Entrati da clandestini
Flotilla via terra, i due attivisti italiani a processo a Bengasi: “Ingresso illegale”
Lo rendono noto fonti legali della missione. Non escludono che possano essere espulsi già oggi. Intanto nuove denunce, anche di abusi sessuali, arrivano dagli attivisti rientrati dopo il fermo israeliano
Sono in attesa del processo davanti al Tribunale di Bengasi gli attivisti del convoglio di terra della Global Sumud Flotilla trattenuti in Libia orientale. A confermarlo sono fonti legali della Flotilla, che spiegano anche che gli attivisti sono stati trattati come immigrati clandestini per essere entrati nella regione senza ‘permesso di sicurezza’. I legali non escludono che possano essere espulsi già oggi. Tra loro i due italiani Domenico Centrone e Dina Alberizia: si tratta di un insegnante di Molfetta, in provincia di Bari e una donna di Asti, in Piemonte. La Farnesina si è subito attivata per far luce sul caso su cui stamattina erano già trapelate notizie da ambienti informati.
Maria Elena Delia, portavoce di Global Sumud Italia ha detto: «Siamo molto preoccupati. Siamo in continuo contatto con gli altri attivisti in Libia per capire la loro situazione e in particolare quella dei due italiani, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, che si trovano a Bengasi e sono accusati di ingresso illegale nel Paese – aggiunge Delia -. Il console italiano sta cercando di mettersi in contatto con loro per sincerarsi che stiano bene».
Contatti interrotti da ieri pomeriggio
Fonti avevano ricostruito i fatti di ieri, prima dell’interruzione dei contatti. Avevano parlato di un convoglio di circa duecento persone, sette ambulanze e dieci camion umanitari che voleva aprire un varco umanitario attraverso la Cirenaica, verso Gaza, dopo 8 giorni di attesa a Sirte e trattative infruttuose. Ma le autorità della Libia orientale avevano di fatto bloccato il passaggio. Una delegazione di dieci persone di diverse nazionalità (Italia, Spagna Uruguay, Argentina, Polonia, Stati Uniti, Portogallo, Canada), ha superato il confine per intavolare una trattativa diretta. con due auto e un’ambulanza, avrebbe avanzato la sua posizione per negoziare. Questo accadeva appunto ieri pomeriggio e da quel momento di loro non si sono avute più notizie. A riferirlo in una diretta su Instagram anche un’altra attivista italiana, Sara Suriano, di Andria, rimasta nella zona retrostante con la parte più consistente del convoglio per ragioni di prudenza, il gruppo di testa non sarebbe entrato autonomamente nella Cirenaica, ma sarebbe stato invitato dalle autorità a procedere oltre il confine.
Missione nata in collaborazione con la Global Flotilla
La missione che sta attraversando il nord Africa nasce da una collaborazione tra Global Sumud Flotilla, tramite la quale comportando molti italiani, e Maghreb Sumud, a trazione nordafricana. Al seguito ci sono 20 mezzi tra cui una ambulanza della Mezzaluna rossa. La maggior parte della missione è costituita da attivisti dei Paesi del Maghreb allargato. Gli europei e i partecipanti di altri continenti sono una minoranza.
Attivista australiana parla di abusi sessuali
Intanto dall’Australia gli attivisti della Global Sumud Flotilla rientrati a casa denunciano le violenze, anche di natura sessuale. Ad avanzarle, in prima linea, Violet Coco al suo arrivo all’aeroporto di Melbourne: «Israele ha picchiato, torturato e abusato sessualmente di me e dei miei compagni, attivisti umanitari per la pace, per giorni. Ciò che mi ha aiutata a superare tutto questo è stato il pensiero di tornare a casa e ora che sono qua non riesco a smettere di pensare ai miei fratelli e alle mie sorelle che abbiamo lasciato indietro, ancora nelle grinfie della polizia militare israeliana e delle guardie carcerarie, che provano così tanto piacere nell’infliggere dolore e sofferenza» ha detto. L’attivista ha continuato: «Ero lì quando Ben Gvir ci stava provocando e ritengo che le sue azioni siano emblematiche della mentalità di Israele nei confronti di chiunque si osi ostacolare il ‘Greater Israel project’, che è un progetto di pulizia etnica».
Attivisti Brasiliani parlano di abusi sessuali
Denuncia analoga arriva anche da un gruppo di altri attivisti, questa volta brasiliani. Nel corso della conferenza stampa fatta all’aeroporto internazionale di Guarulhos a San Paolo, il pediatra Cassio Pelegrini ha esplicitamente denunciato che alcuni prigionieri sarebbero stati sottoposti a «violenza sessuale» durante la loro detenzione. E che il materiale audiovisivo ufficiale diffuso da Ben-Gvir rappresenterebbe solo una parte degli abusi reali: «Durante il periodo trascorso ad Ashdod, prima di passare i controlli dell’immigrazione, sentiva le urla di persone che subivano violenze. Se Israele fa questo ai cittadini del mondo, immaginate cosa succede ai palestinesi».
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