L'annuncio di Leo
Fisco, il governo prepara la rivoluzione Irpef e un drastico taglio delle tasse per il ceto medio
Il viceministro all'Economia, Maurizio Leo annuncia la drastica semplificazione: «Dagli attuali 444 diversi interventi normativi, passeremo a soli 8 testi unici»
Il traguardo di una vera e propria rivoluzione fiscale è ormai a un passo. Il governo guidato da Giorgia Meloni si appresta a completare l’iter di una riforma strutturale che l’Italia attendeva da oltre cinquant’anni, scardinando l’approccio punitivo e burocratico del passato. Il prossimo giovedì segnerà un punto di svolta decisivo: il Consiglio dei Ministri approverà in via definitiva il testo unico sulle imposte sui redditi, riducendo la giungla delle norme attuali.
A tracciare il bilancio al quotidiano Libero è il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, che annuncia la drastica semplificazione: «Dagli attuali 444 diversi interventi normativi, passeremo a soli 8 testi unici. L’obiettivo finale sarà il codice tributario che ordinerà la materia, tutto in un unico provvedimento». Un intervento guidato da due pilastri precisi: «Certezza dei rapporti e semplificazione del sistema».
La centralità del ceto medio resta l’assoluta priorità nell’agenda dell’esecutivo. L’obiettivo è portare al 33% (riducendola dall’attuale 43%) l’aliquota Irpef per la fascia di reddito tra i 50.000 e i 60.000 euro. «Il mio desiderio è quello di portare la fascia di reddito dai 50.000 ai 60.000 euro al 33%, anziché al 43% soggetta a IRPEF. Questo significa venire ulteriormente incontro al ceto medio», spiega Leo, precisando che la misura dovrà essere compatibile con i conti pubblici, ancora gravati dai 174 miliardi di danni del Superbonus.
Smentite le bugie della sinistra: i conti sono in ordine
L’azione dell’esecutivo smonta la narrativa e le polemiche strumentali delle sinistre e dei sindacati sul fiscal drag e sulla pressione fiscale. «Sono due aspetti non veritieri che sono in contrasto con la realtà dei fatti», taglia corto il viceministro. Leo ricorda che Bce, Bankitalia e Istat hanno certificato come il governo abbia più che compensato l’inflazione riducendo le aliquote Irpef e tagliando il cuneo fiscale.
Anche l’apparente aumento della pressione fiscale viene chiarito con precisione matematica: «La pressione fiscale aumenta anche quando ci sono più occupati e quindi più redditi soggetti a tassazione. Dunque, sono aumentati i contribuenti, non le tasse». Un successo politico ed economico certificato persino dalla Commissione Europea, che ha lodato il lavoro svolto dal governo Meloni. «È cambiata totalmente la percezione dell’Italia in Europa. Questo è un aspetto che ci rende orgogliosi», rivendica Leo.
Una lotta all’evasione da record senza persecuzioni
I numeri del contrasto all’illegalità fiscale parlano chiaro e segnano il primato storico di oltre 100 miliardi di euro recuperati nel triennio 2023-2025, affiancati dal successo del Concordato preventivo biennale. Tuttavia, la filosofia della destra al governo rifiuta categoricamente lo “Stato poliziotto”. La riforma introduce il principio della parità tra fisco e cittadino tramite il contraddittorio preventivo obbligatorio. «Bisogna dialogare, anziché vessare i contribuenti, ma essere inflessibili con chi froda l’Erario», scandisce il viceministro.
In questa ottica si inserisce la riduzione del 30% delle sanzioni amministrative sproporzionate del passato e lo stop alle sanzioni penali per chi si trova in oggettiva difficoltà. «Abbiamo stoppato le sanzioni penali per chi dichiara e non può pagare. È diverso. Lo Stato deve ascoltare il cittadino, non perseguitarlo», chiarisce Leo.
Giustizia tributaria: a giugno arrivano i magistrati professionali
La modernizzazione del sistema passa anche per una giustizia più rapida ed efficiente. A giugno 2026 entrerà ufficialmente in funzione la nuova magistratura tributaria, con l’immissione in servizio dei primi 173 magistrati professionisti. «È una delle cose delle quali andiamo più fieri: aver creato la figura del magistrato tributario professionale. Questo renderà la giustizia più efficiente», conclude Leo. Insomma, nonostante la pesante eredità dei governi precedenti, la rotta del governo Meloni resta tracciata: meno burocrazia, tasse più basse per chi lavora e un fisco finalmente più equo.