Le parole di Hegset
Delfini kamikaze nello Stretto di Hormuz: il Pentagono non smentisce l’esistenza di animali addestrati
Il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha smentito le recenti indiscrezioni di stampa secondo cui l’Iran avrebbe utilizzato delfini kamikaze, addestrati carichi di esplosivi per bloccare lo Stretto di Hormuz. C’è però da dire che le sue parole, pronunciate nell’incontro con la stampa di martedì 5 maggio, hanno sollevato sorprendenti interrogativi su eventuali capacità simili anche da parte degli Stati Uniti.
“Al momento si tratta di una minaccia a bassa intensità. Non posso confermare né smentire l’esistenza di delfini kamikaze, ma posso dire che l’Iran non li possiede”, ha dichiarato Hegseth con una dichiarazione decisamente sibilinna.
Durante la stessa conferenza, il presidente dei Capi di Stato Maggiore Congiunto, Dan Caine, ha commentato con esagerata ironia: “Non avevo mai sentito parlare di delfini kamikaze. Sembra la trama di ‘Austin Powers’, con squali dotati di raggi laser”.
L’indiscrezione del “Wall Street Journal”
Le dichiarazioni arrivano dopo un’inchiesta del Wall Street Journal che ha ipotizzato un possibile interesse dell’Iran nel rilanciare programmi militari di epoca sovietica basati sull’addestramento dei delfini. Secondo il report, questi animali potrebbero essere utilizzati per trasportare mine contro navi nemiche nello strategico stretto, uno dei passaggi marittimi più cruciali per il traffico petrolifero globale.
Già nel 2000, secondo quanto riportato dalla BBC, l’Iran avrebbe acquistato delfini addestrati dalla marina sovietica. Gli animali sarebbero stati preparati per attaccare bersagli con arpioni fissati al dorso e, in alcuni casi, per missioni suicide trasportando esplosivi.
L’Iran impiega i delfini killer? Gli Usa lo escludono
Da anni Washington mette in guardia sulle tattiche non convenzionali di Teheran, che includono mine navali e veloci imbarcazioni d’assalto. Tuttavia, diversi analisti ritengono che il ricorso a soluzioni così estreme indicherebbe piuttosto una debolezza nelle capacità militari tradizionali iraniane.
La vicenda, tra ironia e preoccupazione strategica, continua ad alimentare il dibattito internazionale su sicurezza e innovazione militare nello scenario del Golfo Persico.
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