Chiedimi chi era
Alfredo Oriani tra Mussolini e Gramsci: l’intellettuale dimenticato che segnò il pensiero del Novecento
L'autore di "La Rivolta Ideale" è stato punto di riferimento trasversale nell'elaborazione del pensiero politico del secolo scorso: a lungo consegnato all'oblio fu poi riscoperto da Spadolini negli anni '70
Amato da Mussolini, studiato da Gramsci, riscoperto da Spadolini: Alfredo Oriani ha attraversato e segnato la storia del pensiero del Novecento. A lui è dedicato il secondo ritratto di “Chiedimi chi era”, il racconto di chi ha fatto della penna la sua arma. Oriani «elaborò una concezione etica dello Stato e della storia, ispirata al nazionalismo», sono le parole della Treccani da cui si può partire per tracciarne la parabola.
Chiedimi chi era Alfredo Oriani
Continuità ideale. Infinite strade tracciano un percorso che vuole gli uomini e le donne ancorati a un pensiero che vorrebbe essere progressivo. Un’evoluzione che crea un tracciato intriso di linearità. Ma quanti possono, poi, fregiarsi di questo? Andiamo a Faenza, città natale di Alfredo Oriani, precisamente in Corso Matteotti al civico 3. Siamo davanti al Palazzo degli Uffici Governativi. Alziamo gli occhi. La lapide che attraversa il nostro sguardo è in marmo e con lettere in bronzo che mostrano il proprio rilievo. Una figura femminile, adornata da fasci littori, si staglia sopra la scritta che venne inaugurata l’8 dicembre 1940 alla presenza di Rachele Mussolini.
L’omaggio della sua Faenza all’autore di “La Rivolta Ideale”
«Salire a tutte le bellezze, credere a tutte le virtù, consentire tutti i sacrifici, offrendosi intero alla vita e accettando la morte come un premio: ecco la Rivolta Ideale. Accendete dunque tutte le fiaccole, perché la marcia è già comunicata nella notte, e non teme il fumo: l’alba è vicina. Il suo rossore somiglierà forse a quello del sangue, ma è sorriso di porpora che balena dal mondo del sole». Le parole dal testo principe dell’autore emiliano, ovvero La Rivolta Ideale. Basta girare ancora e Faenza ci regala, in Largo Toki, una statua dedicata a Oriani realizzata dal suo concittadino lo scultore Domenico Rambelli. Ma torniamo allo scritto.
L’opera omnia curata da Mussolini
Perché siamo qui, adesso, davanti a un uomo nato nel 1852 e morto nel 1909? Perché Alfredo Oriani è le fondamenta del pensiero del Novecento italiano. Tanto da illuminare le rivoluzioni di Benito Mussolini e di Antonio Gramsci. Il Duce identificò lo scrittore come un vero e proprio «anticipatore del Fascismo», nonché «esaltatore delle energie italiane». Essenzialmente un poeta della Patria sulla scia di Dante e di Carducci. Per questo Mussolini, in prima persona, curò l’opera omnia che il Fascismo dedicò all’autore di Rivolta Ideale. Predecessore, senza se e senza ma, della trincerocrazia che dal 1918 plasmò l’Italia del dopo.
L’interesse di Gramsci per il pensiero di Oriani
E Gramsci? Un’attrazione quella del fondatore del Partito comunista italiano che vide Oriani come figura centrale di un percorso che conduceva all’ideologia italiana – di cui a fine degli anni ’80 parlerà anche Marcello Veneziani nel testo La rivoluzione conservatrice in Italia – capace di vedere e creare un nuovo concetto di Stato. Ed eccolo, quindi, indagare tra comunismo e anarchia. Tra individuo e Nazione con la capacità di creare l’abecedario per i rivoluzionari delle generazioni a seguire. Poi c’è il ruolo del Cristianesimo e della Confessione, capace, il primo, di indovinare il dolore più recondito dell’anima.
L’oblio e la riscoperta da parte di Spadolini
Proprio perché il Fascismo ha bagnato le sue ragioni nell’inchiostro di Oriani, l’oblio, dopo il 25 aprile 1945, è diventato cosa certa almeno fino agli anni ’70. Fu Giovanni Spadolini, allora ministro della Cultura, a recuperarlo dal polveroso ventre delle idee anche se nei decenni a seguire arrivò la nuova oscurità. Pensare che nel 1905 Giovanni Papini, sulle pagine di Leonardo, seppure senza conoscere di persona Oriani, pubblicò un capitolo inedito di Rivolta Ideale. Forse fu meglio così, intendiamo per i due di non conoscersi.
«Non avremmo avuto il tempo di limare le punte delle nostre persone scontrose colla consuetudine lunga e familiare dell’intimità», scrisse l’artefice di Un uomo finito e di decine di altri tomi. Sono come passaggi segreti tra sentori e visioni, tra ere e carta, tra passioni e sentire. Il sentire che unisce ben più delle parole. Un nesso di civiltà il disegno fatto dai paragrafi di Oriani che conduce dall’Italia in nuce fino alle porte del ‘900.
La passione di un intellettuale
Visto che siamo al tramonto del Giro d’Italia come non ricordare la passione dell’intellettuale per la bicicletta, che un altro faentino (questa volta ambasciatore dei pedali) ovvero Davide Cassani ha definito «il primo cicloturista della storia». Il 30 luglio del 1897 partì per un viaggio proprio sulle due ruote dall’Emilia alla Toscana andata e ritorno. Mille chilometri. Una bici che pesava oltre 15 chilogrammi con lo scatto fisso che equivale a dover pedalare sempre. Casualità, la prima corsa rosa si svolse proprio nell’anno della sua morte, nel 1909. Scendiamo dal sellino. Una volta un direttore di un quotidiano per il quale collaborava voleva modificargli uno scritto e lui rispose. Per le rime, certo. «Dì a quel signore che mandi indietro l’articolo. Se ci leva una virgola, chissà cosa mi fa dire!». Così ci troviamo nel 2026 ancora a sfogliarlo. Rivolta ideale di un principio ancestrale senza fine.