Commissione Orlandi Gregori
Emanuela Orlandi, il parere di De Priamo: “Trascurata la pista della scuola di musica. Con Mirella casi separati”
A pochi giorni dal passaggio di consegne al nuovo presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, Fabio Roscani, il senatore Andrea De Priamo torna sui grandi misteri legati alle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. E lo fa con dichiarazioni destinate a riaccendere il dibattito su uno dei casi più oscuri della storia italiana.
“Direi che al 70% i due casi sono separati, ma resta un 30% che potrebbe collegarli”, afferma De Priamo all’Adnkronos. “Forse nei prossimi mesi potremo arrivare a una verità definitiva”.
Il nodo principale, secondo l’ex presidente della Commissione, resta legato alle telefonate ricevute dalla famiglia Gregori nei giorni successivi alla scomparsa di Mirella, con riferimenti precisi al suo abbigliamento. Un dettaglio che continua a lasciare aperti interrogativi.
“La pista di Londra fu un inganno”
Tra i passaggi più forti dell’intervista c’è quello relativo alla cosiddetta “pista di Londra”, per anni considerata una possibile chiave del caso Orlandi.
“Possiamo evidenziare con certezza che Emanuela non è stata a Londra per lungo tempo come quella pista voleva far credere”, spiega De Priamo. “Fu costruita ad arte, con tecniche da professionisti”.
Secondo il senatore di Fratelli d’Italia, quella ricostruzione sarebbe stata pensata anche per depistare la famiglia Orlandi attraverso mail e documenti falsi. Una pista che la Commissione considera ormai da escludere.
Il mistero della scuola di musica
De Priamo punta poi l’attenzione sulla scuola di musica di piazza Sant’Apollinare, frequentata da Emanuela Orlandi. “Ci sono almeno tre ragazze che, a mio avviso, erano al corrente della persona che avviò inconsapevolmente Emanuela verso l’inganno alla base della scomparsa”.
Secondo l’ex presidente della Commissione Orlandi Gregori, approfondire i rapporti personali, le amicizie e gli ultimi spostamenti della ragazza avrebbe potuto portare più vicino alla verità già nelle prime ore successive alla sparizione.
Mirella Gregori al bar Italia, troppe domande senza risposta
Un altro elemento centrale riguarda gli errori investigativi iniziali. “Il tempo perso non ha aiutato”, sottolinea De Priamo, ricordando come negli anni Ottanta mancassero strumenti normativi e coordinamento investigativo adeguati per affrontare casi di scomparsa.
“Nel caso di Mirella sono mancati gli approfondimenti sia sul momento della sua scomparsa e sia su cosa è successo davvero nel bar Italia, dove si fermò un quarto d’ora dopo che qualcuno le citofonò e scese di casa. Fin da subito – continua De Priamo – sarebbe stato fondamentale insistere con tutti i protagonisti presenti in quel bar per capire esattamente quali erano stati i movimenti di Mirella. “Con un’attività intensa nelle ore immediatamente successive, probabilmente si sarebbe arrivati a una soluzione”.
La pista internazionale e il Vaticano
De Priamo non chiude neppure alla cosiddetta “pista internazionale”, spesso considerata negli anni un depistaggio.
“Non sono così sicuro che debba essere archiviata”, spiega, ricordando che il giorno della scomparsa di Emanuela Orlandi Giovanni Paolo II si trovava in Polonia in un viaggio destinato a cambiare la storia europea.
Secondo il senatore, in quel periodo potevano esserci interessi legati sia al processo per l’attentato al Papa sia alle tensioni internazionali attorno al Vaticano. “Ci poteva essere interesse a esercitare una pressione sul Vaticano e sulle istituzioni italiane”.
Sul ruolo della Santa Sede, però, De Priamo precisa: “Dai documenti non emerge un atteggiamento di chiusura. Anche nella nostra indagine il Vaticano ha collaborato”.
Meneguzzi e l’uomo Avon: una pista esclude l’altra
“Un coinvolgimento di Meneguzzi (lo zio di Emanuela ndr) significherebbe che di fatto tutta la vicenda Avon non è mai esistita e quindi non si capirebbero le testimonianze del vigile e del poliziotto che hanno visto Emanuela davanti al Senato con l’uomo ‘Avon’. E non si spiegherebbe neppure perché Emanuela in precedenza sarebbe stata seguita, come accertato – conclude – Ci sono delle evidenti incongruenze tuttavia ci sono anche degli elementi suggestivi, a mio avviso, legati anche ai rapporti tra Meneguzzi e il suo superiore Peruzy, all’epoca alto funzionario della Camera ed oggi deceduto, che indipendentemente dalla vicenda Orlandi, a mio avviso andrebbero approfonditi”.
Commissione Orlandi Gregori, i testi delle audizioni
“Emanuela e Mirella erano ragazze vere”
Nel tracciare un bilancio del lavoro svolto, De Priamo sottolinea anche il peso umano della vicenda. “Troppo spesso ci si dimentica che Emanuela e Mirella erano ragazze in carne e ossa, con sogni e una vita davanti”.
E assicura che continuerà a seguire il caso anche da componente della Commissione: “Le famiglie hanno trasformato il dolore in ricerca di verità e giustizia”.
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