Tre no del Csm all'aspettativa
Emiliano in cerca di incarichi non si arrende: ora spunta la consulenza in commissione sicurezza sul Lavoro
Continua il “calvario” di Michele Emiliano alla ricerca disperata di un incarico (dalla consulenza regionale offertagli dal suo delfino irriconoscente Antonio Decaro a quella in qualche commissione parlamentare) per evitare di tornare a fare il magistrato. Tante le strade intraprese dall’ex governatore pugliese per non tornare alle sudate carte dopo 20 lunghi anni di aspettativa ben retribuita. Tutte finite in un vicolo cieco. Dopo il terzo niet della terza commissione del Csm alla nuova proposta di aspettativa richiesta come consulente del suo successore alla Regione Puglia si apre il pertugio di un incarico nella Commissione parlamentare sicurezza sul Lavoro. Lavoro, ironia della sorte. Sempre con uno stipendio non proprio da fame di 130mila euro, secondo quanto riportato in questi giorni da diversi quotidiani.
Emiliano prova con la commissione parlamentare sul Lavoro
La notizia la fornisce con una certa malcelata baldanza lo stesso ex governatore. “Oggi manderò la comunicazione dell’accettazione dell’incarico nella commissione parlamentare. Avevo detto fin dall’inizio che quella della Regione era un’ipotesi piuttosto complicata, ero sempre stato abbastanza prudente”. A forza di insistere è arrivata la “soluzione parlamentare”. L’esito è ancora appeso e i dolori del ‘giovane Michele’, non proprio uno stakanovista per natura, potrebbero non finire qui. Il pallino è nelle mani del plenum del Consiglio superiore della magistratura al quale spetta la decisione finale.
L’ultima decisione spetta al plenum del Csm
La commissione del Csm ha chiesto ieri al presidente dell’organismo parlamentare di far pervenire l’assenso di Emiliano all’incarico. E di fornire elementi sulle motivazioni che hanno portato alla scelta dell’ex presidente della Regione Puglia. Che non rinuncia a un pizzico di vittimismo che può sempre tornare utile. “Attualmente – dice Emiliano – la legge Cartabia impedisce a un magistrato, che è stato impegnato in politica, di rientrare in servizio. Nonostante a me questa norma non si applichi, sto cercando di rispettarla comunque per evitare il danno di immagine che la legge attuale ritiene ci sia ove un magistrato ritorni a esercitare le funzioni. Non c’è nulla fuori dal normale”.
Tutto pur di non tornare a fare il magistrato davvero
Non diventare consigliere giuridico della presidenza della Regione non sembra dispiacergli più di tanto. “È una di quelle cose che sto già facendo a prescindere dall’incarico formale: sono sempre a disposizione della Regione Puglia in maniera informale”. Parole dirette a Decaro che è disposto a dare una mano al suo predecessore ma non più di tanto. A prenderlo in giunta, per esempio, non ci pensa per niente.
Non escluso un seggio in Parlamento con il Pd
Emiliano precisa anche che non è verso che “sarei andato in pensione tra due mesi come si dice. Io vado in pensione tra tre anni. Poi se ho capito bene c’è persino un disegno di legge del governo per portare l’età massima per andare in pensione a 73 anni. Quindi sarebbero addirittura sei gli anni che mancano se la legge fosse approvata”. Sei anni sono troppi da passare. Se dovesse andare male anche con la commissione non è escluso il ‘paracadute’ di una candidatura alle prossime politiche sotto le insegne del Nazareno.
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