Una situazione critica
Libano, spari contro un convoglio italiano di Unifil. Meloni: «Israele dovrà chiarire». Tajani convoca l’ambasciatore
Spari israeliani hanno colpito un convoglio italiano di Unifil in Libano, senza causare feriti, ma costringendo i mezzi a rientrare. A darne notizia è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel corso del Question Time alla Camera, dando notizia anche dell’immediata convocazione dell’ambasciatore israeliano. La premier Giorgia Meloni ha espresso «la sua ferma condanna» e avvertito che «Israele dovrà chiarire quanto accaduto».
Spari dell’Idf contro una colonna italiana dell’Unifil
In una nota diffusa da Palazzo Chigi, è stato ricordato che i militari italiani, chiaramente individuabili come tali, sono presenti in Libano sulla base di un mandato ricevuto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e agiscono nell’interesse del mantenimento della pace. «È quindi del tutto inaccettabile – vi si legge ancora – che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite».
Meloni: «Inaccettabile. Gli attacchi israeliani in Libano devo cessare»
Nel comunicato che ha dato conto della presa di posizione di Meloni, in attesa di conoscere gli esiti della convocazione dell’ambasciatore israeliano, viene anche ricordato che «il cessate il fuoco concordato questa notte tra Iran, Stati Uniti ed Israele è un’opportunità da cogliere per porre fine anche alla guerra in Libano» e che «la decisione di Hezbollah di trascinare la Nazione in questo conflitto è stata irresponsabile ma i continui attacchi israeliani in Libano, che hanno già provocato troppi morti e un’inaccettabile numero di sfollati, devono cessare immediatamente». «L’Italia – è la conclusione del comunicato – ribadisce ancora una volta con fermezza la necessità di garantire la sicurezza dei soldati italiani e dell’intero contingente Unifil».
Tajani convoca l’ambasciatore israeliano: «I nostri soldati non si toccano»
Nel corso del Question Time, Tajani ha spiegato che la colonna italiana dell’Unifil è stata bloccata mentre portava elementi a Beirut per il rimpatrio e che «i colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un nostro veicolo». «Per fortuna nessun ferito, ma la colonna è dovuta rientrare», ha riferito ancora il ministro, anticipando la convocazione immediata dell’ambasciatore di Israele in Italia per avere tutte le informazioni del caso e «per ribadire che i soldati italiani in Libano non si toccano, le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i militari italiani».
«Purtroppo la tregua in Libano, che è il fronte regionale sempre più critico, non esiste. Resta da vedere, se come auspichiamo, si possa ricominciare a dialogare, ma mi pare che i segnali che stanno arrivando in queste ore vadano in direzione negativa», ha sottolineato ancora il ministro degli Esteri, ricordando che «l’appello lanciato dal nostro Presidente del Consiglio e da altri leader internazionali non ha avuto risposta positiva per quanto riguarda il Libano».
Crosetto chiede l’intervento delle Nazioni Uniti su Israele
La «più ferma e indignata protesta» per i colpi israeliani contro i soldati italiani di Unifil è stata espressa anche dal ministro della Difesa, Guido Crosetto. «Solo lievi danni ai veicoli, non si registrano feriti, ma fino a quando?», si è chiesto Crosetto su X, avvertendo che «è inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell’esercito israeliano». Il ministro ha quindi sottolineato come mettere in pericolo convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’Onu «non può essere tollerato» e ha chiesto «alle Nazioni Unite di intervenire presso le autorità israeliane con la massima urgenza per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale Unifil, e ribadire con fermezza il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu». «L’Italia – ha concluso – continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di Unifil e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi».
L’impegno dell’Italia per la de-escalation
Tajani, parlando alla Camera, ha ricordato anche l’impegno del governo per la de-escalation e per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Un impegno che si dispiega in tutte le sedi, dal G7 all’Unione Europea fino alle Nazioni Unite, e con tutti i partner della regione. «Lo abbiamo sempre detto: la diplomazia deve essere la strada maestra», ha sottolineato Tajani, ribadendo la linea contenuta anche nella dichiarazione congiunta di Giorgia Meloni e altri nove leader (il francese Macron, il britannico Starmer, il tedesco Merz, il canadese Carney, lo spagnolo Sanchez, la danese Frederiksen, l’olandese Jetten e i vertici Ue von der Leyen e Costa, ndr): «Abbiamo accolto con sollievo le notizie di questa notte, in merito a un cessate il fuoco di due settimane. Speriamo che in questi giorni possa essere raggiunto un accordo».
I segnali positivi per l’economia dopo la tregua Usa-Iran
Sviluppi che, ha sottolineato il ministro, sono «positivi anche per la nostra economia» come si è visto dal calo del prezzo del petrolio, dello spread e dagli aumenti delle Borse. Per quanto riguarda il tema energetico Tajani ha ricordato che «con il Presidente del Consiglio stiamo portando avanti una strategia di diversificazione. In primo luogo delle fonti di approvvigionamento, per rafforzare la nostra sicurezza energetica. Siamo in costante contatto con tutti i principali partner». «Sentirò oggi i colleghi di Algeria, Kuwait ed Egitto», ha anticipato il ministro degli Esteri, che nel corso del Question Time è tornato a usare toni molto duri nei confronti di Israele anche per quanto riguarda la legge sulla pena di morte per i palestinesi condannati per terrorismo, approvata dalla Knesset, il parlamento israeliano.
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