Guerra narrativa
Fazzolari affonda Putin: “Russia decadente, resta solo la propaganda del Cremlino”
Nel giorno della Parata della Vittoria, il sottosegretario accusa Mosca di debolezza strategica e critica la riapertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia contro il parere del governo
“L’immagine della Russia oggi è quella di una potenza decadente, incapace di avanzare sul campo di battaglia e che sfoga la propria frustrazione bombardando la popolazione civile ucraina”. Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, sceglie la giornata più simbolica del calendario russo per fissare la posizione politica del governo italiano sul conflitto in Ucraina.
Fanfare a Mosca ma nessuna vittoria all’orizzonte
La dichiarazione del sottosegretario arriva mentre sulla Piazza Rossa Vladimir Putin celebra una Parata della Vittoria ridotta nei numeri e nei tempi, appesantita dalle misure di sicurezza e dall’assenza di quell’immagine di forza che per anni aveva accompagnato il 9 maggio moscovita. Un dettaglio che a Palazzo Chigi osservano da tempo: la guerra doveva chiudersi rapidamente, ma il conflitto è entrato ormai nel suo quinto anno senza una svolta decisiva per il Cremlino.
La linea del governo sul conflitto ucraino
“È il quinto anno consecutivo che la Federazione Russa celebra la Parata della Vittoria della Seconda guerra mondiale senza essere però riuscita a vincere la guerra contro l’Ucraina”, osserva Fazzolari. Poi aggiunge: “Un conflitto che per la Russia sta durando più della partecipazione sovietica all’ultima guerra mondiale e segna una sconfitta storica e strategica irreversibile per il regime putiniano”.
Mentre le opposizioni continuano a cercare possibili crepe nella coalizione, nella maggioranza il dossier ucraino resta uno dei terreni di maggiore compattezza. Fratelli d’Italia insiste sulla linea atlantista e sulla continuità del sostegno a Kiev, mentre il dibattito pubblico italiano torna periodicamente a oscillare tra richieste di negoziato e accuse reciproche di ambiguità verso Mosca. È in questo quadro che il sottosegretario introduce il tema della propaganda russa in Occidente.
Il caso Biennale
“Le uniche vittorie che Putin riesce ancora a ottenere sono quelle della sua macchina propagandistica, che purtroppo trova terreno fertile anche in Occidente e in Italia”, dice Fazzolari. Un riferimento che porta direttamente alla Biennale di Venezia. “La raffazzonata apertura del padiglione russo, decisa contro il parere del Governo, è purtroppo uno degli esempi più evidenti della gratuita visibilità concessa al regime putiniano”, afferma il sottosegretario.
La questione è seria. Cresce infatti la convinzione che una parte del mondo culturale abbia finito per sottovalutare la capacità di influenza della narrativa russa nel Paese. E che in molti, forse troppi, abbiano già dimenticato gli attacchi della cerchia dello zar diretti alle istituzioni della Repubblica, da quelle contro il presidente Sergio Mattarella arrivando sino agli ultimi insulti gratuiti verso la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Una guerra distorta dalla narrazione
Intanto Mosca continua a utilizzare il 9 maggio come architrave simbolico della propria narrazione nazionale. Nel discorso pronunciato sulla Piazza Rossa, Putin ha ribadito che “la nostra causa è giusta” e che le forze russe “continuano ad avanzare”. Ma dietro la liturgia patriottica affiora una realtà molto meno solida di quel che appare: fino a 24 ore fa, tra timori per la sicurezza e tensioni costanti al fronte, sulla parata aleggiava più di un’incertezza. Ed è proprio questa continua esigenza di trasformare il conflitto in una sfida esistenziale contro l’Occidente a raccontare quanto l’operazione militare, immaginata come una guerra lampo, si sia invece impantanata in una logorante partita a scacchi che neanche il grande Garry Kasparov sarebbe in grado di chiudere.
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