Oltre 4 milioni di euro
Zapatero è indagato per fondi neri da Venezuela e Cina: Internazionale rossa sotto choc
Un caso destinato a far tremare non solo Madrid, ma anche gli equilibri della sinistra europea
José Luis Rodríguez Zapatero finisce nel vortice di una delle inchieste più esplosive della recente storia politica spagnola. L’ex premier socialista è ufficialmente indagato dall’Audiencia Nacional per presunto traffico di influenze, falso documentale e organizzazione criminale in un’indagine che intreccia fondi pubblici, interessi venezuelani, ambienti vicini al Partito comunista cinese e una fitta rete di società riconducibili al suo entourage familiare e politico.
Inchiesta Plus Ultra: tutti i finanziamenti che non tornano
A convocarlo davanti al giudice José Luis Calama, il prossimo 2 giugno, è il caso “Plus Ultra”, il controverso salvataggio della compagnia aerea omonima durante la pandemia con oltre 53 milioni di euro di fondi pubblici. Ma, col passare delle settimane, l’inchiesta si è trasformata in qualcosa di molto più ampio: una radiografia inquietante dei rapporti tra l’ex capo del governo socialista, il regime venezuelano e ambienti economici internazionali.
Secondo quanto riportato da El Pais e dai documenti dell’UDEF – l’unità anticorruzione della polizia spagnola – al centro del sistema ci sarebbe la società madrilena “Inteligencia Prospectiva”, controllata dai fratelli venezuelani Domingo e Guillermo Amaro Chacón. Una società praticamente sconosciuta, con attività minima, pochissimi dipendenti e utili ridotti, ma capace di movimentare oltre 2,6 milioni di euro tra il 2020 e il 2025.
Per gli investigatori non si tratterebbe di normali operazioni commerciali. Anzi. Nell’ordinanza del giudice si legge che le attività della società “eccedono manifestamente” quelle di una normale impresa privata e toccano “affari di Stato di primo livello”.
Ed è qui che entra in scena Zapatero.
Secondo la ricostruzione dell’UDEF, circa 1,2 milioni di euro sarebbero transitati verso società direttamente collegate all’ex premier socialista o al suo entourage più stretto. Tra queste: Whathefav, la società di marketing gestita dalle figlie Alba e Laura Rodríguez Espinosa; Analisis Relevante, riconducibile all’imprenditore Julio Martínez, storico amico di Zapatero; Gate Center, think tank presieduto dallo stesso ex premier fino al giugno 2025.
Il quadro tracciato dagli investigatori è emblematico. Nel rapporto UDEF-BBC 1907/26, datato 22 aprile 2026, la polizia parla apertamente di una rete economica “guidata e sostenuta dai contatti di José Luis Rodríguez Zapatero”, il cui beneficiario finale sarebbe stato proprio l’ex capo del governo insieme al suo “ambiente familiare più stretto”.
La cifra complessiva attribuita al cosiddetto “Gruppo Zapatero” è impressionante: oltre 4 milioni di euro in cinque anni. Per la precisione 4.079.799,04 euro.
Gli investigatori dividono il flusso di denaro in due grandi canali. Il primo – oltre 2,5 milioni di euro – proverrebbe da società collegate direttamente alla rete sotto indagine. Il secondo – circa 1,56 milioni – deriverebbe invece da consulenze, conferenze, attività strategiche e rapporti con società internazionali.
Il ruolo delle due figlie dell’ex premier socialista
Tra i versamenti più consistenti, come ricostruisce El Pais, figurano: oltre 850 mila euro dalla società di lobbying Kreab Iberia; 200 mila euro dalla peruviana Focus Social Research; oltre 159 mila euro dalla cinese Chinalink Asia Holdings; più di 100 mila euro da Kreab Worldwide; quasi 50 mila euro dalla Yuewee International Trade Limited.
Ma il punto più delicato dell’inchiesta riguarda proprio la natura di questi pagamenti. Per l’UDEF molti contratti sarebbero stati utilizzati come “mera giustificazione documentale”, una formula pesantissima che lascia intendere l’ipotesi di operazioni fittizie destinate a coprire altri interessi.
Particolarmente opaca appare la posizione di Inteligencia Prospectiva, indicata come uno dei principali veicoli d’ingresso di capitali stranieri nel circuito vicino a Zapatero. Una struttura quasi fantasma: un solo dipendente, sedi difficili persino da localizzare per gli investigatori, ma centinaia di migliaia di euro trasferiti verso Whathefav e altri soggetti collegati all’ex premier.
Nelle carte compaiono inoltre riferimenti ai rapporti con Delcy Rodríguez, figura di vertice del regime venezuelano e oggi presidente ad interim del Paese sudamericano, oltre a contatti con società vicine agli ambienti del Partito comunista cinese. Secondo gli investigatori, Domingo Amaro Chacón avrebbe svolto un ruolo di cerniera tra investitori cinesi, Caracas e la rete economica orbitante attorno a Zapatero, soprattutto in operazioni legate al petrolio venezuelano.
I conti che non tornano di Zapatero
L’inchiesta scuote profondamente la Spagna socialista e rischia di aprire uno squarcio senza precedenti sulla stagione politica post-zapaterista. Per la prima volta nella storia democratica spagnola, infatti, un ex presidente del governo viene formalmente coinvolto in un’indagine di questa portata.
E mentre il PSOE prova a minimizzare parlando di “campagna politica”, le carte dell’UDEF delineano un quadro ben diverso: quello di una rete ramificata di relazioni economiche, consulenze internazionali e società opache che avrebbe fatto leva sul peso politico e diplomatico accumulato negli anni da Zapatero.
Un caso destinato a far tremare non solo Madrid, ma anche gli equilibri della sinistra europea.
Ultima notizia
Caccia al complice
Irrompe in una scuola e abusa di una bambina nei bagni: in manette un ventenne afghano. Germania sotto choc
Cronaca - di Luigi Albano