archiviata.
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