Il dibattito
Da Roma all’Europa, il centrodestra accelera: “Ora serve una maggioranza europea sul modello italiano”
Il convegno alla Fondazione An rilancia il modello italiano come possibile schema europeo. Al centro: coalizioni, identità, governo dell’economia, immigrazione e nuove sfide all’orizzonte
«Noi siamo il vero laboratorio d’Europa». La formula usata da Antonio Giordano, deputato di Fratelli d’Italia e segretario generale dei conservatori europei, ha restituito il senso politico del convegno “Centrodestra: dall’Italia all’Europa, una sfida per il futuro”, ospitato nella sala convegni della Fondazione Alleanza nazionale e promosso dall’Associazione Altero Matteoli, dalla Fondazione An e dal Secolo d’Italia.
Il modello italiano
L’incontro, aperto da Emilio Brogi e Giuseppe Valentino, ha riunito Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Matteo Gelmetti, Francesco Giubilei, Fabrizio Tatarella, Francesca Traldi e Giordano, con la moderazione di Rita Lofano. Obiettivo dichiarato: avviare un confronto stabile tra fondazioni, associazioni e aree culturali del centrodestra italiano, collegandolo alla partita europea.
Il punto politico più ricorrente è stato la tenuta del modello italiano: una coalizione che combina popolari, conservatori, liberali cattolici e destra nazionale. Giordano ha insistito sulla natura plurale dell’esecutivo, spiegando di preferire la formula «governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni» a «governo Meloni», perché «questo è qualcosa di più di un governo legato a un leader carismatico».
Il senatore azzurro Gasparri ha ricostruito la genealogia del centrodestra, dai tentativi mancati di Sturzo e Tambroni fino al 1994, attribuendo a Berlusconi il merito di aver reso governabile una tradizione politica rimasta a lungo esclusa. Ma il suo avvertimento ha riguardato il presente: il frazionismo, ha detto, può far perdere una «maggioranza naturale». La stabilità, secondo Gasparri, è il vero capitale politico della coalizione.
Fondazioni e classe dirigente
Lupi, leader di Noi Moderati, ha spostato il discorso sul terreno europeo e geopolitico. Davanti allo scontro tra Stati Uniti e Cina, alle crisi commerciali, ai conflitti e al rischio di una “guerra economica”, l’Europa appare debole se non ritrova una ragione ideale comune. Le fondazioni, ha osservato, sono luoghi di “pre-politica”, capaci di fornire alla politica strumenti e visione, per questo dibattiti come quello di oggi sono essenziali.
Sulla stessa linea Gelmetti, segretario generale della Fondazione FareFuturo, che ha definito fondazioni e think tank «la bussola» di chi governa: sedi più libere dei partiti, utili a trattare temi sensibili, formare militanti, alimentare diplomazia politica e costruire strategie oltre l’emergenza quotidiana.
Europa, identità e differenze
Giubilei, direttore scientifico della Fondazione An, ha richiamato le «mille destre» di Prezzolini: conservatrice, sociale, cattolica, liberale, popolare. La sfida è evitare che le individualità diventino individualismi. Da qui l’idea del “fusionismo”: unire anime diverse su pochi assi comuni, dalla famiglia alla nazione, dall’immigrazione alla critica di un’Europa centralistica.
Il confronto si è allargato agli scenari di Francia, Spagna e Germania. In Francia pesa la frammentazione della destra; in Spagna il rapporto tra popolari e Vox; in Germania resta aperto il nodo della legittimazione conservatrice. Tatarella della Fondazione Tatarella ha parlato del “modello Meloni” come possibile riferimento europeo.
E ha poi rivolto il suo appello ai presenti in sala: «La destra, per consolidare il suo percorso e la sua permanenza al governo, deve recuperare Mezzogiorno, deve recuperare i giovani e deve costruire una classe dirigente che sia all’altezza di vincere e convincere, per sedimentare e consolidare e, come diceva Maurizio, fare 5+5. Io personalmente ci credo, ma passa attraverso una rete di relazioni tra fondazioni italiane e fondazioni anche europee, di ispirazione cattolica e di ispirazione di destra».
La prossima prova
Immigrazione, Green Deal, energia, sicurezza economica, identità culturale e crisi delle sinistre sono stati i fili del dibattito. Traldi ha chiuso richiamando il metodo: «Solo nel dialogo e dal confronto possono nascere le soluzioni migliori».
La prospettiva indicata è doppia: le politiche italiane del 2027 e le europee del 2029. Il centrodestra italiano si presenta come esempio, ma la sua traduzione continentale resta una partita aperta. Di una cosa è però certo: «La nostra è una storia che non finirà mai, come dice Giorgia Meloni, perché dopo di noi ci saranno i nostri figli e dopo i nostri figli ci saranno i nostri nipoti e dopo ci saranno altre persone»





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