Il web: Hai sbagliato carriera
Silvia Salis fa l’anti-Meloni da Vanity Fair: “Una volta che hai fatto il sindaco, sei pronto a tutto”. Elly stai serena
+ Seguici su Google Discover“Sono madre, cattolica, eterosessuale”. La sfida a Giorgia Meloni di Silvia Salis corre – audite audite – su Vanity Fair. La mediatica sindaca di Genova si è guadagnata la copertina della rivista che pare rappresenti una sorta di imprimatur ufficiale per le donne di sinistra che scalano la politica italiana. La prima cittadina di Genova compare con lo sguardo intenso, completo scuro, camicia celeste, giacca che farebbe gola all’armocromista di Elly Schlein. Anche la segretaria dem – ricordiamolo- il 27 febbraio 2023 rilasciò un’intervista a Vanity Fair che recitava così: “Chi è Elly Schlein, la nuova segretaria del Pd. L’«anti-Meloni» che che ora guiderà la Sinistra”. L’antimelonismo passa per la patinata rivista…Elly – va sottolineato- aveva vinto le primarie, era stata vice di Bonaccini alla Regione Emilia Romagna. Mentre Salis è sindaca di Genova da soli nove mesi, caldeggiata da Matteo Renzi per le primarie del centrosinistra per fare lo sgambetto all’attuale segretaria dem. Da parte di Salis in modalità Renzi, una sorta di Elly, stai serena... Precedentemente Maria Elena Boschi all’epoca ministro per le riforme del governo Renzi – aprile 2014- aveva raccontato alla rivista del desiderio di costruire una famiglia, ma anche di fecondazione assistita, aborto e coppie gay. Il fascino delle donne di sinistra pe le riviste di moda prosegue.
Dai social: “Vuole passare per progressista da un giornale di moda. Ha sbagliato carriera”
Silvia Salis segue questo “cursus honorum” rimasticando slogan e non pronunciando mai le parole “primarie” e “leadership”. Però non ci risparmia frasi lunari. Una volta al potere (già sogna di averlo…) “non sempre potrai fare quello che vuoi – dice Salis -: dovrai trovare continue mediazioni, dovrai mediare tra forze politiche nell’interesse della città. È un equilibrio difficile da trovare. E penso a quello che mi dicevano in tanti: una volta che hai fatto il sindaco, sei pronto a tutto”. Eh no. La considerazione ha mandato su di giri in molti genovesi: “Da genovese sono sinceramente stufi di questa Barbie dei Parioli, che pensa solo alla sua carriera e non fa Nulla per Genova”. “Da italiano non ho mai visto un’operazione di marketing politico tanto virale e ossessiva”, scrive un altro utente su X.
“Parli dei disastri di Genova”
“Vuole passare per progressista da un giornale di moda. Ha sbagliato carriera”, le rinfaccia un altro. “Incredibile, nonostante la pena che sta facendo come sindaco di Genova”. Per non parlare della recente polemica del regalone alla sua consulente per le tematiche Lgbtqia+ del Comune di Genova Ilaria Gibelli. Un super stipendio per commissionare sondaggi offensivi sul centrodestra. Sulla pagina Instagram molta ironia, pochi la considerano credibile: “Imbarazzante”. “E’ nato il culto di Salis”. “Parli dei disastri che a fatto da quando è arrivata al comune di Genova, @vanityfairitalia, dappertutto urina e feci in via Gramsci, spaccio in piena luce del sole su via Pre, e la questione pulizia dei quartieri, che sembra che l’amiu non esista”.
Silvia Salis che scimmiotta Giorgia è l’ultimo gradino della decenza
E poi veniamo allo scimmiottamento della premier che proprio non può permettersi: con scarsa fantasia ricalca quell’ “Io sono Giorgia”, diventato un “must” dal 1919, titolo del fortunato libro della premier. “Sono madre, cattolica, eterosessuale”, afferma la sindaca di Genova, rovesciando il senso della frase che la premier pronunciò in un discorso elencando i suoi principi: “Sono una madre, sono italiana, sono cristiana”. Possibile che Silvia Salis non trovi nulla di più originale che rappresentarsi come una copia rovesciata? Così pensa di farsi una credibilità anti-Giorgia? Siamo al grottesco, ma non è che il resto sia meglio: «Trovatene una più brava di me». La prima cittadina si racconta a «cuore aperto», dalla politica internazionale al dolore per la morte del padre: un’operazione simpatia che non disdegna le parole d’ordine che l’elettorato del campo largo vuole ascoltare: «Netanyahu è anche più cattivo di Trump». Ma la sua intervista non fa breccia.
Un’altra che parla di diritto all’eleganza
Riconosce il valore della premier: “È una politica determinata, con posizioni molto distanti da me. Ma resta una donna che ha fatto un grande percorso politico”. Dà una carezza al suo principale sponsor, Matteo Renzi: “È stato un presidente giovane e progressista”. Poi un’affermazione che ci ricorda qualcosa circa la sue scarpe costosissime che hanno fatto il giro del web. “Allora, premesso che non c’è niente di male nel comprarsi, con le proprie risorse, quello che più ci piace; i tengo a dire che quella è una foto di quattro anni fa scattata nel mio ufficio del Comitato Olimpico e spacciata per recente”. Anche Soumahoro parlava così a proposito del lusso sfoggiato da sua moglie. Davvero pensa che basti il diritto all’eleganza per accreditarsi come anti-Meloni?
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