Associazione o partito?
Anpi, ecco quanto incassa: oltre 1,3 milioni tra contributi pubblici, 5×1000 e tesseramento
Il giornalista Biloslavo, in una inchiesta per il Giornale, spulcia i bilanci dell'Associazione di combattenti. A 80 anni dalla nascita della Repubblica i veri partigiani in vita sono 351. Tra i finanziatori pubblici più attivi l'Emilia Romagna e la Toscana
Nelle manifestazioni per il 25 aprile l’Anpi si è contraddistinta per il tentativo di escludere dalle piazze, in particolare quella di Milano, anche gli esponenti della brigata ebraica. Episodi di violenza verbale e non solo hanno scandito le tappe di una mobilitazione sempre meno inclusiva e più ad excludendum”. Ma quanti sono, e quanto costano agli italiani, gli iscritti dell’associazione nazionale partigiani lo ha svelato in un’inchiesta per il Giornale Fausto Biloslavo, analizzando l’ultimo bilancio disponibile pubblicato nel 2025 (ma relativo all’anno 2024). Dal documento risulta che nell’anno l’Anpi ha incassato oltre 1milione e 300 mila euro e che tra i suoi ‘foraggiatori’ ci sono il Ministero della Difesa, le Regioni e anche il contributo del 5×1000 versato dai cittadini con la dichiarazione dei redditi. Poi ci sarebbe anche il tesseramento, che alla fine 2024 ha toccato quota 160.404 iscritti, ma a 80 anni dalla nascita della Repubblica italiana i veri partigiani in vita sono 351.
Tesseramento voce principale. Lasciti testamentari
Il tesseramento tuttavia rappresenta la voce principale di finanziamento: nel 2024 la somma ricavata è stata di 596.368 euro nel 2024. La seconda voce di entrata sono i proventi del 5 x1000 su scelta volontaria del contribuente (224.931 euro). A queste somme si aggiungono 122.978 euro di lascito testamentario di un partigiano e oltre 41mila euro di donazioni private.
Contributo della Difesa sotto i 100mila euro
Al numero di iscritti sono invece legati i contributi erogati dal Ministero della Difesa che ne ha versati due diversi nel 2023 e 2024, rispettivamente di 95.500 e di 92.448 euro. L’ultimo erogato il 4 agosto 2025 è «finalizzato alla realizzazione di progetti approvati dai competenti organi del ministero e sottoposti anche alle Commissioni Difesa».
Al primo punto il «25 aprile 2025», che già aveva registrato intemperanze, «celebrazioni della 80ma festa nazionale della Liberazione».
Festa della liberazione che si articola in mobilitazioni sempre più intolleranti nelle piazze ma anche in convegni di sinistra contro il governo, sulla giustizia con esponenti di spicco del Pd e noti giudici pro migranti, contro il premierato e l’autonomia differenziata, dando addosso al governo, sempre con il paravento della Costituzione. E anche ‘comizietti’ fatti da pseudo intellettuali che cercano lo scontro con l’Esecutivo per provare ad avere un minimo di visibilità e vendere qualche copia in più del loro ultimo libro destinato agli amici del “circoletto intelligente”.
Uno scempio visto nelle piazze e duramente criticato anche dal Ministro Guido Crosetto.
Finanziamenti fanno comodo: aprono agli antifascisti
Visto l’esiguo numero di coinvolti e poiché i finanziamenti fanno comodo «Nel 2006, per non disperdere il patrimonio di valori ereditati dalla resistenza – si legge sul sito – l’associazione apre le iscrizioni anche agli antifascisti».
Fvg tra i finanziatori. Ma Toscana ed E. Romagna si contendono lo scettro
Tra gli altri contributi pubblici spicca quello della Regione Friuli-Venezia Giulia, guidata dalla Lega. I versamenti nel 2025 per l’Anpi regionali sono stati 119.268,96 euro ed in cinque anni il totale degli stanziamenti supera il mezzo milione di euro.
Ma la regina dei finanziatori pubblici non poteva che essere lei, l’Emilia Romagna, che solo per gli 80 anni dalla liberazione ha finanziato 59 progetti per un valore complessivo di 400mila euro. Segue la Toscana con i suoi 300mila, che tuttavia per non cedere il primato alla concorrente confinante, nell’ultima legge di bilancio nazionale ha approvato un fondo speciale di 700mila euro.
Anpi, priorità delle amministrazioni rosse più della sicurezza e del decoro
Poi i finanziamenti a pioggia da 8mila in su che arrivano dalle amministrazioni locali: nonostante le difficoltà dei bilanci e talvolta i disagi per quanto riguarda la sicurezza, il decoro e trasporto pubblico, non si può non considerare prioritario dare soldi pubblici all’Anpi per le iniziative territoriali. Come quella del 14 novembre scorso, a Roma: un convegno in vista del referendum dal titolo «Separazione delle carriere e legge sicurezza: è questa la giustizia della Costituzione?» per il quale l’Associazione partigiani ha pagato l’affitto della sala, 2.501 euro e il servizio catering, 1.386 euro. I relatori erano ovviamente tutti schierati a senso unico: Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Pd, Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica, Gianluca Schiavon del Partito della Rifondazione Comunista.
Stesso schema per l’altra attività di Anpi a Paestum: la conferenza «per lottare (…) contro il progetto governativo di un nuovo Frankenstein istituzionale, rimpinzato di autonomia differenziata e premierato».
Consulenze e personale e sito: le spese da fronteggiare
Ma non solo eventi: tra i costi che l’Anpi deve affrontare ci sono anche le consulenze da 65.224 euro e il personale dipendente da 153.257 euro e il portale «Noi Partigiani» 22.430 euro. Poi i gadget: bandiere, fazzoletti, distintivi e stampa di volumi sono costati 56.261 euro mentre la consistente voce «Servizi», 538.480 euro, si riferisce «alle spese finalizzate al perseguimento delle finalità statutarie dell’Associazione con tutte le manifestazioni e i convegni organizzati».
Anpi: un partito che beneficia del finanziamento pubblico?
Insomma un partito in piena regola, che tra i suoi beni può contare anche su «terreni e fabbricati» e immobili di proprietà, per un valore catastale (notoriamente inferiore a quello di mercato) di 1.530.897 euro. Tuttavia tra l’Anpi e i partiti tradizionali una differenza c’è: per loro il finanziamento pubblico è stato abolito diversi anni fa…
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