Compagni che affittano
Christian Raimo affitta casa, ma prima vuole il certificato antifascista: la Rete lo sommerge di sfottò
Christian Raimo ci ricasca. Lo scrittore e insegnante di estrema sinistra, noto al grande pubblico soprattutto per le sue battaglie ideologiche e per le sue frequenti incursioni nel dibattito pubblico da una prospettiva post-sessantottina, stavolta è riuscito a scatenare una valanga di pernacchie social semplicemente pubblicando un annuncio immobiliare.
O quasi.
Su Facebook Raimo ha scritto che una sua amica lascerà per un mese e mezzo il proprio appartamento a Tor Pignattara e sarebbe alla ricerca di qualcuno di affidabile a cui lasciarlo per recuperare almeno in parte le spese. Fin qui nulla di strano. Poi arriva la precisazione destinata a incendiare la discussione: «Sì perditempo, no fascisti».
Una formula che ha immediatamente attirato centinaia di reazioni e commenti, molti dei quali decisamente sarcastici.
L’antifascismo applicato agli affitti
A colpire gli utenti non è stato tanto l’annuncio in sé quanto la necessità, avvertita da Raimo, di trasformare anche una semplice ricerca di un inquilino temporaneo in una dichiarazione identitaria.
«Oh financo nell’annuncio per la casa dell’amica deve fare la sua dichiarazione di fede politica, ma ci sarà mai un istante nella vita di Raimo dove non avverte l’irrefrenabile assoluta necessità di dichiarare al mondo di essere antifascista?», scrive Luca Falcone.
E in effetti la domanda è quella che aleggia per tutta la discussione. Perché se si cerca qualcuno che tenga in ordine una casa per qualche settimana, come si procede alla selezione ideologica? Questionario? Autocertificazione? Esame orale?
«Ma poi come funziona? Uno si presenta e dice: piacere, Mario Rossi, fascista/antifascista? O deve esibire la tessera del Pd? O il Green Pass magari?», ironizza Francesco Pedone.
L’esproprio proletario bussa alla porta
Molti commentatori hanno colto un’altra apparente contraddizione: quella tra una certa retorica anticapitalista e la necessità molto concreta di recuperare le spese di un appartamento.
«Gli auguro comunisti che alla fine applichino l’esproprio proletario», scrive Enrico Di Lorenzo.
Più articolato il commento di Gius, che osserva: «Ma come? Un compagno come te che disprezza la proprietà privata che cerca di aiutare qualcuno a perseguire logiche di capitale? Non c’è un cazzo da fare, alla fine i soldi piacciono a tutti».
Non sono mancati nemmeno riferimenti polemici al tema delle occupazioni abusive, cavallo di battaglia di una certa sinistra radicale quando riguarda la teoria e molto meno quando riguarda il proprio appartamento.
Migranti sì, ma a casa degli altri?
Tra i commenti più condivisi spiccano quelli che fanno riferimento all’immigrazione e all’accoglienza.
«A Tor Pignattara è pieno di nostri fratelli migranti che usufruirebbero volentieri di questo appartamento», scrive Mauro Careggi con evidente sarcasmo.
Altri suggeriscono provocatoriamente di mettere gratuitamente l’immobile a disposizione di migranti o famiglie in difficoltà, richiamando proprio quelle campagne solidaristiche che una parte della sinistra sostiene abitualmente nello spazio pubblico.
Quando gli affitti brevi li fanno gli amici
C’è poi il capitolo Airbnb.
Per anni una parte dell’universo progressista ha criticato gli affitti brevi come simbolo della speculazione immobiliare. Da qui l’osservazione tagliente di Francesco Cobra Rocchi: «Quando gli affitti brevi li fanno gli amici va tutto bene».
E non sono mancati neppure dubbi sul profilo fiscale dell’operazione, con diversi utenti che si sono chiesti ironicamente se quel «parziale recupero spese» sarà regolarmente dichiarato.
Chi è Christian Raimo
Classe 1975, Christian Raimo è scrittore, insegnante e commentatore politico. Da anni è una delle voci più riconoscibili dell’area progressista e radicale italiana. Le sue posizioni, spesso molto nette su immigrazione, scuola, antifascismo e temi sociali, gli hanno garantito una forte esposizione mediatica ma anche frequenti polemiche.
Questa volta, però, a fare discutere non è stato un editoriale o una battaglia politica. È bastato un annuncio per una casa.
Con una piccola clausola finale: «No fascisti».
E il web, come spesso accade, ha fatto il resto.