Slitta l'incontro Trump-Xi
L’aiutino cinese dietro gli attacchi dei pasdaran alle basi Usa: un satellite di Pechino per spiare e colpire in Medioriente
+ Seguici su Google DiscoverCi sarebbe l’aiutino cinese negli attacchi iraniani alle basi Usa in Medioriente. La notizia-bomba arriva dal Financial Times che riporta la notizia di una rete satellitare di spionaggio made in Pechino. Che ha permesso attacchi mirati da parte dei pasdaran della Rivoluzione. Il quotidiano londinese è in possesso di documenti militari iraniani dai quali emerge l’uso di un satellite cinese per spiare e colpire le basi americane. Alla fine del 2024 il regime iraniano ha acquistato il dispositivo Tee-01B, lanciato nello spazio dalla società cinese Earth Eye Co. Che ha potenziato le capacità di intelligence dei Pasdaran. Uno strumento in grado di fornire immagini ad alta risoluzione, superiori a quelle del satellite iraniano Noor-3 già in dotazione. L’ambasciata cinese a Washington, contattata dal quotidiano britannico, ha smentito seccamente la notizia. “Ci opponiamo con forza al fatto che parti coinvolte diffondano disinformazione, bastata su congetture e insinuazioni, contro la Cina”.
L’aiuto della Cina all’Iran per colpire le basi Usa
Oltre al satellite, l’Iran – stando al Financial Times – avrebbe avuto accesso alle stazioni terrestri commerciali di Emposat. Un fornitore di servizi di controllo e dati satellitari con sede a Pechino. Un sistema integrato che ha permesso agli 007 di Teheran di monitorare costantemente la posizione dei mezzi Usa. E i cambiamenti nell’assetto difensivo. Immagini satellitari e analisi orbitali in possesso dei militari iraniani che hanno poi incaricato il satellite di monitorare siti militari statunitensi chiave. Le immagini sono state scattate a marzo, prima e dopo gli attacchi con droni e missili su quelle località. Tra i siti spiati la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita, fotografata tra il 13 e il 15 marzo prima di uno strike missilistico. Nel mirino anche la base Muwaffaq Salti in Giordania, Camp Lemonnier a Gibuti, l’aeroporto di Duqm in Oman, le strutture della Quinta Flotta americana in Bahrein e obiettivi nel Kurdistan iracheno. Parte di questi siti sono stati poi colpiti con droni kamikaze o missili.
Come funzionava la rete di spionaggio satellitare cinese
L’assistenza spaziale cinese si inserisce in un quadro ampio di cooperazione militare e tecnologica. La Cina comunista ha venduto all’Iran degli ayatollah sistemi di difesa antiaerea e per le comunicazioni. E ha supportato insieme alla Corea del Nord lo sviluppo di missili a lungo raggio. Nei mesi scorsi sono circolate indiscrezioni sull’invio di materiali per la produzione di combustibile missilistico. Secondo fonti citate dal Corriere della Sera, Teheran avrebbe inoltre chiesto a Pechino supporto nel campo del controspionaggio, ottenendo agenti dell’Ufficio Nove dei servizi cinesi, considerati tra i più esperti nel settore.
Slitta l’incontro Trump-Xi Jinping
La rivelazione si inquadra in un clima di tensione tra la Casa Bianca e Pechino. Donald Trump ha fatto slittare a maggio l’atteso incontro in Cina con Xi Jinping. Il tycoon dice a Fox di aver “sentito che la Cina sta fornendo armi all’Iran”, di aver chiesto al leader cinese “di non farlo”. Gli osservatori ragionano su cosa potrebbe “compromettere il vertice”, già rinviato una volta. La Cina da parte sua non sembra intenzionata all’immobilismo, visto che, come ricorda lo stesso Ft, entro il 2025-2026 ha in animo di disporre di oltre 500 satelliti con capacità di intelligence e sorveglianza.
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