C'è chi teme i francesi
Crans Montana, Parlamento svizzero in rivolta sulle spese mediche da non far pagare alle vittime italiane
Alcuni parlamentari svizzeri hanno reso noto il proprio malumore a seguito della decisione annunciata dal presidente svizzero Guy Parmelin, che ha scelto di non far pagare le spese mediche ai feriti del rogo di Capodanno a Crans-Montana. Alcuni deputati ritengono che il Consiglio federale abbia fatto un’eccezione solo per ripulire l’immagine dopo l’incidente in cui hanno perso la vita 41 persone, tra cui sei ragazzi italiani. Ciò che colpisce, a seguito della discussione, sono le dichiarazioni della portavoce del governo svizzero a La Tribune de Genève, secondo cui «non è stata presa alcuna decisione» sul blocco dei pagamenti per le cure mediche. Un’uscita molto strana, proprio perché qualche giorno fa Parmelin aveva assicurato a Giorgia Meloni che «al fine di evitare qualsiasi malinteso, la Svizzera non invierà più copie delle fatture alle famiglie delle vittime». Intanto, tra i parlamentari di Berna cresce anche la paura che la Francia possa richiedere, per le proprie vittime, lo stesso trattamento riservato ai nostri connazionali sulle spese ospedaliere. Per questo motivo, alcuni esponenti hanno presentato delle interpellanze all’Assemblea federale.
«Questa nuova vicenda mi mette a disagio», ha affermato la consigliera nazionale Celine Amaudruz, sottolineando di non essere «l’unica, a giudicare dai numerosi messaggi ricevuti. La gente è indignata, perché si ha l’impressione che la Svizzera si pieghi davanti all’Italia. E che alla fine si chieda ai nostri contribuenti di pagare le fatture altrui». Poi ha aggiunto: «Gli svizzeri si sono mostrati molto solidali di fronte a una catastrofe che ci ha scioccati tutti e spetta ora alla Giustizia stabilire le responsabilità. Ma vedo che il Consiglio federale vuole metterci davanti al fatto compiuto, prima con una legge speciale sull’aiuto alle vittime e ora con un accordo sul rimborso delle fatture. Temo che questi precedenti ci causeranno problemi in futuro».
Crans Montana, Parlamento svizzero in rivolta: c’è vorrebbe farci pagare le fatture ospedaliere
Tra i ferventi contestatori c’è anche il deputato Cyril Aellen, che sin da subito si è affrettato a criticare le misure speciali per le vittime italiane del rogo. Intervistato da Rts, ha sostenuto che la Svizzera sta «cedendo alle sirene italiane» mentre la questione va gestita con il diritto ordinario. Insomma, la compassione non sembra essere il loro forte. Ma c’è dell’altro, perché Aellen ritiene che «in casi come questo, gli italiani devono pagare per i loro cittadini e gli svizzeri per i propri. Mi sembra molto più sano». Gli sfugge che una tragedia non è una cena fuori e che la discussione non è sul conto di una pizza, ma di cure sanitarie fondamentali per salvare vite.
Per lui, il prestigio di un Paese si realizza senza fare trattamenti di favore: «A causa dell’emozione suscitata dal dramma di Crans-Montana, c’è la volontà di trattare le cose in modo specifico. Eppure, le vittime di tragedie sono numerose nel nostro Paese, anche se non si tratta di eventi di tale portata. Dobbiamo loro un trattamento equo».
Ma qualcuno si schiera anche dalla nostra parte, anche se con qualche dubbio…
C’è chi invece preferisce mantenere un profilo diverso sulla questione, ma senza nascondere alcuni dubbi sulle modalità decise dall’esecutivo, come la parlamentare Brigitte Crottaz: «L’Italia è stata uno dei primi Paesi a dire che non avrebbe fatto pagare i feriti accolti sul suo territorio. C’è quindi una logica di reciprocità, oltre a una responsabilità morale della Svizzera in questa catastrofe. Detto ciò, questa decisione pone altre domande. A quanto ammontano i costi? Dove prenderemo i soldi? E cosa faremo con Paesi come la Francia, che hanno avuto vittime nell’incendio e che accolgono pazienti svizzeri da loro?». In seguito, ha parlato della normativa speciale per le vittime di Crans-Montana, che riceveranno 50mila franchi: «Il fatto che le vittime di Kerzers non abbiano avuto diritto allo stesso indennizzo è la prova che nella nostra legislazione mancano misure adeguate per le catastrofi di vasta portata».
Il deputato Benjamin Roduit ha espresso a sua volta alcune perplessità sul modo in cui sono state trattate le vittime del rogo: «C’è stata una fretta incomprensibile: che l’Ospedale del Vallese invii le copie delle fatture in Italia senza consultazioni è una goffaggine monumentale». Poi ha sottolineato che «quando accade un tale dramma, non si possono seguire le procedure abituali e fare calcoli da droghiere. Di fronte a una tragedia che ci ha travolti tutti, e durante la quale c’è stata solidarietà internazionale, bisogna trovare un accordo globale tra tutti i Paesi che hanno aiutato, anche a costo di uscire dai sentieri battuti. In questo senso, trovo normale che Guy Parmelin cerchi di calmare le acque e trovare una soluzione».
Una questione di giustizia?
C’è anche chi, come il deputato Raphael Maiam, ritiene che sia giusto bloccare l’invio delle fatture mediche: «È una decisione che il Consiglio federale e i ministri cantonali della sanità avevano preso molto rapidamente dopo il dramma». Poi ha rammentato che nessuno degli istituti coinvolti ha problemi di liquidità e che la soluzione su «chi dovrà pagare cosa» arriverà nel lungo termine. «Deve essere negoziata durante la tavola rotonda, la piattaforma istituita dalla Confederazione nella Lex Crans-Montana per riunire tutti gli attori del dossier – ha concluso -. L’importante sarà che ciascuno sia trattato nel rispetto dell’uguaglianza di trattamento. Non si può tollerare che vi siano trattamenti diversi a seconda delle nazionalità». Per lui questa è l’unica possibilità per avere una «soluzione robusta».
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