Tre mesi dopo la morte
Bea, morta a 2 anni a Bordighera, arrestato il compagno della madre. Su WhatsApp le prove di “maltrattamenti atroci”
La piccola Beatrice sarebbe morta dopo alcune ore di agonia, mentre chi avrebbe dovuto proteggerla avrebbe tentato di nascondere la verità. È la drammatica ricostruzione che emerge dall’inchiesta della Procura di Imperia sulla morte della bambina di appena due anni trovata senza vita il 9 febbraio scorso nella casa di famiglia a Montenero, località poco distante da Bordighera.
All’alba di sabato i Carabinieri hanno arrestato Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno della madre della bambina, Emanuela Aiello. Per entrambi l’accusa è di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. La donna era già detenuta dal febbraio scorso nell’ambito della stessa vicenda.
Manuel Iannuzzi, 42 anni, arrestato: incastrato dalle immagini su WhatsAppp
Secondo gli inquirenti, coordinati dal procuratore Alberto Lari e dal pubblico ministero Veronica Meglio, Bea sarebbe stata violentemente percossa la sera precedente al decesso nell’abitazione di Iannuzzi a Perinaldo. L’esame autoptico eseguito dal professor Francesco Ventura avrebbe collocato la morte diverse ore prima della chiamata ai soccorsi effettuata dalla madre la mattina del 9 febbraio. A causare il decesso sarebbe stato un grave trauma cranico provocato da un oggetto contundente.
La drammatica testimonianza delle sorelline: così hanno fatto morire Bea…
Determinanti per la svolta investigativa sono state le testimonianze delle due sorelline di Beatrice, di 9 e 7 anni, ascoltate in modalità protetta. Le bambine avrebbero raccontato di aver implorato più volte la madre e il compagno di chiamare il 112 per salvare la sorellina. Secondo la ricostruzione accusatoria, i due avrebbero invece tentato di soccorrerla senza allertare i sanitari, temendo di dover spiegare le condizioni in cui versava la piccola.
Le indagini hanno inoltre smontato la versione inizialmente fornita dalla madre. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, le testimonianze raccolte e gli accertamenti scientifici hanno permesso di ricostruire una sequenza diversa dei fatti. Fondamentali anche le analisi del RIS di Parma, che hanno individuato tracce di sangue sia sull’auto utilizzata dalla donna sia nell’abitazione del compagno.
Foto della bimba col volto tumefatto e un video agghiacciante
Ma è il contenuto del cellulare sequestrato a Iannuzzi ad aver sconvolto gli investigatori. Tra i file rinvenuti vi sarebbero fotografie della bambina con il volto tumefatto dopo presunti pestaggi e persino un video in cui Bea sarebbe costretta a fumare una sigaretta mentre gli adulti ridono e la piccola scoppia in lacrime.
Gli investigatori parlano di maltrattamenti continui e di un contesto di violenze ripetute. Le dichiarazioni delle due sorelline, ritenute attendibili e coerenti con gli altri elementi raccolti, avrebbero fornito ulteriori dettagli sulle presunte sevizie subite dalla bambina nei mesi precedenti alla sua morte.
Una vicenda che continua a scuotere l’opinione pubblica e che ora entra in una nuova fase giudiziaria, mentre gli inquirenti cercano di chiarire ogni responsabilità nella tragica fine della piccola Bea.
La versione della mamma: Bea è caduta dalle scale
La bambina era stata trovata morta nella casa della madre la mattina del 9 febbraio dai soccorritori chiamati dalla donna che sosteneva che la piccola aveva difficoltà a respirare. Gli operatori del 118 avevano però notato alcuni lividi e macchie sul corpicino,