Paura a Reggio Emilia
“Allah Akbar, cristiani di me**a, vi ammazzo tutti”: immigrato semina panico e violenza: testa al muro e mani al collo a 2 carabinieri, feriti
Da Modena a Reggio Emilia, passando per la stazione ferroviaria di Winterthur, nel cantone di Zurigo – dove un cittadino svizzero di 31 anni ha accoltellato tre persone al grido di “Allah Akbar”, prima di essere bloccato e arrestato – il florilegio della mancata integrazione – con esiti diversamente tragici – continua a dimostrare sul campo i suoi nefasti effetti.
Reggio Emilia, al grido di “Allah Akbar” marocchino su di giri si scaglia contro i carabinieri
Sì, perché è sotto gli occhi di tutto, e la cronaca lo rilancia a chiare lettere ormai quotidianamente, che dalla Svizzera alle floride province rosse della roccaforte emiliano-romagnola (in questo caso), il filo dell’odio culturale e del totale legato al fallimento del modello di accoglienza coatta, continua a scorrere, lasciando dietro di sé una scia di violenza inaccettabile.
Le grida della madre, l’arrivo dei militari, l’aggressione ai militari
Un campionario, quella della brutalità d’importazione che nasce dalla virulenza identitaria e fermenta nella mancata assimilazione e inclusione che ieri – dopo le tante vicende denunciate da Milano in giù, ovunque nel Belpaese – ha dimostrato di aver trovato ancora una volta terreno fertile in provincia di Reggio Emilia, dove i carabinieri hanno dovuto fare i conti con la furia di un cittadino marocchino di 40 anni, senza fissa dimora, e tossicodipendente. E allora, allertati dai vicini per le urla disumane provenienti dall’appartamento dell’anziana madre dell’uomo, i militari giunti sul posto sono stati accolti come da protocollo violento.
Un militare afferrato per il collo, un altro preso e sbattuto con la testa al muro
«Cristiani di merda», «Allah Akbar», «Vi ammazzo tutti», sono state le grida dell’immigrato. E con tanto di minaccia di far esplodere la caserma annessa e connessa. Non solo. Perché dalle parole l’uomo è passato rapidamente ai fatti, aggredendo fisicamente i carabinieri: uno è stato attaccato alla gola. Mentre un altro ha subìto un trauma dopo che l’aggressore gli ha sbattuto la testa contro il muro. Entrambi i militari hanno riportato lesioni con prognosi di 5 giorni.
Paura a Reggio Emilia, l’immigrato marocchino semina il panico, il difensore chiede la perizia psichiatrica
Intanto, alla fine del duro confronto-scontro, le forze dell’ordine hanno arrestato l’aggressore, poi processato per direttissima. Il giudice ha convalidato la custodia in carcere. Ma la difesa ha già giocato l’immancabile carta della perizia psichiatrica per accertare l’incapacità di intendere e di volere. Il giudice ha accolto la richiesta: l’esito della perizia sarà decisivo per concedere o meno il rito abbreviato.
Altro che retorica buonista su accoglienza e integrazione…
Un cliché procedurale che rischia di derubricare l’ennesima aggressione ideologica e violenta a mero caso di disagio. In linea con la narrazione “sinistra” e buonista, con la retorica dell’accoglienza che torna a scontrarsi – e a muso duro – con la realtà, a spese delle nostre forze dell’ordine, con sullo sfondo il dramma del fenomeno degli stranieri con problemi psichici o di tossicodipendenza che vivono situazioni di marginalità.
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