Interrogazione di Gasparri
“Due spicci ai collaboratori di Zerocalcare”: l’accusa che imbarazza il fumettista idolo della sinistra
Predicare contro lo sfruttamento e ritrovarsi al centro di un’interrogazione parlamentare sul trattamento dei lavoratori. Se fosse una puntata di una serie Netflix, qualcuno la definirebbe una trama di una commedia banalotta. E invece riguarda proprio Due spicci, la nuova produzione animata ispirata all’universo del fumettista romano Michele Rech, in arte Zerocalcare.
A portare la vicenda in Parlamento è stato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che ha annunciato un’interrogazione al ministro del Lavoro Marina Calderone dopo alcune segnalazioni riportate dalla stampa. Al centro della richiesta di chiarimenti ci sarebbero presunte condizioni economiche e lavorative denunciate da alcuni collaboratori della produzione. Pasquale Napolitano sul Giornale riporta anche i dettagli del contratto: scrive di una paga di 6 euro l’ora e di orari massacranti.
Su Zerocalcare e i Due spicci interrogazione al ministro del Lavoro
Gasparri pone una questione semplice quanto politicamente esplosiva: è possibile che una serie nata per raccontare precarietà, sfruttamento e disagio sociale finisca per essere accusata di aver riservato ai propri collaboratori trattamenti ritenuti insufficienti?
«Sarebbe paradossale che una serie televisiva dedicata al contrasto dello sfruttamento del lavoro desse luogo a fenomeni analoghi a quelli che denuncia», osserva il senatore di Forza Italia.
La vicenda, naturalmente, è tutta da verificare. Ma il punto politico resta. Perché quando a essere chiamata in causa è una figura come Zerocalcare, da anni celebrata come coscienza critica della sinistra italiana, il cortocircuito mediatico è inevitabile.
Da “Kobane Calling” a “Payroll Calling”
Per anni Zerocalcare è stato raccontato come l’artista impegnato per eccellenza. Antifascismo, diritti sociali, lotta alle disuguaglianze, difesa dei lavoratori: temi che attraversano gran parte della sua produzione.
Proprio per questo le accuse hanno fatto rumore. Non perché siano state dimostrate, ma perché colpiscono al cuore la narrazione pubblica costruita attorno al fumettista romano.
È il classico caso in cui il problema non è soltanto quello che sarebbe accaduto, ma la distanza tra il messaggio e la pratica che gli avversari politici si affrettano a sottolineare.
La replica della produzione: «Accuse prive di attendibilità»
Dal canto loro, Movimenti Production e DogHead Animation respingono categoricamente ogni addebito. In una nota, le due società definiscono le accuse «prive di attendibilità» e parlano di un attacco proveniente da un collettivo anonimo che non rappresenterebbe alcuna organizzazione sindacale riconosciuta.
Le aziende sostengono di aver sempre operato nel pieno rispetto delle norme, dei contratti e dei diritti dei lavoratori, ricordando che in anni di attività non sarebbero mai arrivate contestazioni attraverso i canali associativi ufficiali del settore. Non solo. Le società hanno annunciato di aver dato mandato ai propri legali di valutare azioni giudiziarie per tutelare la propria immagine.
Verificare non significa condannare
Ed è proprio qui che entra in gioco l’interrogazione parlamentare. Gasparri non chiede condanne preventive, ma verifiche. Un’ispezione, se ritenuta necessaria dagli organi competenti, potrebbe chiarire definitivamente se le accuse abbiano fondamento oppure no.
Nel frattempo resta un dato politico difficile da ignorare. Quando un imprenditore, un industriale o un esponente del centrodestra finisce sotto accusa per questioni legate al lavoro, la sinistra spesso emette sentenze in tempi record. Quando invece le ombre sfiorano un’icona culturale del proprio campo, improvvisamente tutti invocano prudenza, garantismo e approfondimenti. La verifica farà il suo corso. Ma la domanda per ora resta sospesa e spiazza per primi i fan di Zerocalcare: quei Due spicci sono stati riservati anche a chi ha lavorato alla serie?