Intervista esclusiva
“Nuovo decreto sicurezza: stretta su violenza giovanile e degrado urbano”. Parla Ferro
La Sottosegretaria all'Interno parla al Secolo e ribadisce che "sicurezza non è solo una priorità: è il fondamento dell’azione del Governo dal primo giorno"
+ Seguici su Google DiscoverPer il Governo Meloni il “nuovo decreto sicurezza” costituisce un altro tassello per contrastare degrado, illegalità e criminalità, compresa quella giovanile. Il Secolo d’Italia ne ha parlato con la Sottosegretaria all’Interno, Wanda Ferro, che in una intervista esclusiva racconta i pilastri del provvedimento e l’importanza che il tema sicurezza continua a rivestire per Palazzo Chigi.
Sottosegretaria Ferro, dopo quasi 4 anni a Palazzo Chigi, la sicurezza è ancora una priorità per l’Esecutivo Meloni?
La sicurezza non è solo una priorità: è il fondamento dell’azione di questo Governo sin dal primo giorno. Lo abbiamo dimostrato con atti concreti: dal contrasto alla criminalità organizzata, con la difesa dell’ergastolo ostativo e del carcere duro per i mafiosi, alla lotta ai rave illegali, fino agli interventi contro le occupazioni abusive e i centri sociali violenti. Ma soprattutto con un lavoro quotidiano che ha rimesso al centro la presenza dello Stato.
Un lavoro che secondo lei sta pagando in termini di obiettivi?
I risultati sono evidenti: reati in calo, oltre 42mila nuove assunzioni nelle forze dell’ordine, turnover finalmente garantito al 100%, e altre 27mila unità previste entro la fine della legislatura. Abbiamo investito su mezzi, strumenti e contratti, rafforzando concretamente la sicurezza sul territorio.
Ora il nuovo decreto sicurezza.
Il provvedimento si inserisce in questo percorso. Risponde a una domanda crescente che arriva dai cittadini e che per troppo tempo è stata sottovalutata. La sinistra fino ad oggi ne ha fatto un problema di percezione, ma stiamo parlando di fenomeni concreti che incidono tantissimo sulla vita quotidiana dei cittadini: violenza giovanile, degrado nelle aree urbane, aggressioni, criminalità diffusa. Il Governo ha scelto di affrontare questi problemi mettendo insieme prevenzione, controllo e presenza dello Stato.
Da cosa si è partiti?
Innanzitutto affrontando il problema della violenza giovanile, con misure concrete come il divieto di vendita di coltelli ai minori e pene più severe per chi li porta senza giustificazione. Poi c’è il tema delle manifestazioni: il diritto a protestare non si discute, ma non può diventare un alibi per devastazioni e violenze. In questo senso il fermo preventivo si è rivelato uno strumento utile, come dimostra il caso dei 91 soggetti fermati a Roma prima di una manifestazione non autorizzata. Un altro pilastro è la sicurezza urbana: zone rosse a vigilanza rafforzata, più strumenti contro borseggiatori e spacciatori, arresto in flagranza differita. Infine, rafforziamo le tutele per chi rappresenta lo Stato. Introduciamo un principio di buon senso: stop all’automatismo che porta all’iscrizione nel registro degli indagati anche quando è evidente la legittima difesa.
Parte della sinistra ha parlato di limitazione delle libertà…
Difendiamo le libertà vere, quelle dei cittadini perbene. Perché la libertà non è quella di devastare le città durante una manifestazione: è quella dei cittadini comuni di poter vivere senza paura, usare i mezzi pubblici, mandare i figli a scuola senza timore.
La norma parla anche di rimpatri volontari assistiti. Sul compenso ai legali si è accesa una polemica. Giorgia Meloni l’ha rivendicata. È d’accordo con la premier?
È una norma di assoluto buonsenso, e francamente stupisce la polemica che si è voluta costruire. Oggi lo Stato paga l’avvocato quando un migrante fa ricorso contro un’espulsione, attraverso il gratuito patrocinio, e nessuno lo mette in discussione. Allora la domanda è: perché non dovremmo riconoscere il lavoro di chi assiste un migrante quando sceglie volontariamente di tornare nel proprio Paese? Non è un premio, sono somme modeste, e non incentivano nulla. Altrimenti, con lo stesso ragionamento, dovremmo dire che anche il gratuito patrocinio incentiva i ricorsi contro i decreti di espulsione.
Sul tema è intervenuto il Colle
Rispettiamo i rilievi tecnici del Quirinale e le osservazioni dell’avvocatura e interverremo con una norma ad hoc per correggere gli aspetti tecnici. Voglio però ricordare che il rimpatrio volontario assistito esiste da oltre dieci anni, e assolve anche ad una funzione etica perché consente al migrante che ne faccia richiesta di essere assistito per poter far rientro, in sicurezza e con la copertura dei costi del viaggio, nel suo Paese di origine con la garanzia di un supporto economico e sostenuto da misure per il reinserimento sociale e lavorativo.
La posizione del Governo è il linea o in contrasto con l’Ue?
La stessa Commissione europea ha incoraggiato e sostenuto in modo crescente i rimpatri volontari, perché rappresentano una modalità più umana, più efficace, più dignitosa rispetto alle espulsioni forzate che si effettuano attraverso il trattenimento nei CPR. E allora la domanda è: la sinistra è contraria anche ai rimpatri volontari assistiti? Perché, a questo punto, sembra di sì.
Tornando all’azione dell’Esecutivo, quale provvedimento Wanda Ferro vorrebbe vedere approvato entro la fine del mandato?
Il lavoro fatto finora è importante, ma dobbiamo continuare a rafforzare il controllo dei flussi migratori e i rimpatri. Il protocollo Italia-Albania va in questa direzione: oggi i centri funzionano e rappresentano uno strumento concreto per gestire i soggetti più pericolosi e accelerare le procedure di rimpatrio. Ma il passaggio decisivo sarà l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, dal giugno 2026. È una svolta strutturale che introduce procedure più rapide, controlli più efficaci alle frontiere e strumenti per ridurre gli ingressi irregolari.
Quello che ha sempre proposto Giorgia Meloni anche dall’opposizione…
Esatto: siamo di fronte a un cambio di paradigma coerente con la linea che l’Italia ha sostenuto in questi anni. La piena attuazione del Patto, insieme al rafforzamento di Frontex per la difesa delle frontiere europee e allo sviluppo di strumenti europei per i rimpatri, i nuovi regolamenti europei e la creazione degli hub europei di rimpatrio, possono rappresentare un punto di svolta: contrastare l’immigrazione irregolare, colpire i trafficanti e, allo stesso tempo, favorire flussi di immigrazione legale e sicura, per garantire maggiore sicurezza nelle nostre città e una effettiva integrazione dei migranti, che non si realizza con i buoni sentimenti ma attraverso la dignità del lavoro.
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